
Lo sappiamo, no? Il rock è l’unico autentico esperanto del pianeta, e al suo interno beat e psichedelia ne rappresentano per certi versi l’epitome. Gli specialisti in materia possono citare - per riempire le serate al circolo o alle convention del disco raro - band venezuelane, tailandesi e sudafricane che sono pure meglio dei classici conclamati. Sì, certo, avete ragione. Oltre il lato (involontariamente) comico delle parrocchiette musicali, resta nondimeno l’evidenza di un fenomeno estesosi a macchia d’olio, veramente “globale”.
Solo che, scava oggi e scava domani, mica possono saltar fuori sempre dei “nuggets”: a volte capita in mano della pirite o, tutt’al più, materiale carino ma che vale più come fenomeno di costume. Provate a rovesciare la prospettiva, a pensare che effetto possa fare a un anglofono l’ascolto dei Dik Dik, dato che di Corvi e Ragazzi Dai Capelli Verdi non se ne formavano ogni settimana. Sorrisi di sufficienza, gli stessi che facciamo noi vergognandoci ma che non fai ascoltando questa curiosa formazione peruviana, sorta di Music Machine o Syndicate Of Sound locali che, stando alla mitologia spicciola riportata nel libretto, raccolsero un certo qual successo.
In parte giustifica la supposta “leggenda” la carica selvatica di certe tracce, principalmente versioni in spagnolo di brani stranieri che potete sbizzarrirvi a individuare, in modo particolare il ronzare chitarristico di No Me Dejes, una Mira Tu in chilometrica oscillazione tra il deragliante e il disperato, la Ambrazame Baby ubriaca di lussuria. Meno d’effetto i brani autografi, improntati a garage blues fuzzato e ruvido folk-beat aromatizzato pop proposti con quei due/tre anni di ritardo e attenendosi eccessivamente al manuale. Più oltre il moderato entusiasmo si affloscia ulteriormente per via di artritiche cover hendrixiane, svenevoli riprese da P.F. Sloan e un generalizzato appiattimento (redime una legnosa Sunshine Of Your Love la rituale Suzie Q. intinta nel fuzz).
Lo confesserò: a un certo punto, la data d’uscita mi ha fatto quasi supporre che si trattasse di una (piacevole) burla…
(6.5/10)