
Dopo il successo dei Battles, Warp comincia a prenderci gusto con le contaminazioni tra suonato, elettronico e manipolato dal vivo. In generale piace quel sound figlio di teste anche parecchio diverse eppure in fin dei conti rock, anche psych all’occorrenza. Gli australiani Pivot (Dave Miller ovvero Roam Of Hello Clouds - anche Miller+Fiam - e i fratelli Pike già nei Triosk), sono questa cosa ma non pensate al post-matematico del quartetto di Williams, piuttosto a un sound fatto di chitarra post-punk, tastiere narrative e una batteria secca e potente, quella sì, proprio come quella di John Steiner. In The Blood è il brano che più li caratterizza. Il suonato con un passo nell’elettronico. Il laptop che ogni tanto ribalta il tavolo armonico. Didn’t I Furious invece mette in campo il riff al synth pivotando la chitarra elettrica come contrappunto. Ne viene fuori un groove nervoso. Live rock ibridato. I remix sono altrettanto validi: il singolo nella mani di Rustie diventa un 8 bit radioattivo che rivede gli Autechre al Nintendo. Sweet Memory, brano inedito presente nella versione trattata da Clark, è ambient rock corroso da nastri acidi e synth da vecchia psych band. Qui il drumming è ondivago e jazzato come quello dei Tortoise, ehm Triosk. C’è molta curiosità attorno a loro. E a ragione. (7.0/10)