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Introduzione
Critica
Webografia

Electric President

di AA.VV.

 

 

 

 

 

  • Good Morning, Hypocrite
  • Insomnia
  • Ten Thousand Lines
  • Grand Machine No.12
  • Hum
  • Snow On Dead Neighborhoods
  • Some Crap About The Future
  • Metal Fingers
  • We Were Never Built To Last
  • Farewell

Self Titled (Morr Music / Wide, gennaio 2006)

di Manfredi Lamartina

L’esordio degli Electric President era stato annunciato come il nuovo asso nella manica della scuderia Morr. Un gruppo che avrebbe dovuto monopolizzare i lettori cd di mezzo mondo. Sfortunatamente, i dieci pezzi che compongono l’album sono ben lontani dal realizzare questo scenario apocalittico.

L’indietronica è una scusa per indorare più del lecito un disco che vive di canzoni pop che si alternano tra soluzioni dal sapore classico (la ballata quasi lennoniana di Hum) e tenui arrangiamenti sintetici (Metal Fingers).

Il tutto è formalmente inattaccabile. Solo che, nella sostanza, gli Electric President risultano prevedibili e scontati, perdendo al primo round il confronto con gli altri progetti Morr Music. E allora è chiaro che bisogna rivedere un po’ il processo di composizione, per trovare nuove energie e nuove ispirazioni. Al momento, si raggiunge a malapena la sufficienza. (6.0/10)

 

 

  • Monsters
  • Bright Mouths
  • We Will Walk Through Walls
  • Graves And The Infinite Arm
  • Adrft In Space, Or Whatever
  • Ether
  • Robophobia
  • Lullaby
  • It’s Like A Hearthbeat, Only It Isn’t
  • All The Bones
  • It’s An Ugly Life
  • When It’s Black

Electric President – Sleep Well (Morr Music / Wide, giugno 2008)

di Manfredi Lamartina

Electric President è uno dei progetti più pop dell’intero catalogo Morr. Ad ascoltare Ben Cooper e Alex Cane verrebbe da pensare agli Yuppie Flu, quelli “tronici” di Days Before The Day, e anche alla leggerezza un po’ da happy hour per introversi di The Go Find. Questo nuovo lavoro, Sleep Well, si inserisce bene nell’humus dell’etichetta berlinese. Se non fosse che qui il lato electro è ridotto ai minimi termini. Le melodie sognanti di We Will Walk Through Walls (una ballata saltellante che vive di chitarre in delay e ritornelli sussurrati, uno dei brani migliori del lotto), la ninna nanna un po’ ruffiana di It’s An Ugly Life (puro distillato tardo-Beatles) e le vocalità psichedeliche della conclusiva When It’s Black sono i momenti decisivi di un disco che, come il precedente, non farà sentire la propria mancanza lontano dallo stereo. Anche se una volta premuto play l’album accompagna agevolmente l’ascoltatore per tutta la durata della raccolta. (6.3/10)