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Liquid Liquid – Slip In And Out Of Phenomenon (Domino / Self, 19 maggio 2008)

di Giancarlo Turra

Se è vero (ma chissà…) che “gli ultimi saranno i primi”, non sussistono dubbi sul fatto che nella storia del rock raramente i primi a fare qualcosa siano anche quelli che ne traggono soddisfazioni economiche. Vale a mo’ d’esempio la storia breve e dal triste finale dei Liquid Liquid, formatisi nella New York ribollente dei primi anni ’80 e dediti a un funk-dub candeggiato e tribale in un mix equamente devoto ai Geni da loro eletti a modelli: Can, Fela Kuti, Augustus Pablo e il James Brown più minimale.

Un trio, i Liquidi, dalla line-up poco convenzionale anche per un’epoca e una scena che di tutto fecero tranne essere banali: Richard McGuire suonava il basso, Scott Hartley e Dennis Young sedevano a tamburi e percussioni mentre Sal Principato si occupava del canto. Notata l’assenza della chitarra, vi sarà facile comprendere perché Sasha Frere-Jones degli Ui (trio posto rock con due bassi più batteria…) sia loro fan e tanto abbia fatto per caldeggiare la ristampa dei loro introvabili e.p. originali. Dall’edizione su cd pubblicata da Mo’ Wax un decennio fa prende le mosse anche questo più corposo assemblaggio su Domino, che aggiunge un congruo numero di tracce dal vivo, registrate non benissimo ma che restituiscono una considerevole fetta della potenza che la formazione aveva sul palco.

Ce la caviamo alla svelta per riferire delle loro vicende: divenuti nome chiacchierato del CBGB’s, sono messi sotto contratto dalla intraprendente 99 Records (ESG e Bush Tetras: cerchio chiuso) e pubblicano un primo 12” di cinque brani splendidamente devoto alla percussività africana come ai P.i.l. (via Ege Bamyasi, ovviamente…), a un’agitazione ritmica subdola però inflessibile e commistioni ardite (Rubbermiro conduce la melodica di Principato a spasso per un’Arabia jazzy). Squisitezza raddoppiata nel volgere di qualche mese dall’altro e.p. Successive Reflexes, in cui la mistura sciorina venature go-go, algidi passi wave e una Lock Groove in versione electro ma anche jazzata.

Accade a questo punto l’imponderabile, il finale amarognolo di cui sopra: raggiunta una posizione di prestigio nella scena dei loft newyorchesi, i Nostri vanno in tour nel vecchio continente dietro ai Talking Heads e pubblicano un ultimo mini, il capolavoro Optimo. Lì è contenuta - tra altre meraviglie né bianche né nere muscolari eppure raffinatissime (electro wave? Etnofunkadelia? Fate voi…) - la memorabile Cavern che, suonata una serata da Africa Bambaataa al Roxy su imbeccata di Jellybean Benitez, esalta Grandmaster Flash e Melle Mel al punto di appropriarsene. Da allora è nota ai più come White Lines, grossomodo la Johnny B. Goode dell’hip-hop quanto a rilevanza storica. La 99 Records perderà nel 1985 la causa intentata contro la Sugarhill e dell’innovativo quartetto non si avranno più notizie. Ironia amara, dei visi pallidi innamorati della black finirono per deviarne il corso senza ricavarne nulla. Faccenda sentita mille e una volta benché a rovescio, motivo in più per far vostra quest’ora di musica avanguardistica ed esaltante.

(8.0/10)

 

  1. Groupmegroup
  2. New Walk
  3. Lub Dupe
  4. Bellhead
  5. Rubbermiro
  6. Spearbox
  7. Lock Groove (in)
  8. Lock Groove (out)
  9. Push
  10. Zero Leg
  11. Eyes Sharp
  12. Where’s Al
  13. Optimo
  14. Cavern
  15. Scraper
  16. Out
  17. Sank Into The Chair
  18. Outer
  19. Groupmegroup (live)
  20. Sank Into The Chair (live)
  21. Elephant Walk (live)
  22. Setmeonmyown (live)
  23. Not Again (live)