Il debutto del 2008 si rivelerà forse come l’ennesimo momento topico nella vita degli Specials: la pubblicazione di un greatest hits corredato da dvd e l’annuncio della reunion in programma per il prossimo autunno, ripuntano i fari su un gruppo fin troppo grossolanamente limitato alle sue caratteristiche spassose e divertenti, ignorandone una faccia scura, impegnata e sofferta.
"Il punk stava morendo, i Sex Pistols si erano divisi, le classifiche erano piene di band punk di seconda lega e la gente cercava qualcosa di nuovo… Noi ci trovammo nel posto giusto al momento giusto." (Horace Gentlemen)
E’ il 21 giugno del 1981 quando viene pubblicato Ghost Town e non ci sarebbe potuto essere miglior canto del cigno. La vita degli Specials si sta macchiando, da qualche tempo, di una continua lotta intestina. Liti interne tra i componenti, incidenti a sfondo razziale con vittime membri della band e parte di sanità mentale che si sta a poco a poco sfaldando a causa di droghe e alcool. I primi mesi del 1981 sono segnati dalla disillusione, dal disinnamoramento verso il mondo che li ha accolti, un po’ come sta accadendo a Coventry: loro città natale, tana, covo e successiva “fossa”. La motor-city inglese boccheggia succube di disoccupazione ed un crescente malcontento.

Il proletariato ansima vittima di una povertà dilagante agevolata da decisioni impopolari e infruttuose della Thatcher; terreno fertile per estremismi d’ogni sorta e per nemici facili. Le comunità nere di mezza Inghilterra vengono prese di mira, prima dall’NF (National Front: partito estremista di destra) e poi dalle stesse forze dell’ordine. A Brixton, nei primi mesi dell’81, s’infiammano così le prime rivolte. Disordini, tumulti sfocianti in risse, scontri tra popolazione nera e polizia a cui seguono centinaia tra feriti e arresti. Il clima peggiora, la protesta s’allarga di città in città. Fino ad arrivare a Coventry, dove viene ucciso un ragazzo pachistano. Gli Specials, da sempre esempio d’idilliaca commistione etnica, decidono di lanciare un messaggio forte, presentando il loro nuovo lavoro con un concerto pubblico. Il tentativo di una riappacificazione razziale, è notevole, ma non dà frutti. Solo qualche settimana dopo, il 10 luglio, una seconda ondata di tumulti si scatena nuovamente da Brixton e via via sommerge tutta la Gran Bretagna. Il giorno seguente, Ghost Town, balza al primo posto della classifica inglese.
“Galleggiò sulla marea di ciò che stava accadendo nelle società. Se si pensa a canzoni che sono espressamente politiche come Shipbuilding di Robert Wyatt, i suoi contenuti l’hanno costretta a stare a distanza dalle classifiche ma è sufficiente dire che Ghost Town s’insinuò in loro solo perchè non era apertamente schierata? Cos’era espresso in quella canzone? Non accadeva nulla, tutto si scioglieva nella padella, è la classica idea punk nichilista del no future. Poteva essere l’unica canzone punk al numero uno”. (Billy Bragg) Durante la successiva apparizione a Top of the Pops, Neville Staples, Terry Hall e Lynval Golding annunciano la loro uscita di scena, l’abbandono del gruppo. E’ il fine corsa degli Specials (almeno per come si conoscevano), è il riconoscere d’essere “su pianeti differenti”.
I contrasti si sono fatti insostenibili, il successo non è in grado di funzionare da collante: come l’Inghilterra si sta sfaldando, il collettivo perde pezzi non riuscendo più a rappresentare un intento comune. Qualcosa è stato sepolto, ma accanto altro riparte, un canto del cigno incastonato alla perfezione nel momento storico. “Il 1981 rappresentò l’apice. Ci fu la fine del punk, ma allo stesso tempo coincise con l’inizio di una politica più impegnata in risposta al Thatcherismo. Ghost Town non fu solo la fine di tutto, ma il principio di qualcosa di differente.” (Billy Bragg)
Il tutto…lo ska revival, il 2 tone, gli Specials…comincia a fine anni ’70, quasi parallelo al punk. Non è certamente un caso se gli Specials si formino nel 1977 e non è un caso che il debutto della loro popolarità coincida con l’apparizione in apertura ad un concerto dei Clash. Jerry Dammers, Lynval Golding, e Horace Gentleman, nucleo fondante, si conoscono qualche anno prima, facendo tutti parte della stessa scena: quella soul, multirazziale di Coventry, focolaio del futuro ska revival. I primi abiti di scena indossati dai tre sono quelli dei Coventry Automatics, band reggae destinata ad aprire a gruppi punk locali. L’esperienza frutta un nuovo cantante e un nuovo chitarrista: Terry Hall e Roddy Byers che saranno fondamentali per il futuro della band. Nello stesso periodo fanno conoscenza con un roadie, vocalist che diventerà marchio di fabbrica del gruppo: Neville Staple.
La line up si definisce quindi in un sestetto. Grazie alla conoscenza di un altro roadie (questa volta dei Clash), nel 1978 c’è un primo contatto con Bernie Rhodes (manager del gruppo punk), che schiude le porte della notorietà ai sei. Dividere il palco con la band di Joe Strummer durante l’On Parole Tour dà un effettivo là alla carriera della formazione. Ma è la data tenuta a Bracknell assieme a Sham 69 e Suicide, con l’assalto finale di un gruppo di skinhead dell’NF, a rappresentare la prova del nove per il sodalizio e l’inizio di una nuova era per la musica inglese.
“Quella fu la notte in cui il progetto Specials prese avvio. Era certamente il revival mod e skinhead che stava arrivando ed io cercai di trovare il modo percui non s’indirizzasse verso l’NF.”(Jerry Dammers)
La collaborazione con Rhodes si rivela molto fruttuosa per gli Specials. Sarà però l’anno successivo a determinare la loro definitiva affermazione. Il 1979, che viene ricordato come l’anno delle etichette indipendenti, vede, tra le tante nascite, anche quella della 2 Tone di Jerry Dammers. La scacchiera bianconera e il rude boy, suoi simboli, diventano marchio di fabbrica per una scena e rimangono in voga ancora oggi. Il primo 7” pubblicato dalla casa discografica è, neanche strano a dirsi, Gangster , vero debutto sul mercato degli Specials. Prendendo in prestito il riff di Al Capone di Prince Buster e basandosi sull’inconfondibile voce post-punk di Terry Hall, il singolo scala la classifica inglese, raggiungendone il sesto posto e continuando a vendere copie ininterrottamente per sei mesi dall’uscita. I continui passaggi durante le trasmissioni di John Peel e le numerose performance dal vivo, convincono la Chrysalis a proporre un contratto al gruppo e a distribuire il catalogo della 2 Tone. Il gruppo inizia a farsi un nome spartendo spicchi di notorietà con i Madness e i concittadini Selecter: una vera e propria scena 2 Tone comincia a definirsi. Gli irrefrenabili live tenuti aumentano esponenzialmente il numero di fan: skinhead, rude boy, mod, recenti vedove del punk si rivelano “voti facili” componendo un seguito fedele.
“Si ha questa sensazione comune tra chi suona sul palco e il pubblico. Chi suona riesce a spargerla anche sotto allo stage, è come una febbre.Per questo motivo I concerti degli Specials e in generale quelli 2 Tone erano I più incontrollabili che il paese avesse mai visto. Erano semplicemente dannatamente incredibili”.(Jerry Dammers)
Lo stato delle cose è preludio alla pubblicazione del primo album, che avviene il 3 novembre ’79. Sotto la forte pressione della Chrysalis, che vuole cavalcare l’onda d’entusiasmo che si muove attorno al 2 Tone e con la supervisione, nonché produzione, di Elvis Costello, il gruppo mette assieme 14 tracce registrate dal vivo e dà alla luce The Specials. 9 inediti e 5 cover di classici ska compongono un album che rimane nella classifica britannica per 9 mesi, toccandone il 4° posto. Il disco, che tenta di dare voce allo spirito riottoso dei giovani inglesi di quella fine anni ’70, è un chiaro tributo allo ska jamaicano del decennio precedente riuscendo, allo stesso tempo, a caratterizzarlo e ad avvolgerlo nella Union Jack.
Se da una parte le cover di brani di Prince Buster, Toots and The Maytals, Dandy Livingstone, Skatalites e la partecipazione di un mostro sacro come Rico Rodriguez (trombonista jamaicano attivo negli Skatalites sin dagli anni ’50) suonano come rievocazione del più classico stile in levare dell’isola caraibica; è l’attitudine, la sensibilità proveniente dritta dritta dall’agonizzante punk a determinare lo stile della band. Il risultato è un “Jamaican-British crossover” che può contare su un successo commerciale come A message to you Rudy, singolo ripescato dagli anni ’60 e suonato in formazione allargata a 9 elementi, che fa da contraltare a brani impegnati con temi sociali (ad esempio Too much, too young). Il successo è tanto incontrollabile quanto vorace e le prime crepe nel progetto vengono così inevitabilmente alla luce. Il rapporto tra Dammers e Byers, una delle future cause dello scioglimento, comincia a incrinarsi. A cavallo tra il 1979 e il 1980, gli Specials s’imbarcano in un tour di sei settimane negli Stati Uniti. È l’inizio della fine. La tournee si rivela massacrante: due concerti per sera, date troppo ravvicinate e soprattutto un’incomprensione culturale di fondo col pubblico.
“E’ difficile a credersi ma, a quell’epoca, il concetto di retro in America non esisteva per nulla… Quella tournee fu una delle cose più stupide che successero agli Specials: quando suonavamo ci mettevamo tutti noi stessi. Dovevamo tenere due concerti la stessa sera, che era un po’ come mettere qualcuno sul ring per due match di boxe consecutivi: non aveva alcun senso. Odio doverlo dire, ma quanto accadde ruppe lo spirito che s’era creato all’interno della band. Eravamo del tutto esausti.” (Jerry Dammers)
A “casa” fortunatamente le cose tornano a girare nel verso giusto. The Specials EP , contenente il singolo Too much, too young, uscito a fine gennaio 1980, è il primo album degli Specials a raggiungere il primo posto della classifica inglese, nonostante generi indignazione per il testo pro contraccettivi. Anche il successivo ep, Rat Race, entra dritto dritto nelle chart salendo fino al 5° posto.

Il clima di tensione per le strade di Coventry continua intanto a farsi pesante. Lynval Golding, chitarrista di colore del gruppo, viene picchiato da un gruppo di razzisti all’uscita di un club.Nello stesso periodo anche la droga comincia a profilarsi come serio problema per la band. Oltre alla marijuana, dispensata a piene mani da Rico Rodriguez, sono cocaina, anfetamine e alcool a rappresentare vere minacce per i rapporti tra i membri; che si deteriorano irrecuperabilmente durante il tour estivo, presso località balneari inglesi. Le registrazioni per il secondo album, More Specials, procedono così al rallentatore: “non passa giorno che qualcuno non abbandoni lo studio”.
Il disco, anticipato dal singolo Stereotype, esce a inizio ottobre e rappresenta un’evidente cambio di direzione nella musica degli Specials. Un allontanamento più o meno deciso dalle radici ska e invasioni in territori ben lontani, come quelli della new wave, della psichedelica (abbinata al reggae) e del pop più tradizionale. Il prodotto assume forma confusa: ogni singolo elemento del gruppo ha ormai in testa una propria idea di musica inconciliabile con quelle altrui. Nonostante i punti interrogativi disseminati, il disco ottiene un ottimo riscontro commerciale: 5° posto nella classifica inglese ed entra tra i primi cento dischi di quella americana. Ma è l’influenza che gode su numerosi gruppi delle ultime due decadi (NO-FX, Sublime, Operation Ivy, Rancid) a determinarne l’assoluta qualità. La successiva tournee vive di momenti a tratti drammatici. Le invasioni di palco e le risse durante le performance crescono esponenzialmente data dopo data. Il peggio capita a Cambridge: durante uno spettacolo, dalla platea, un ragazzo salta sul palco e attacca uno dei componenti della band di supporto. Gli Specials decidono quindi d’interrompere il loro tour in risposta al comportamento del pubblico. Come se non bastasse, gli screzi interni continuano ad essere più insistenti. Ultimo pretesto di litigi è l’adesione di Horace Gentleman a Exegesis, culto religioso in voga negli anni ’80.
Si giunge così all’ultima curva prima della bandiera a scacchi. Quando, nel 1981, il gruppo entra nuovamente in studio per la registrazione di Ghost Town, la situazione al suo interno è critica e ormai irrecuperabile. Il singolo che ne esce è fortemente ispirato alle scene scorse davanti agli occhi di ogni singolo membro della band durante la recente serie di concerti. “A Liverpool i negozi stavano serrando le cler, tutto stava chiudendo. A Glasgow c’erano quelle piccole signore anziane che vendevano tutti i loro casalinghi, le loro tazze, i loro piattini. Era palese qualcosa fosse davvero sbagliato.” Ed è quasi inevitabile che il brano che dà nome all’ep, sia uno specchio di quei tempi, tanto fedele quanto crudo. La critica lo esalta “semplicemente” considerandone le liriche: “uno dei pochi singoli che riflettono perfettamente un periodo storico” e “uno dei più importanti dischi del nostro tempo”. La complessità di una struttura musicale cupa, quasi soffocante basata sul reggae ma godente anche di sentori jazz e orientaleggianti accompagna come in loop parole nichiliste, senza alcuna speranza conservanti solo lontana nostalgia per i “good old days”.
Non è un caso che il singolo sia l’ultimo singolo prodotto dagli Specials in formazione originale. Non è nemmeno un caso sia balzato, nel giro di qualche settimana, al primo posto della classifica inglese diventando colonna sonora degli scontri razziali scoppiati nell’81. Come detto, poco dopo, durante un’esibizione a Top of the Pops (lo stesso programma che aveva sdoganato il 2 Tone invitando nel ’79, nel giro di tre settimane, Specials, Selecters e Madness), Neville Staples, Terry Hall e Lynval Golding decidono d’abbandonare la nave e vengono seguiti a ruota da Roddy Byers. Il progetto Specials prova a tirare avanti lo stesso: Dammers, tornato a Coventry, si carica sulle spalle i resti della band, assumendo 4 nuovi musicisti per sostituire i partenti. Ma, dopo sole 3 settimane, anche Horace Gentleman fa le valigie ormai alienato dal culto di Exegesis. La formazione cambia così nome aggiungendo la sigla AKA.
Con questa nuova denominazione, nel 1984, vede la luce il 3° album della band, che di band ha però sempre meno. Dammers è diventato ormai padre padrone, decide, senza farsi condizionare troppo, la strada che il gruppo deve percorrere e come intraprenderla. In the Studio non s’avvicina minimamente ai clamori raggiunti dai suoi due predecessori: è lavoro mediocre che può vantare hit antirazziste come Nelson Mandela e Racist Friends (in particolare la prima diventerà cavallo di battaglia per le battaglie anti Apartheid), ma il prodotto finale è qualcosa d’indefinibile. Varia da no-wave a funk passando per il soul. Raggiunge atmosfere jazz, per tornare infine alle origini, allo ska tradizionale jamaicano senza identificarsi davvero in nulla. Il limitato successo che raccoglie lo deve prevalentemente a questa varietà di generi e stili usati, in un paesaggio dominato dalla disco music e da pop becero, gli Specials AKA, sono tra i pochi a godere ancora di notorietà e credibilità allo stesso tempo. Insomma…è difficile distruggere un nome.
La parola fine alla storia però è evento ormai inevitabile, ma per meri motivi economici. Le spese considerevoli sostenute per la produzione dell’album (500mila pounds) non vengono recuperate e la notorietà si scioglie lentamente. Gli anni seguenti vedono Dammers impegnarsi in numerose opere benefiche e antirazziste, mentre coloro che erano fuoriusciti dalla formazione, 3 anni prima, tornano assieme mettendo in piedi i Fun Boy Three. Ma sarà un fuoco di paglia, ben lontano dai clamori del passato.

Ci si dovesse limitare al CD e alla selezione dei brani, quest’opera sarebbe inevitabilmente da considerare come l’ennesimo greatest hits riguardante gli Specials.
Certo, finalmente qualcosa di davvero ufficiale e completo: un disco solo ripercorrente tutti e otto gli anni della storia del seminale gruppo inglese, anche quelli successivi alla diaspora (e la presenza di Nelson Mandela e Racist Friend sono lì a testimoniarlo). Però, insomma, dovessimo fermarci a questo: ecco un ulteriore tentativo di tributo da parte della casa discografica, questa volta cavalcante l’onda della prossima reunion.
Ma attenti a non liquidare il titolo troppo facilmente, perché perdereste il piccolo capolavoro intenzionato a rappresentare l’altra metà del cielo.
Come scorrere quasi un decennio di storia musicale e dello “stile” inglese nel giro di poco meno di un’ora. Sedici video dalle ventenni origini sino alla trentenne conclusione del viaggio. Dalle scacchiere 2 tone degli esordi di fine ’70 (Gangster, A Message To You Rudy), al modus vivendi tipicamente anni ’80 del periodo con Jerry Dammers padre padrone della formazione.
Un DVD, diviso tra tracce video e su pellicola, che sottolinea l’evoluzione (o involuzione) della carriera degli Specials. Le prime, attraverso la rimasterizzazione in digitale dei video dei brani e di registrazioni dal vivo, che ripercorrono il periodo iniziale della storia del gruppo, culminante con Ghost Town; mentre, le seconde, facenti luce sugli anni del secondo corso, successivo alla separazione dell’81, proposto su pellicola come apparve nei televisori dei primi anni ’80. (7.0/10)