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Numero 6

di Fabrizio Zampighi e Stefano Solventi. Foto di Stefano Bozzetta.
Un pop strapazzato folk-rock con influssi cantautoriali ed electro descrive le frequenze emotive dei Numero 6 di Michele Bitossi, tornati con un EP che vede ospite Will Oldham, anticipo di un prossimo disco.

Dovessi mai svegliarmi

di Fabrizio Zampighi

Iononsono risale soltanto a quattro anni fa, ma sembra passato un secolo. Da quando i Laghisecchi di Michele Bitossi alzavano bandiera bianca ma anche da quando i Numero 6, nuova formazione del chitarrista/cantante, - la ragione sociale viene ripresa dalla serie cult inglese The Prisoner -, muoveva i primi passi su un terreno ancora accidentato.

Prima tappa del nuovo corso fu proprio quell'esordio, cui lo stesso Bitossi, qualche tempo dopo, attribuirà una certa dose di indecisione formale: “Iononsono è stato, di fatto, il primo album dei Numero 6 ma anche l'ultimo dei Laghisecchi. In quel disco [...] si respira un'atmosfera transitoria, c'è un'aria di passaggio da uno stato all'altro, da una situazione a quella immediatamente successiva.” Tutto vero, anche alla luce di un percorso stilistico che porterà la formazione di Genova a bruciare le tappe alla scoperta di un pop complesso quanto strutturalmente raffinato, in cui ogni elemento, dalle basi sintetiche, alle chitarre elettriche, agli altri strumenti, troverà una ragion d'essere proprio nei dettagli.

Tanto che, ascoltando il secondo disco del gruppo Dovessi Mai Svegliarmi, si incappa in una meravigliosa sensazione di déjà vu, quasi fosse la California di Pet Sounds a suonare e un certo Brian Wilson ad armonizzare le voci e non due musicisti della scena sotterranea nostrana. Si perché dall'inizio ritroviamo anche Stefano Piccardo in formazione, alter-ego del già citato Bitossi e occupato a tempo indeterminato alla tastiera, alle voci e alla chitarra. Un ruolo che il Nostro ricopre con cura, anche alla luce di un'opera in cui si esplora una compenetrazione ideale tra coloriture melodiche lavoratissime e suadenti architetture pop, ceselli e vaporose voci in controcanto e dove la scrittura – quella si, del solo Bitossi –, pur scavando in profondità, non teme le insidie della metrica.

Dovessimo trovare un difetto a questi Numero 6, potremmo tacciarli di eccessiva logorrea, ma sarebbe come cercare il pelo nell'uovo, dal momento che la qualità della musica non si discute. La stessa qualità che si ritrova nell' EP Quando arriva la gente si sente, uscito nel 2008 e che per la band rappresenta un po' la quadratura del cerchio. L'ospite illustre è Will Oldham, impegnato a rendere indimenticabile una Da piccolissimi pezzi già ottima da sola, mentre nel resto dell'EP ci si muove tra un Brizzi ai testi di Navi stanche di burrasca e un'inedita asciuttezza formale.

Il tutto in attesa di un terzo episodio sulla lunga distanza che si preannuncia decisamente interessante.

  • Spara se vuoi
  • Un finale rocambolesco
  • Automatici
  • A galla i demoni
  • E’ arrivato il freddo
  • Mi succede
  • Al cuore della storia
  • Verso casa
  • Stiamo per perderci
  • Le parole giuste
  • Ora però credimi
  • Da piccolissimi pezzi

Numero 6 – Dovessi mai svegliarmi (Eclectic Circus / V2, maggio 2006)

di Vincenzo Santarcangelo

Nel verso acuminato di Michele Bitossi sta tutta la forza di Numero 6. Nello sprezzo per la rima perfetta si cela il parricidio della canzone d’autore italiana. Il verso di Bitossi si fa carico di un’enorme dilatazione del concetto di rima, che arriva a comprendere una vastissima gamma di rapporti omofonici che sarebbe limitativo classificare sotto l’etichetta di rima imperfetta. E anche quando si presenta come perfetta, la rima tende ad essere neutralizzata tramite enjambement o ad essere assorbita nel continuum sintattico. Ne deriva quell’effetto di canto impedito, per cui ciò che conta e dà sostanza e forma ai testi è il dispiegarsi – e spesso il contorcersi su se stesso fino al rischio di implodere – di quello che è anzitutto un discorso teso a descrivere qualcosa, ininterrotto dispiegarsi di pensiero impressionista (“Mi alzo troppo tardi / e da piccolissimi pezzi / nasce il quadro”) nel quale la rima viene riassorbita.

D’altronde “Io non faccio poesia / verticalizzo e bado al sodo”. Semmai Bitossi sogna “la magia di sfoderare le parole giuste / per stupirla un po’ di più”, al caldo della propria cameretta - “E’ arrivato il freddo / che permette di nascondersi meglio” - e “alla mercé dell’immaginazione”, particolarmente prodiga nei brani più riusciti dell’album (Spara se vuoi, Automatici, Da piccolissimi pezzi). L’ispirazione può sorprenderlo all’improvviso e alimentarsi di vissuti personali e piccolissime cose - “la luminosa confusione in cui vivi / è la miglior benzina” - , ma “mi succede spesso / quando vado per le strade / di essere incuriosito da / quello che accade negli appartamenti degli altri / e non rinuncio a sbirciare se si può”: capita così a volte che la cronaca divenga Storia (Stiamo per perderci, Al centro della storia).

La musica accompagna ossequiosa e servizievole lo srotolarsi del discorso, se non per impennarsi rock nella coda di Un finale rocambolesco, vestirsi in abito classico ne Le parole giuste, concedere le ultime velleità electro – più rare rispetto all’album d’esordio – a Verso casa e automatici. Ma, quasi mai puramente ornamentale, le accade assai spesso di offrire su piatto d’argento le parole di Bitossi. Quando ciò non si verifica si inciampa, ad esempio, nel synth pop quasi Morgan di A galla i demoni e Ora però credimi o negli ammiccamenti a certo pop da videoclip di Stiamo per perderci. Come a un certo punto si ascolta in Verso casa: “Senza carte così odiose / la prossima mano sarà solo mia”. (6.5/10)

  • Da piccolissimi pezzi
  • Navi stanche di burrasca
  • Aspetto
  • Quel giorno cosa avevo?
  • Un segnale debole

Numero 6 - Quando arriva la gente si sente meglio EP (Green Fog Records, 12 maggio 2008)

di Stefano Solventi

'In attesa di cimentarsi col difficile terzo album, i Numero 6 ci propongono con questo ep un antipasto di quelli gustosi. Il trio capeggiato dall'ex-Laghisecchi Michele Bitossi ha infatti ingaggiato nientemeno che Will Oldham per rivedere il tiro della già splendida Da piccolissimi pezzi, in cui il principe Billy canta con voce da bucaniere clochard in un italiano - come dire? - adorabilmente gualcito, caracollante nella fierezza asprigna di corde e tastiere. Altro pezzo già noto è Aspetto, dal repertorio dei Laghisecchi, raggelato dal passo della drum machine e inacidito da una tastierina arguta, null'altro che la ballata dispettosetta d'un cuore ferito che quasi t'immagini David Byrne folgorato sulla via di Bugo.

I restanti tre episodi sono inediti che non fanno calare d'un grado la temperatura emotiva del loro pop strapazzato folk-rock con qualche fornicazione cantautoriale ed electro, anzi ribadiscono con fierezza le frequenze emotive e la calligrafia dei Nostri, si tratti dell'intransigente indignazione di Quel giorno cosa avevo? – savia svampitezza Pavement, la gustosa asprezza del ritornello, una tromba a spandere umori Belle And Sebastian - o del malinconico smarrimento di Un segnale debole, valzerino come potrebbero dei Go-Betweens contagiati Barrett. Non è finita, perché la poetica indolenzita ma fiera del Bitossi si permette di fare panchina in occasione di Navi stanche di burrasca, dove la penna è inforcata da Enrico Brizzi con buoni risultati (ovvero nel segno di un disarmo delirante e battagliero) che pare saranno presto replicati.

Ah, dimenticavo: il tutto è scaricabile gratuitamente dal loro sito. Chapeau. (7.2/10)