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Introduzione
Critica
Webografia

She & Him

di Antonio Puglia
  • Sentimental Heart
  • Why Do You Let Me Stay Here?
  • This Is Not a Test
  • Change Is Hard
  • I Thought I Saw Your Face Today
  • Take It Back
  • I Was Made For You
  • You Really Got a Hold on Me (Smokey Robinson)
  • Black Hole
  • Got Me
  • I Should Have Known Better (Lennon/McCartney)
  • Sweet Darlin' (Deschanel, Jason Schwartzman)
  • Swing Low, Sweet Chariot (trad.)

She & Him – Volume One (Domino / Self, 11 luglio 2008)

di Antonio Puglia

E amore fu. Artistico, certo; ma sembrano davvero fatti l’uno per l’altra M. Ward e Zooey Deschanel. Lui ormai acclamato songwriter di culto, rigorosamente indie e low-profile ma non immune da pesanti flirt con l’establishment; lei giovane starlette acqua & sapone del cinema alternativo (da Almost Famous a L’assassinio di Jesse James), ma soprattutto vocalist duttile e cristallina, di quelle che si sentivano (e si vedevano, perfino) in altri tempi. Conosciutisi lavorando a una colonna sonora un paio d’anni fa, si sono ripromessi di dare un seguito all’esperienza una volta che Matt avesse sbrigato la pratica Post-War, di cui questo Volume One è una sorta di disciplinato fratellastro. O meglio sorellastra, visto che è stata lei a scrivere buona parte del materiale, mentre lui – un po’ nella stessa parte recitata da Dan Bejar/Destroyer nel progetto Hello Blue Roses - si è limitato ad arrangiare, sposando il suo folk a fascinazioni pop ’60. Un vero e proprio revival: Zombies, Fab Four, Dusty Springfield ma anche Ronettes (Sweet Darlin, I Was Made For You), Harrison (This is Not A Test, emanazione diretta di My Sweet Lord), Loretta Lynn...

Si gioca sul filo della nostalgia, è vero, ma la classe è tanta, tutta riversata in quel modo sbarazzino, discreto eppure credibile in cui i due affrontano tutto un repertorio di suoni ed atmosfere d’annata, quasi come dei Belle And Sebastian meno naif, o dei Campbell & Lanegan allergici - ma non troppo - agli stereotipi. Si concedono pure il lusso di un paio di cover, emozionando una volta (You Really Got A Hold On Me di Smokey Robinson, già di suo difficile da deturpare) e ciccando il bersaglio l’altra (una I Should Have Known Better pigra e un po’ troppo gattosa, specie se raffrontata tanto all’originale beatlesiano quanto a certi fuochi d’artificio ascoltati qualche traccia prima). Ci può anche stare, nel momento in cui She & Him resta sostanzialmente un (bel) gioco, che riesce miracolosamente a non cadere nel lezioso, pur accarezzandolo - e accarezzandoci - con malizia. E amore fu, anche per noi. (7.1/10)