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Eliot Lipp

di AA.VV.
Eliot Lipp

 

 

 

 

 

Copertina: ...
  • Illa Than (EARMINT Mix)
  • Flashlight
  • The Intro
  • Gangsta Shit
  • Tic Tac (JOHN HUGHES Remix)
  • Next Break
  • Glasspipe (VICTOR BERMON Remix)
  • Choosey
  • Moog
  • Harmonix

Steele Street Scraps (Hefty / Audioglobe 5 marzo, 2007)

di Edoardo Bridda

Ristampa del mini-album contenente outtakes, remix e inediti del fortunato Takoma Mockingbird, per Eliot Lipp, fiore all’occhiello dell’ultima marea di hip-hoppers apolidi del nuovo millennio. Steele Street Scraps raccoglie in una decina di roteanti breakbeats una serie di fragranze vivide e soprattutto smooth, da letto e cuffia come da chill out di classe, ancor meglio party soft in cerchie strette. C’è n’è di classe e si sente dalla prima nota, come i 3 remix ampliano le potenzialità dei brani originali (i richiami fine Ottanta di Illa Than, il feeling jazzy di Tic Tac e l’Aphex poppy di Glasspipe rispettivamente remissate da Earmint, John Hughes e Victor Bermon), soprattutto ci sono tante fragranze: classicità soul, funk e synth-pop ‘80, e modernismi IDM, indietronici e pure post-rock electro.

Come Dabrye, Lipp accosta basi hip hop a seducenti linee tastieristiche, come Dr Dre, ama quel funk felino e sonnolento. Soprattutto, oltre i riferimenti, il ragazzo di Takoma affascina per i lustrini appiccicati ai suoi sample,  riff che sbucano d’incanto tra i plaid del beat. Se avete perso l’album, magari iniziate da lì. Il next step sarà quest’eppì, una seduzione alla quale è difficile resistere. (7.0/10)

 

 

  • The Outside
  • Opening Ceremony
  • The Area
  • Best Friends
  • Baby Tank
  • Beyond the City
  • See What It's About
  • Th e Meaning
  • The Interlude
  • 7 Mile Tunnel
  • The Machine and the Wind
  • It's Time to Leave

Eliot Lipp – The Outside (Mush, 8 aprile 2008)

di Gaspare Caliri

Chissà mai se Eliot Lipp, prima di confezionare The Outside, avesse ansia da prestazione. Dopo tutto, a Los Angeles i concorrenti in tema di commistione hip-hop/house sono di raffinatezza e spessore crescente – vedi Flying Lotus. Un terreno dove c’è da esser preoccupati, specie per uno come lui, protagonista di una scoperta e di una rapida crescita di reputazione. Attenzione però – novità biografica –, perché Lipp ora figura come proveniente da Brooklyn, non più californiano (ed è pur sempre nato e cresciuto a Tacoma); cosa cambia? Sicuramente, in materia di cultura del clubbing, la minore solarità newyorkese, per esempio. Altra fonte di ansia, quella del cambiamento?

La risposta è no. Il suono di questo ultimo disco è infatti del tutto rilassato, per quanto complesso, stratificato; la linearità dei brani prevale sugli spigoli, i tagli non scoprono mai dei nervi, ma semmai la raffinatezza della cucitura. In tutto questo polleggio, pare contraddittorio ora citare l’estetica da videogame come pressoché prevalente; rimediamo subito dicendo che essa non fa riferimento mai a quattro bottoni in croce, non sembra insomma amatoriale (The Area), semmai “anticata” (Baby Tank, gran pezzo di ispirazione hip hop e paranoia da attesa nel gioco di ruolo).

Il contrasto tra synth vintagisti e tecnologia d’oggi è materiale su cui Lipp sa lavorare, con effetti a volte futuristici (Best Friends e The Meaning, con Jarre non proprio dietro l’angolo, ma pronto all’agguato); di certo non c’è mai completa concessione verso la sincope (The Machine And The Wind), e quel contrasto è appianato da una dimestichezza quasi da moderatore. Ecco che allora nel gran sinergia iperproduttiva dell’electro di oggi spunta un disco come questo che fa tornare in mente l’elettronica dei tardi Settanta, quella che iniziava a sentirsi matura e ostentare sicurezza, non più pionierismo. I pionieri qui presenti in massa sono semmai quelli di Detroit, ma è un’altra faccenda. Se non fosse limitante, si direbbe di The Outside come di un album fatto con stile, espressione coerente con lo sguardo del senso comune che avvolse l’ambiente di allora. Eppure sentire il savoir faire con cui Lipp increspa i suoi padri in 7 Mile Tunnell; è lampante; rassicurante, forse; di sicuro stiloso – ecco, l’ho detto. (7.1/10)