Caratteri: [Small] [Medium] [Large]
Introduzione
Critica
Webografia

Eric Chenaux

di Antonello Comunale

 

 

 

 

 

  • Skullsplitter
  • Worm And Gear
  • I Can See It Now
  • Weather The Wind
  • Dull Lights
  • Memories Are No Treasure
  • White Dwarf White Sea
  • Ronnie-May
  • However Wildly We Dream

Dull Lights (Constellation / Wide, 25 settembre 2006)

di Antonello Comunale

La Constellation si sta spingendo verso una marcatura sempre più direttamente folk. E’ una tendenza in atto già da un po’, ma con l’uno–due di quest’autunno - il presente lavoro e quello di Sandro Perri - questa inclinazione subisce una vera e propria investitura formale. Eric Chenaux è peraltro una vecchia conoscenza della scena di Toronto, avendo su curriculum un’attività musicale di lungo corso e sulle spalle varie formazioni e progetti, tra cui anche collaborazioni con Perri stesso. Dull Lights è un disco folk formalmente ineccepibile, che un po’ si fa fatica ad immaginare tra un Do Make Say Think e un Silver Mt. Zion.

La prassi è quella della ballata acustica, leggera e confortevole, che però a tratti rischia di languire eccessivamente come in Weather The Wind o nella Dull Lights che dà il titolo al lavoro. Molto meglio le influenze scozzesi che lo fanno sembrare una strana versione yankee di Richard Youngs e che contraddistinguono diversi brani del disco come Worm And Gear, White Dwarf White Sea e However Wildly We Dream. La palette strumentale è composta essenzialmente da chitarra, banjo e percussioni jazzate con l’uso sovente delle spazzole. Una filigrana sonora dal deciso piglio unplugged affidata a fidi collaboratori di Chenaux, come Martin Arnold e Nick Fraser. La fragranza rustica e da focolare domestico di Chenaux non mancherà di attirare qualche estimatore del suono acustico, eppure non sembra il migliore dei biglietti da visita per le produzioni targate Hotel2Tango, o per lo meno il migliore del nuovo corso.

Chenaux deve limare ancora di più il songwriting. Le spastiche andature di Memories Are No Treasure oWhite Dwarf White Sea, più che far pensare ai cavalli di razza come Red Red Meat e Califone, fanno venire il sospetto che non si sappia esattamente come concludere il brano. La voce poi non è il massimo dell’originalità, con quel timbro chiaro e pulito, come un Will Oldham prosciugato delle sue qualità. Non il miglior disco della Constellation, insomma. (6.0/10)

  • Am I Lovely
  • Love Don't Change
  • Rest Your Daylights
  • Have I Lost My Eyes
  • Ar ms, Legs & Moonlight
  • Boon Harp
  • Old Peculiar
  • Dreaming Of Stars
  • Sloppy Ground

Eric Chenaux – Sloppy Ground (Constellation, 19 maggio 2008)

di Antonello Comunale

Eric Chenaux bisogna prenderlo in considerazione sempre come se fosse in coppia con Sandro Perri e come quest’ultimo se ne è uscito con un disco di folk anni ’60 leggero e gradevole, così ecco Chenaux che vuole farlo anche lui. Sloppy Ground quindi fa il paio con Tiny Mirrors e il risultato è manco a dirlo… leggero e gradevole. Anche abbastanza ardito se paragonato con il primo disco. Si veda subito l’apertura free di Am I Lovely e quella tiritera giocosa costruita con il wah wah e la fisarmonica di Love Don’t Change. Insomma, Chenaux si fa rivedere sotto il segno di una sostenibilissima leggerezza dell’essere per parlare di amore come il più navigato dei trovatori folk di quei “meravigliosi anni sessanta”. Il tono della voce continua a farlo assomigliare a Richard Youngs, e gli episodi che solleticano l’immaginario scozzese aiutano a pensarla così, si vedano soprattutto Have I Lost My Eyes, Boon Harp e Old Peculiar. Il difetto di un disco così è che tolta tutta la patina buonista ci rimane davvero poco o forse sono solo io che di solito parteggio per i cattivi.

Di certo l’aspetto strumentale è notevolmente migliorato rispetto all’esordio e i brani trovano la loro ragion d’essere in modo sciolto e naturale. Spesso si tratta anche grandi brani. Insomma, è sullo stesso livello del disco di Perri, forse anche leggermente migliore, onde per cui: (7.0/10)