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Introduzione
Critica
Webografia

Joan As Police Woman

di AA.VV.
  • Real Life  
  • Eternal Flame  
  • Feed The Light  
  • The Ride  
  • I Defy  
  • Flushed Chest  
  • Christobel  
  • Save Me  
  • Anyone  
  • We Don't Own It

Real Life  (Pias / Self, 16 giugno 2006)

di Antonello Comunale

Joan As Policewoman è il curioso nome d’arte che Joan Wasser si è scelta per il suo debutto discografico. Ricordata sia come multistrumentista e collaboratrice, tra gli altri, di Nick Cave, Rufus Wainwright e Antony, che come ex compagna di Jeff Buckley (a dimostrazione di quanto il gossip non sia affatto avulso da Indieland, anzi…), la newyorkese si presenta in proprio con una raccolta ordinata e ben congegnata di canzoni pop fortemente screziate di soul e a tratti anche di tenui slanci operistici. Il primo brano, che dà il titolo alla raccolta ed è anche il migliore dei dieci, rispolvera audacemente la ballata al piano, si stende austera sul corpo di un lied romantico e con la voce corteggia le vertigini di un soprano. Se tutto il disco si mantenesse su questi livelli sarebbe un capolavoro, ma la qualità delle altre canzoni è inferiore.

Su I Defy arriva Antony a dare una mano (e a questo punto il problema che si corre con lui/lei è quello di trovarselo/a come ospite nell’80% delle nuove uscite mensili, un po’ lo stesso problema avuto da Mark Lanegan non molto tempo fa…) e sono da segnalare i soffici graffi dell’anima di The Ride, la ritmata e melanconica Christobel e la calda soul music di Save Me e We Down't Own It.

In pratica Joan come poliziotta va ad occupare uno spazio preciso lasciato vuoto, non si sa bene per quanto tempo, da Fiona Apple, che con tutti i problemi avuti dalla Sony con l’ultimo disco sembra essere stata rapidamente archiviata tra le artiste del passato. Le premesse sono buone, ma c’è ancora da lavorare. Questo disco non è Tidal anche se certamente per Joan si spera un futuro artistico più fortunato di quello di Fiona. Più sulla scia di Tori Amos per intenderci. Nel frattempo di lei si è innamorata Franco Battiato che l’ha voluta fortemente come ospite nel suo tour estivo. Il mondo è piccolo. (6.8/10)

  • Honor Wishes
  • Holiday
  • To Be Loved
  • To Be Lonely
  • Magpies
  • Start Of My Heart
  • Hard White Wall
  • Furious
  • To Survive
  • To America

Joan As Police Woman - To Survive (Pias / Self, 13 giugno 2008)

di Stefano Solventi

Due anni precisi son passati da che Real Life rivelò gli intenti solistici di Joan Wasser la Poliziotta. Una capace di stregarti di soppiatto, una che prima ti convince d'essere l'ennesimo innocuo fenomeno d'intrattenimento sonoro e poi ti pianta il virus sottopelle. Questo sofomoriano To Survive mette in fila dieci pezzi maliosi all'insegna di folk illanguidito soul e asperso jazz, con qualcosa della malferma devozione dell'ultima Cat Power (l'obliquo turgore di Magpies) e una glauca disinvoltura tipo Feist se giocasse ai Tindersticks (le insidie sdrucite di Honor Wishes).

Il sound si svolge in regime di ovattata austerity, protagonista il piano, rendendo così emozionante l'apparizione degli archi, la densa calligrafia del basso, quei cori fantasmatici, certe escursioni acide di chitarra o le brumose chiose dei fiati. Ciò tuttavia non immunizza dai subdoli contagi della contemporaneità - vedi le svaporate siderali in Holiday o le emulsioni di synth in Hard White Wall - tanto da chiamare in causa certe morbide arguzie Beth Orton casomai l'adottassero i Lambchop.

Interpretazione e scrittura sono come dire sorelle, l'una blandisce malizie e abbandono mentre l'altra cuce trame in bilico tra palpitazione e solennità, ferma restando la libertà che dicevamo, ovverosia paventando adesso il Macca della strada ventosa (To Be Lonely) quando non addirittura una olografia Eurythmics disidratata (Start Of My Heart), per poi andare a chiudere il programma con una To America che incede surreale tra Broadway e soul, previo il piccolo aiuto del sempre caro Rufus Wainwright.

Liberi di vederci se volete l'anello mancante tra Tori Amos e Fiona Apple, non credo che a Joan dispiacerà. Per conto mio, le rimprovero un po' di carenza caratteriale, un po' di sangue, un po' di sacro furore. Ma una Frida Hyvonen che mi consola in fondo c'è già. (6.9/10)