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Uochi Toki

di ©2005 Italo Rizzo
Due dischi all'attivo, cattive frequentazioni (Bugo, Violetta Beauregarde), massima libertà espressiva: semplici definizioni di comodo per chi ha deciso di prendere a martellate il senso comune. Signore e signori: ecco gli Uochi Toki.
Copertina: Vocapatch (Burp publications/MHM, 2003)

L'inverosimile prodigio della distruzione dei significati

Uochi Toki, ovvero come fare hip-hop tradendo i suoi canoni, rifiutandone gli stilemi e facendosi beffe di chi osa ascoltarli. Pochissimi gli appigli e le informazioni utili riguardo alla loro musica: sappiamo che sono un trio, che prima si chiamavano Laze Biose, che provengono dai dintorni di Alessandria, che sono amici di Bugo. Scrivere dei loro dischi, sviscerare il suono e soprattutto il verbo che ne promana può essere un operazione giocosa, perfettamente inutile, minacciosa, superficiale ed incredibilmente seria. Perchè gli Uochi toki non fanno propriamente rap, di certo non c'entrano nulla col crossover, ascoltarli significa spazzare via dieci anni di posse, di hip hop militante, di gangsta rap all'amatriciana, di demenzialità da avanspettacolo. Sgombriamo subito il campo: gli Uochi toki non sono demenziali; fare uso dell'ironia nei testi e nell'approccio ai suoni (cioè passare con nonchalance da basi electro a pezzi hardcore, apparentemente la loro cifra stilistica-ops! L'ho detto!-) rappresenta uno dei piani di lettura dei loro dischi, piani che sono molteplici e che si intersecano. Ma cosa li rende così diversi, se diversi lo sono davvero? Al primo impatto, questo rapping forsennato, opera di Napo, il quale ci vomita addosso cascate di parole, concetti più o meno scontati, metafore, citazioni ed urla incomprensibili, decretando la fine del predominio del contenuto sulla musica. Poi c'è lo sporco lavoro di Rico e Fele, secondo le note di copertina di Vocapatch addetti rispettivamente al low-tech ed alla morte e distruzione. Si può definire una crew, una mini tribù dedita al cannibalismo lontana anni luce sia dai cazzeggiamenti alla Beastie Boys sia dai proclami alla Public Enemy, per non parlare della Anticon o degli Anti Pop Consortium, troppo intellettuali ed intimisti per essere accostati a questo terzetto. Insomma, quando la confusione è troppa si gode molto di più: la certezza è che amerete ed odierete gli Uochi toki in egual misura.

Vocapatch (Burp publications/MHM, 2003), il primo disco a nome Uochi Toki, esce, forse non casualmente, in un periodo di stasi musicale (soprattutto dell'hip-hop italiano) come una scheggia impazzita destinata ad essere ignorata, derisa e al tempo stesso stracitata. 31 pezzi, senza titolo, (toccherà farci l'abitudine), 31 frammenti di un unico discorso: sovente un brano si riversa nell'altro o viene ripetuta la stessa base, che può essere molto scarna o noisy, technoide o vagamente gotica, in ogni caso avant (si sentono strumenti giocattolo e suoni da videogame, ad esempio nel brano 19). Ma non finisce qui: una costante è l'alternanza tra questi pezzi e stralci di hardcore allo stato puro, cioè suonati con chitarra e batteria, stile Black Flag dei primi tempi ma senza alcuna velleità. In mezzo a tutto, glithces e frequenze alla Pan Sonic (traccia 6, 9, 12 tra le altre), risonanze autechriane (21,24), negazioni d'evidenza (questo è il decimo pezzo!!! urlano, ma il lettore segna dieci), dislessìe eretiche (non impronta se il tuo parere conta, traccia 2), bislacchi loop semiorchestrali (#26), depistaggi continui fra pop culture e letteratura. Verrebbe da definirlo meta hip-hop, perchè parla di se stesso e su se stesso, non cerca di convincerci di una verità e rappresenta una forma di estrema autoreferenzialità, assomigliando infine solo a sè. Note di colore: Bugo è ospite "muto"in 4 pezzi (Rico ricambierà nel suo disco Golia e Melchiorre), il cd è stato registrato al Fiscerprais studio e al posto dei titoli ci sono delle icone non ben identificabili. Si può solo aggiungere che Vocapatch va assunto tutto d'un fiato, magari sfruttando il random del lettore cd per potersi perdere meglio nell'intrico dialettico-sonoro. Uochi toki come walkie talkie per bambini a cui piace smontare i giocattoli. (8.0/10)

Copertina: s/t (Burp publications/MHM, 2004)

Ci si chiede da subito, appena guardato questo cd omonimo (Burp publications/MHM, 2004), a cosa/chi servono gli Uochi Toki, se era possibile andare oltre il primo disco senza ripetersi (mi permetto di cambiare idea a metà di una discussione), senza diventare la parodia della parodia di se stessi. E' una domanda sbagliata: loro sono perfettamente consapevoli di ciò che fanno, e tanto basta (credo ci sia una distinzione fra due parole uguali). Appoggiati dalla Burp di Firenze, forse l'unica etichetta che in Italia poteva far uscire un prodotto simile, i Uochi Toki continuano nel gioco della sottrazione: adesso anche la copertina è sparita, c'è solo una confezione trasparente e il cd. Forse la prossima volta saranno solo mp3, magari inutilizzabili... Bando ai deliri, questo secondo episodio prosegue apparentemente sulle stesse coordinate di Vocapatch: grumi di electro e di techno "povera", ridotta ai minimi termini, sfuriate hc e qualche inedita deviazione wave e tribaleggiante(#10,#14,#19). Ad un primo ascolto notiamo che i pezzi variano da una manciata di secondi fino ai 6'51" della settima traccia, una sorta di excursus/sfogo sonico a bassa frequenza, perciò il disequilibrio emerge come unica forma possibile per gli Uochi Toki. In questo disco gli approdi musicali, l'alternanza electronics/chitarre, i beat confusi con la musica concreta, si svelano essere illusori (tutto quello che diciamo o facciamo è già stato detto o fatto), eppure l'ascolto è godibile, a patto di essere devastati e/o consapevoli, e/o citazionisti come loro. La fredda analisi (?) ci dice che le 81(!) tracce stavolta si dividono fra rombi di motori, seghe elettriche, basi reiterate, più quanto detto sopra, spesso all'interno dello stesso pezzo, dunque trovare un comune denominatore è arduo, ogni ascolto dà luogo a una chiave di lettura diversa, parziale ma in fin dei conti efficace. A questo punto esprimere delle preferenze è come sparare nel mucchio: i campionamenti vocali della traccia 55, il finto assolo glitch della 57, l'insolito noise della 65, la dissacrazione che aleggia su tutto il disco, le verbosità assortite più che in precedenza. Fa un po' senso scriverlo, ma gli Uochi Toki sono tra i più credibili testimoni di questo tempo (ho la sensazione che nessuno mi stia ascoltando. Verifico: avevo ragione).

ps: Tutti i corsivi sono tratti dai testi dei brani.

(s.v./10)

 

A talkin' with a walkin'..... un'intervista con l'eco

Quel che segue è una serie di domande inviate via e-mail alle quali ha risposto Rico: chiedere "spiegazioni" e lumi sui Uochi Tochi è un attività improba quanto, forse, inutile. L'unico rammarico per il sottoscritto è che l'intervista non sia stata ambientata in una fonderia....l'ultima raccomandazione, a questo punto banale, è di Ascoltarli, non Sentirli.

- Mi piacerebbe sapere qualcosa sugli altri gruppi nominati nel vostro sito: Parassit e Prostat, esistono realmente? Chi di voi ci suona?

Esistono realmente le persone che hanno fatto cose usando i nomi Parassit e Prostat; nello specifico Parassit è il progetto solista di uno di noi e Prostat è il progetto di uno di noi in compagnia di un altro (esterno), nel sito non è nominato però l'unico progetto parallelo (progetto solista del terzo) realmente interessante cioè: Meccanico del suono (di prossima registrazione).

- Vi considerate un non gruppo, ma potreste dirmi come vi trovate insieme per comporre dei pezzi? E’ tutto improvvisato o vi capita di ridefinire delle idee, di scartare qualcosa?

Posso dirti cosa è stato fatto fino ad ora* ma non posso ancora dirti come ci organizzeremo** e se ci organizzeremo.
Il "cosa" c'e' gia' in buona parte, il "come" lo dobbiamo ancora decidere.

*compiti separati: ognuno seguiva la sua area di interesse
**offerta promozionale valida fino al 31/12/2005

- Che tipo di reazioni avete suscitato nei gruppi hip-hop più canonici? Secondo voi può esistere un vostro “ascoltatore-tipo”?

Per la prima parte della domanda ti consiglierei di chiederlo ad un gruppo hip-hop canonico (cosi' facendo giro su di te la difficolta' di trovare un gruppo realmente definibile in tale maniera); per quanto riguarda la seconda domanda la risposta è: si.

- Raccontatemi degli esordi con i Laze Biose, avete partecipato anche a delle compilation..

Con il nome Laze Biose abbiamo registrato due demo, un disco ed un mix tape, abbiamo partecipato a qualche compilation dove erano presenti molti gruppi hip hop canonici (che stronzo! Ndr), alla fine era sempre la stessa solfa: io rompevo i coglioni al prossimo con un agglomerato di frequenze piu' o meno ordinate generate da impulsi elettrici e napo rompeva i coglioni al prossimo con un agglomerato di frequenze piu' o meno ordinate trasdotte in impulsi elettrici.

- Come vivete la situazione concerto? E’ un occasione per sperimentare o per trascorrere un week-end in varie parti dell’Italia?

Nessuna delle due cose. La viviamo in questo modo: riflettiamo sul fatto che la gente ci da retta solo perchè siamo rialzati di 30 Cm (ca) rispetto loro, trascurando il fatto che una persona alta 2 metri è alta come noi sul palco.

- Il vostro ultimo cd omonimo mi sembra molto denso, rappresenta quello che per voi è la musica, ma visto che siete coscienti della ripetitività come sorte ineluttabile, cosa farete adesso? E’ importante per voi dare una forma definitiva a tutti i vostri pezzi?

Il nostro Cd essendo molto denso e rappresentando ciò che per noi è la musica ci rende coscienti del fatto che la ripetetitività è ineluttabile. Per quanto riguarda la seconda domanda: una volta masterizzato, un cd, acquista automaticamente una forma definitiva.

- Rico, hai registrato dischi di altri gruppi, che esperienza è stata?

Registrare mi piace parecchio; è difficile generalizzare i miei rapporti con gruppi di genere/estrazione/tipologia differenti....ed è ancora piu' difficile generalizzare i miei rapporti con persone di tipologia/estrazione/genere differenti, ogni volta è diverso (lo è anche prendere lo stesso gelato con gli stessi gusti nella stessa gelateria o, se preferisci, lo è anche rispondere alle stesse domande fatte dalla stessa persona),
facendo una media matematica posso dirti che è una esperienza (in quanto avviene anche adesso) interessante (con interesse globale= Y; valore di interesse= K; area di interesse= X; quindi Y=K*X; da questo si evince che Y/X=K quindi il rapporto fra interesse globale e area di interesse rimane costante).

  • I fonici (aka l'intro)
  • I rapporti
  • Le metafore
  • I mezzi di trasporto
  • L'estetica
  • Le città
  • Il pezzo serio
  • I gesti di cattiveria
  • Il primo semestre
  • Il secondo semestre
  • I batteristi
  • Le armi (aka il pezzo jam)
  • L'outro

Laze Biose (Burp Publications, 2006)

di Italo Rizzo

Laze Biose prende il titolo dal precedente nome del gruppo, perciò si potrebbe dire che questa è la quadratura del cerchio, se non fosse una metafora come quelle criticate da Napo (Le metafore). Si potrebbe anche dire che qui ci sono molte novità, se non fosse che molti brani avrebbero potuto stare sul disco precedente (infatti due erano già usciti su un ep scaricabile dal loro sito, Il primo semestre e Il secondo semestre).
Abbandoniamo le possibilità e avviciniamoci alla concretezza: chi già conosce gli Uochi Toki sa cosa aspettarsi, ma questo non vuol dire che siano diventati prevedibili.
Certamente gli strumenti sono quelli, basi sempre più minimali e ripetitive, gorghi metallici in cui perdersi, un rapping sempre più pignolo; in questa occasione mancano i brani hardcore, che inframmezzavano gli altri lavori, ma in compenso c’è un pezzo che sembra parodiare gli stili dei vari rapper italici, un vero spasso intitolato Le armi (aka il pezzo jam).

Questo disco - per la prima volta “solo” tredici pezzi, alcuni molto lunghi come Le città -  può essere un manifesto riassuntivo della “poetica” del gruppo, una serie di caustiche considerazioni sulla vita che non passano inascoltate, anche grazie agli improvvisi eccessi rumoristi di Rico. Non c’è molto da aggiungere: Laze Biose è un capitolo forse transitorio, per altri versi irrinunciabile (almeno per chi non li ha mai ascoltati), o più probabilmente postumo, come hanno scritto loro stessi al banchetto dei cd durante i concerti.(7.0/10)

  • Trailer
  • Scle-Dance
  • In media res
  • Rotta per causa di Egon
  • La Chiave del 20
  • Brus Bros
  • In da club
  • Salsa Bianca
  • Babèk (Letama Beat)
  • Dal club alla strada
  • Scle-Trance
  • La colazione coi campioni

Uochi Toki & The Eterea PostBong Band - La Chiave del 20 (Wallace / Audioglobe, giugno 2007)

di Stefano Pifferi

Una notte in discoteca - la più tamarra possibile - credo sia quanto di più lontano un lettore di SA auspichi per un sabato sera qualsiasi. Se però ad introdurre la serata è uno dei gruppi più chiacchierati degli ultimi anni (nonché uno dei più intelligenti e caustici), beh, un pensierino ce lo potremmo anche fare. Almeno da casa.

La Chiave del 20 è una sorta di concept che vede i due cantastorie metropolitani avventurarsi passo dopo passo in una serata dance in collaborazione con gli Eterea PostBong Band, altro misterioso gruppo di sballati nati e cresciuti al di fuori di ogni minimo trend musicale. L’album è equamente diviso tra gli assalti più o meno rimati ma sempre corrosivi del duo (Rico ci mette le basi, Napo la voce e la faccia) e la miscela di hard-techno-crossover-e-chi-più-ne.ha-più-ne-metta del gruppo bergamasco. Ne esce un racconto audio dalla parte del drop-out escluso dalla fabbrica del divertimento disco. Gli assalti in rima forzata di Napo non si discostano da quelli passati, figli di una (non)musica di una urgenza comunicativa tanto cruda quanto intensamente sottolineata dalle basi di Rico. Gente con in tasca “poche copeche, senza capigliature ingellate o giacche firmate”, ma con un senso di chiaro distacco dallo “styling popolare dello styling d’alta classe”. Un lucido e ludico attacco al sistema che evidenzia l’intelligenza corrosiva dei due. Discorso a parte per gli Eterea, che forniscono ottimi intermezzi strumentali tra le esternazioni del duo a base di spunti funky e accentuate accelerazioni dancey, ma vanno rivalutati in un contesto in solitario. (6.8/10)