
Se la definizione di crossover non si fosse cristallizzata in un periodo storico (gli anni ’90) e in un genere, ben precisi, potrebbe benissimo identificare la musica dei Subtle. In una logica prosecuzione del discorso sulla contaminazione nel rock avviato durante tutto il decennio passato, la band dell’onnipresente Doseone, partendo dall’hip hop come base (più mitologica che reale), scommette sulle infinite possibilità dell’incontro tra le combinazioni sonore permesse dall’elettronica e dal campionamento e la vivacità, la profonda umanità della musica “suonata”.
Chitarre, sintetizzatori, violoncelli, fiati, sampler, batterie acustiche ed elettroniche, fanno da impalcatura a questa grande trama sonora fatta di breakbeats, accenti jazzati e sonorità electro in cui la voce di Doseone si infiltra a proprio piacimento comportandosi da strumento solista.
Wishingbone non nasce in un momento felice per il collettivo, ancora stravolto dal grave incidente occorso a Dax Pearson. E’ anche questo che, probabilmente, giustifica l’incompletezza e l’eterogeneità del success2006. (6.5/10)

Come era già successo per A Great White nel 2004, seguito da un mini album di remix, Wishingbone, così, l’ultimo full-lenght dei Subtle (band che ha dimostrato di prediligere la dimensione dell’ep per dare forma ai propri lavori discografici), For Hero: For Fool, a un anno di distanza ricompare sotto mentite spoglie. Anche in questo caso, infatti, la materia di partenza è quella dell’album precedente e il processo di trasformazione dei brani è più o meno il medesimo. I testi sono spesso riscritti da capo e le musiche vengono ricostruite sulla base di sampler e arrangiamenti molto diversi dagli originali, con il risultato che ci si trova di fronte ad un disco nuovo, più nei contenuti, però, che nello stile. Quello infatti, rimane molto legato al suo “fratello maggiore”, dal quale eredita l’atmosfera solare e l’attenzione alle melodie orecchiabili che distoglie, anche se non definitivamente, dalla vena rock-crossover alla quale la band di Doseone ci aveva abituati.
La guest list, come al solito nei progetti del rapper ex cLOUDDEAD è molto fitta ed eterogenea. Il ritorno a duettare con Why? è già di per se una notizia e ricalca, nell’iniziale Falling, il felice sodalizio, dimostrando che la forza del trio che fu, stava proprio nell’amalgama perfetto di tre individualità distinte. Un altro gradito ritorno è quello di Markus Acher, compagno di Doseone nei Notwist (The Pit Within Pits), mentre sono due le “new entry”: la nuova leva della Anticon Bracken (alias Chris Adams, già membro degli Hood) che affianca la band in Sinking Pinks, sorta di drum’n’bass in salsa pop, Dan Boeckner dei Wolf Parade, protagonista nella folktronica Middleclass Haunt e Tunde Adebimpe dei TV On The Radio (Deathful, mix di progressive rock e hip hop).
A completare un quadro interessante ed inedito si aggiungono l’hip hop psichedelico di Islandmind, l’electro funk di Cut Yell, Not (il brano più pop dell’album) e la ballata Requiem For A Dive, tutte a firma Subtle.
Che dire? In questo disco, come nel precedente, il sound corposo, a metà tra il rock e l’hip hop ha lasciato il posto ad un atteggiamento più leggero, più soft, nel quale la ricerca di ritornelli e melodie orecchiabili si sposa ad arrangiamenti meno impattanti e più raffinati, che richiamano i prodotti Anticon ultima maniera. I primi Subtle sono già un ricordo lontano. Ma ci stiamo già abituando. (6.8/10)

A parlare dei Subtle, in questi ultimi due o tre anni, si può incappare nel rischio consistente, di dire sempre le stesse cose. Completata, infatti, la transizione dal crossover degli esordi ad un sound fortemente pop-oriented, la band di Doseone, il suo progetto-cardine dal dopo-cLOUDDEAD, sembra voler cucinare sempre con gli stessi ingredienti. Un misto di sci-fi, Anticon-style, echi (lontani) di Hip hop, un’attitudine spiccata per i ritornelli accattivanti e veste elettronica avvolgente
Eppure, ascoltando Exiting Arm non si rimane proprio a bocca asciutta e l’ascolto reiterato aiuta ad apprezzare di più le alchimie della band californiana, segno che l’ascolto facile non è tra le primarie intenzioni di questo album, che anche nei singoli più scontati ( la Title Track e Unlikely Rock Shock) riesce a tirare fuori un carattere solido. Si rimane affascinati dai particolari (il riff di chitarra di Sick Soft Perfection o i suoni industriali di Hollow Hollered) laddove perde sostanza la forma, costruita su soluzioni quasi sempre deludenti e prevedibili, con qualche piacevole eccezione (il dream hop di Wanted Found e The Crow), che comunque non regala grandi sussulti. Il passato resta abbandonato in un angolo e diventa ricordo nello space-rock di Take To Take e Gonebones. In questo panorama un po’ scontato, luccica la conclusiva Providence, che si fa notare per il suo andamento a metà tra ambient e psichedelica e che sfuma in una coda degna dei migliori Pink Floyd.
Pare proprio che le invenzioni vocali di Doseone e l’ottima line up non bastino più a garantire i risultati dei primi ep dedicati alle stagioni. Exiting Arm, come succede in questi casi, potrà piacere a chi apprezza i suoni edulcorati delle produzioni più pop di casa Anticon e forse non dispiacerà a chi si ferma ad apprezzare le raffinatezze, trascurando lo sguardo “da lontano”. Ma un disco così (e questo lo possiamo affermare con una certa sicurezza) non sarà mai una pietra miliare. E neanche qualcosa in meno. (6.4/10)