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Senza disco da promuovere, Gabriel impronta il tour alla valorizzazione del repertorio, facendo votare ai fan la scaletta sul suo sito: soli 7 album "veri" da solista più qualche colonna sonora e pochi altri pezzi sparsi qua e là, ma parecchie perle da riscoprire ed ex-classici live da ritirare fuori (sebbene poi i singoloni Big Time , Sledgehammer e Steam siano in scaletta, come le classiche Solsbury Hill , In Your Eyes e Biko ).
Gli anni passano anche per lui e chi, come me, se lo ricordava nel tour di So inseguito dalle luci-fantasmi della mente in Family Snapshot , sdraiato sul pubblico in Lay Your Hands On Me e scimmia frenetica sul palco in Shock The Monkey (questa, contrariamente alle altre due, neanche in scaletta) deve registrare l'inevitabile cambiamento del modo che ha il Nostro di stare in scena (anche se continua a introdurre le canzoni in italiano).
Il centro è sulla musica - che non è mai stata secondaria, ovvio, ma che ora è tutto lo spettacolo - con i fidi Levin e Rhodes ottimamente coadiuvati dai più o meno nuovi Richard Evans, Angie Pollock e il bravissimo batterista Ged Lynch, e su un carisma raggiunto per sottrazione, lontano dalle passate esuberanze (non ci sono neanche effetti scenici), fatto di piccoli gesti e sguardi, con occasionali sortite da dietro le tastiere e un momento di festa a correre sul palco con Rhodes e Levin verso la fine. Per fortuna, l'età influisce relativamente sulla sua voce, e Gabriel compensa qualche incertezza sui falsetti di Steam con ottime performance sugli altri brani, tra le quali spicca un "I am the Intruder" gridato anziché (come su disco) sussurrato. Poco dopo la metà del set si prende anche una pausa (l'età?), lasciando Melanie, sua figlia nonché corista, a cantare una versione di Mother Of Violence un po' scolastica.
Gabriel è sempre stato un umanista solare, da sempre fiducioso nell'uomo e portato a pensare che l'impegno possa davvero servire a qualcosa (da qui il suo occuparsi di numerose nobili cause), ma ha anche saputo raccontare le inquietudini del lato oscuro, folle e bestiale dell'animo umano (vedi ad esempio la citata The Intruder ). Questa tensione tra luce e darkness si riflette in quell'equilibrio tra pop e ricerca, tra leggerezza ed elaborazione, su cui si regge da sempre la poetica del Nostro. Ad Arezzo la dimensione live ha in qualche modo reso più evidenti questi equilibri e la loro sintesi magica, e il divertimento e la partecipazione del pubblico mostrano per l'ennesima volta, al crocevia del pop , la distanza siderale con gli ex-compari.