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Introduzione
Critica
Webografia

Flying Lotus

di AA. VV.

 

 

 

 


  • 1983 
  • Sao Paulo 
  • Bad Actors
  • Orbit Brazil
  • Shifty
  • Babble
  • Pet Monster Shotglass
  • Hello
  • Untitled#7
  • 10, Unexpected Delight (feat. Laura Darlington)
  • 1983 (Daedelus's Odd-dance Party Remix)



1983 (Plug Research / Wide, novembre 2006)

di Edoardo Bridda e Gaspare Caliri

Immaginate l’estetica breakbeat/hip hop illuminata di casa Anticon e ritornate al Warp sound, all’immaginario Aphex prima maniera; unite etnica afosa à la Mice Parade via Afrika Bambaataa e pure dell’(acid)jazz; l’indietronica di Styrofoam e la saudade brazilera. Anzi lasciate perdere, pensate che la prima cosa che risalta ascoltando 1983 è l’intelligenza con la quale è stato assemblato. Colpisce il gusto nero con cui l’elettronica bianca diventa di nuovo cioccolato fondente (e sexy), stupisce che la granella dei pixel si veda ancora senza imbarazzi eppure sia così soffice. Zucchero filato.

Flying Lotus è l’appeal ambient-cinematico-indietronico continuamente immerso nei beat, l’occhiale di plastica che convive con il ciondolare del capo. C’è hip-hop e ce n’è tanto, ma non quello che si sente in giro; non pensate al frullato ultracinetico di Prefuse 73, alle contaminazioni indie-rock dei Clouddead o al Dabrye più moroderiano (anche se ci stiamo avvicinando). Nulla è finalizzato, niente cutting, piuttosto Morr sound frullato di groove, in una dialettica in cui alle volte prevale l’uno alle volte l’altro, alle volte c’è dell’altro ancora in un gioco di scatole cinesi dove la più grande è un contenitore frivolo, giocoso, mentre nelle successive l’incastro è sempre più ingegneristico.

Forse seguendo le intenzioni del titolo dell’album, Flying Lotus ci ha voluto far passeggiare nei bassifondi proto-hip-hop della New York di Basquiat, fresca di una rasatura che si è portata via barbe e zampe d’elefante, lasciando dei rimasugli discomusic. 1983 sarebbe un trattatello di poco più di mezz’ora sulla contaminazione tra black-music e l’elettronica dei synth vintage dei Boards Of Canada e degli AIR. Altra angolazione. Altra osservazione pertinente.

Non è tutto: 1983 parla dei ghetti lustrandoli a puntino per i club, come ha sempre fatto la lounge, ulteriore matrice del disco - nella veste indianeggiante con basso Seventies (Bad Actors) o abbigliata da profondità house negre e melmose (Shifty); con etnicismi Mice Parade (Untitled #7), o nostalgia Stereolab (Orbit Brazil) - che peraltro fanno da ponte per l’exotica saudade d’antan (Unexpected Delight); tutto con Aphex undercover (Hello) - e ci sta da dio!

Si sogna e si balla, insomma. Si fanno ragionamenti oppure si decide che basta ascoltare quel suono lì, sotto a tutti gli altri, e godersi quel ritmo, pasta che non annoia, con quella mano a tirarti dentro. Forse non lo citeremo tra 10 anni, ma Flying Lotus, nipote d’arte di Alice Coltrane di casa a Los Angeles, è l’intellettuale con in tasca il perfetto biglietto da visita per gli aficionados delle chill out. Nel suo portafoglio soltanto carte Visa Gold, con le quali può riscuotere da chiunque ami un range di musica che va dall’exotica anni ’50 all’indietronica tedesca. La promiscuità dell’arte contemporanea. (7.3/10)


  • Tea Leaf Dancers
  • Vegas Collie
  • Massage Situation
  • Spicy Sammich
  • Bonus Beat
  • Dance Floor Stalker


Reset Ep (Warp / Self, 5 ottobre 2007)

di Gaspare Caliri

Si erano dette molte cose belle qui da noi riguardo al precedente 1983 di Steven Ellison, cioè Flying Lotus. Innanzitutto che una delle innumerevoli matrici usate dal Flying era la fucina Novanta della Warp e – toh! – questo nuovo EP, Reset (che, lo diciamo subito, speriamo sia interlocutorio), spara i suoi colpi proprio sull’uscita Warp n° 228. Del resto, che l’etichetta non abbia abbandonato la sua proverbiale attenzione alle grandi cose prossime venture è stato confermato giusto quest’anno dall’essersi accaparrata i Battles. E sicuro il qui presente FL, penseranno loro, pensiamo noi, darà le sue soddisfazioni.

Darà, appunto; sebbene i variegati riferimenti di 1983 siano grossomodo confermati - c’è ancora una commistione black-white (Tea Leaf Dancers, Massage Situation), c’è lounge/chill-out (Dance Floor Stalker), c’è Aphex (Vegas Collie), c’è “il cioccolato”, ma non fondente, diciamo al latte (Spicy Sammich) –, manca qualcosa a Reset; probabilmente la profondità del tempo, per cui l’ascolto di questo EP porta meno a scavare nella propria memoria storica. Non lascia indifferenti, certo, fa volteggiare la testa fin se lo si ascolta lavando i piatti – esperienza personale – ,né ridimensiona l’entusiasmo del precedente, ma più che altro lo procrastina, lo rende “attesa”. Attendiamo il prossimo botto, allora, e crediamo che ci sarà. (6.2/10)


  • Brainfeeder
  • Breathe . Something / Stellar Star
  • Beginners Falafel
  • Camel
  • Melt!
  • Comet Cours e
  • Orbit 405
  • Golden Diva
  • Riot
  • GNG BNG
  • Parisian Goldfish
  • Sleepy Dinosaur
  • RobertaFlack (Feat. Dolly)
  • SexSlaveShip
  • Auntie's Harp
  • Testament (Feat. Gonja Sufi)
  • Auntie's Lock Infinitum (Feat. Laura Darlington)


Flying Lotus – Los Angeles (Warp / Self, 10 giugno 2008)

di Gaspare Caliri

Eccole le soddisfazioni. A otto mesi da un EP così così, torna l’entusiasmo di 1983 per parlare del nuovo Los Angeles di Flying Lotus. A fine ascolto l’euforia è inequivocabile; ma fa parte del disco la morbidezza con cui Steven Ellison ci conduce alla cognizione della portata del suo nuovo colpo; Flying Lotus conosce bene l’arte del coinvolgimento; e sa altrettanto bene che un conto è stimolare all’improvviso il guizzo dell’orecchio, un altro è accompagnare all’ingresso l’ascoltatore. Il primo modo è ovviamente il modus operandi del dj, che può contare su una sala che spinge e poco tempo per aizzare le anche dei presenti; il secondo ha invece dalla sua una sorta di facoltà di mantenimento; una volta entrati nel mondo del losangelino, a queste condizioni, vi si rimane volentieri, e difficilmente si trovano motivi per uscire in fretta.

D’altra parte questo discorso è omotetico alla dolcezza “nera” con cui Steven plasma il suono; e così è nonostante l’introduzione a Los Angeles sia un tessuto di synth che più “bianchi” non si può. È la preparazione dell’interlocutore a quel minimo comune denominatore Novanta – Warp, o post-Warp (guarda caso chi è che pubblica questo disco?) – su cui sciogliere le sfaccettature del soul, il calore dei colori del mondo a partire dall’ultraoccidente dove vive Ellison.

C’è drill (Parisian Goldfish), dunque, c’è un lavoro persino sugli splendidi risultati dub-step degli ultimi tempi – provenienti dall’altra metà del mondo anglosassone. Ma il risultato è sempre inframmezzato con un morbido melange. È la pratica del breakbeat applicata, a partire dal ritmo, al suono nella sua interezza; e qui ci troviamo a una pietra angolare del disco; a differenza dell’EP precedente, il beat ritorna a essere il protagonista (discusso, ma sempre vincitore); la percussività è il perno attorno alla quale apparecchiare gli ammennicoli più raffinati che si possono trovare per accompagnarla. Golden Diva è un capo-lavoro di studio su una cadenza, come il linguista lavora su piccoli accenti di paese. E Riot è forse ancora più spinto, trasfigurando i ritmi e trovando delle parentele inaudite tra essi, nella più splendida tradizione breakbeat, ma con la sensualità dei fianchi di un androide nero.

Tutto questo, ancora una volta, non rinunciando alla chill out – sentite GNG BNG, mutant in sottofondo, lounge in superficie. Come poteva poi mancare, in materia di ritmo, un omaggio all’Africa (Camel)? A Flying riesce persino di tornare alla sua classicità, e di farla intendere come tale, in Sleeping Dinosaur; e, all’incrocio delle ultime coordinate, la tradizione è completata da due dediche alla zia Alice Coltrane, in una bolla profumatissima di soul (Auntie’s Harp, Auntie's Lock Infinitum). Insomma, una volta innescati nel mondo di Los Angeles, il poliritmo inseguito da tutte le prospettive ci trattiene nella stanza in cui ci troviamo, a prescindere da qualsiasi locale da ballo; in due parole, ecco il clubbing portatile di Ellison. Altro che volteggiare la testa. Flying Lotus torna a colpire su tutto il corpo, come entità unica e ciononostante malleabile. Ma anche sulle pareti che abbiamo attorno. (7.5/10)