Caratteri: [Small] [Medium] [Large]

Port O’Brien - All We Could Do Was Sing ( Drag City / Coop, 4 luglio 2008)

di Antonio Puglia

Il quesito è lo stesso che ci siamo posti davanti a fenomeni come MGMT e Vampire Weekend: miracolati di Pitchfork o nuovi, genuini talenti di una scena – l’indie rock americano – sì storica e prestigiosa, ma comunque sempre più dipendente da web e My Space? Il debutto dei californiani Port O’Brien - anticipato dalle lodi di M. Ward (che li nominò Favorite New Band) e da tour con Bright Eyes, Cave Singers, Nada Surf e Modest Mouse – non scioglie del tutto il dubbio, lasciando il giudizio in sospeso. Piace quell’attitudine fresca alla Bishop Allen (Fisherman’s Son, con begli arrangiamenti di archi alla Love), mista all’esuberanza sguaiata dei citati MGMT (l’incipit corale di I Woke Up Today); piacciono anche i watt nevrotici alla Crazy Horse di RoofTop Song e Pigeonhole, la vena emo-folk alla Conor Oberst di Stuck On A Boat, le carinerie di Alive For Nothing e My Eyes Won’t Shut, e perfino l’indie accorato - e un filo scolastico – di marca Hüsker Dü /Dinosaur Jr. in Close The Lid.

Quello che manca a All We Could Do Was Sing non sono certo le buone intenzioni, insomma, ma una direzione precisa. O comunque un qualcosa che, aldilà dei temi interessanti esplorati nelle liriche (viaggi letterali e immaginari, isolamento e introspezioni assortite, ispirate dalle fredde giornate che il leader Van Pierszalowski ha passato su una barca da pesca in Alaska), faccia emergere carattere e personalità a sufficienza. Per fare di meglio, c’è sempre tempo, ok; ma segnali come questo, se reiterati, potrebbero cominciare a preoccuparci.

(6.2/10)

 

  • indie pop, songwriting
  1. I Woke Up Today
  2. Stuck on a Boat
  3. Fisherman's Son
  4. Don't Take My Advice
  5. Alive For Nothing
  6. Pigeonhold
  7. Will You Be There?
  8. The Roof Top Song
  9. In Vino Veritas
  10. Close the Lid
  11. Valdez