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Introduzione
Critica
Webografia

Apparat

di AAVV

 

 

 

  • Not a Number
  • Hailin From the Edge (feat. Raz Ohara)
  • Useless Information
  • Limelight
  • Holdon (feat. Raz Ohara)
  • Fractales pt.1
  • Fractales pt.2
  • Birds (feat. Apparat)
  • Arcadia (feat. Apparat)
  • You Don’t Know Me
  • Headup (feat. Raz Ohara)
  • Over And Over (feat. Raz Ohara)
  • Like Porcelain

Walls (Shitkatapult, maggio 2007)

di Edoardo Bridda

Anche esibendosi in un piccolo club, dal vivo, Apparat è un’esperienza. È uno in grado di trasportarti in uno show potente, magari un po’ Novanta ma con un’efficacia da Orbital o Faithless. Scarsissime le concessioni alla cassa dritta (o al suono quadrato di Detroit e certe scuole berlinesi) piuttosto un amalgama pastoso, vivido, aleatorio, nutrito sapientemente a tastiere IDM e ritmi sincopati, iniezioni electro e sapori dancey. Un ballo coprotagonista in scenari multiformi dunque, dove prevalgono aspetti sottilmente psicologici e architetture bio-dinamiche, caratteristiche che su disco sono sposate  a un dialogo maggiormente mediato, bellamente sublimato in Orchestra Of Bubbles (con Ellen Allien). Dunque esce Walls,terzo lavoro in proprio sulla lunga distanza, summa delle esperienze accumulate in tre anni trascorsi tra decine di apparizioni live e collaborazioni a vario titolo. Un lavoro distante – ma non troppo – dalla joint venture con Mrs Bpitch Control (un remember esplicito soltanto nei Fractales n.1 e n.2), e una collezione variegata tanto quanto lo staff che ha concorso a realizzarla. Il missaggio è affare di Josh Eustis dei Telefon Tel Aviv (una presenza che si fa sentire), l’arrangiamento agli archi di Kathrin Pfänder e Lisa Verena Stepf, la batteria è di Jörg Wähner (in Halo e When) e le parti vocali della vecchia conoscenza Raz Ohara (Hailin From the Edge, Over And Over) e dello stesso Ring che si cimenta in Arcadia e Birds (quel falsetto che pare a metà tra Thom Yorke e Chris Martin). C’è molto pop soulfull e di facile presa (la sincopata Hailing From The Edge, e il funk di Holden), e pure abbastanza indietronica cameristica. Una proposta furba per un pubblico a digiuno di scene scandinave con un tocco Apparat a salvare ogni livellamento. Altrove la classe sta in certi strumentali dal buon gioco di voci (Limelight), in scenari dalle timbriche oramai caratteristiche (i citati brani con Ring alla voce) e in una bella canzone come Headup (tra i Telefon Tel Aviv e le stelle). Certamente Orchestra Of Bubbles è una di quelle esperienze che non si ripetono, eppure Walls – che fa comunque storia a sé – rappresenta il patchwork di una personalità curiosa dal grande talento. Il rammarico è per quel coraggio che forse è mancato. La prossima volta lo vorremmo in proprio al canto e chissà… (6.8/10)    

  • CD 1

    • Strings Of Life (Apparat Remix) - Francesco Tristano
    • Smile & Receive (Apparat Remix) - Swayzak
    • Where He At (Apparat Remix) - Raz Ohara & The Odd Orchestra
    • Shine Shine (Apparat Remix) - Boys Noize
    • Queer Fellow (Ellen Allien & Apparat Remix) - Paul Kalkbrenner
    • Charlie's House (Apparat Remix) - Nathan Fake
    • Drift (Apparat Remix) - Lusine
    • Fractales (Apparat Ibiza Version) - Apparat
    • Bass & Go (Apparat Remix) - Meteo/Thiel
    • Fading Away (Apparat Remix) - Nitrada
    • Let Your Love Grow (Apparat Live Version) - Moderat feat. Paul St Hilaire

     
    CD 2

    • Komponent (Telefon Tel Aviv Remix) - Apparat & Raz Ohara
    • Holdon (Chris De Luca Vs Phon.o Remix) - Apparat & Raz Ohara
    • Arcadia (Telefon Tel Aviv Remix) - Apparat
    • Holdon (Modeselektor Remix) - Apparat & Raz Ohara
    • Hailing From The Edge (Shrubbn!! Remix) - Apparat & Raz Ohara
    • Arcadia (Boys Noize Version) - Apparat
    • Schallstrom (Thomas Fehlmann Remix) - Apparat
    • Contradiction (Lusine Remix) - Apparat
    • Steinholz (Monolake Remix) - Apparat
    • Wooden (Anders Ilar Remix) - Apparat
    • Holdon (Raz Ohara's A Minor Version) - Apparat & Raz Ohara
  • Things To Be Frickled (Shitkatapult, maggio 2008)

    di Marco Braggion

    Siamo tutti un po’ minimal. Questa doppia compila di grandi successi remix e divagazioni ce lo fa notare in modo inequivocabile. E conferma come l’evoluzione della IDM(inimal) parta da un sentire wave legato alla scuola Morr, trasfigurato poi dai filtri tecnologici da club berlinese. La parabola, oltre che a ripescare il passato (l’estetica post-shoegazing o intimista in senso lato), sfoggia i nomi più avant dell’arcobaleno contemporaneo minimalista.
    Tanto per fare un elenco non esaustivo: Swayzak, Boys Noize, Nathan Fake, Nitrada, Telefon Tel Aviv, Lusine. Ho detto poco? Alla prova dell’ascolto, le tracce sono una bomba, un greatest che si plasma al variare della situazione e del mood dell’ascoltatore, una playlist che distilla lo stretto necessario per fotografare il pianeta ritmo: clubbismo spinto in 4 (la deep solare di Smile & Receive, la magia ibizenca e spacey di Fractales, le vocals da brivido nella splendida versione dei Telefon -mutati per un istante in Röyksopp!-  di Arcadia), ambient di classe (Strings Of Life, il misticismo in Wooden), i caleidoscopici anni ‘90 (rimescolati dal post-french in Shine Shine e ripensati glitch-hop nel colpaccio al cuore che è Hailing From The Edge), i blues di Raz O’Hara (Where He At e Holdon) che fa a gara con Anthony per la profondità della proposta e infine la purezza da dancefloor (Queer Fellow con l’amica Allien, i prati da folletti in Charlie’s House).
    Due ore di puro sballo minimal e incursioni in altri mondi che aprono nuove strade verso un futuro radioso. La minimal di nuovo protagonista del sound post-00. L’unico degno successore delle Sessions di Kruder & Dorfmeister. Questo è il suono di cui siamo fatti oggi. Apparat regna incontrastato sul reame minimal. Noi siamo inconsapevolmente i suoi sudditi. Cento di questi dischi! (7.6/10)