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Serpentina - Planeando En Tu Azotea (Elefant / Goodfellas, 19 febbraio 2008)

di Giancarlo Turra

Hanno una lunga storia alle spalle i Serpentina. Il duo composto dai fratelli Paco e Maria Tamarit calca le scene dall’inizio del corrente decennio e in un certo senso a chi scrive spiace di averi scoperti solo ora grazie a una più capillare distribuzione della loro attuale etichetta, la prestigiosa Elefant. E’ che del loro pop scintillante e arguto non ne hai mai abbastanza, al punto che se questa copia di Planeando En Tu Azotea fosse in glorioso vinile, già sarebbe consunto di ascolti da richiederne una nuova. Non butti via un secondo che sia uno di questi ventisei minuti, benedici il tasto “repeat” del lettore che consente di prolungare all’infinito la magia e la fragranza senza tempo che promana dal loro folk-pop elettroacustico, in grado di attingere da una tradizione grande nota e meno nota con quella sorridente eppure malinconica disinvoltura appartenuta ai primi Belle And Sebastian (ai quali sfugge da un bel po’ una gemma gregoriana e struggente come Ven, sientate…) Il motivo è semplice, schietto: il pop migliore si esprime in modo universale, travalica i confini geografici e linguistici, entra ed esce dal passato e dal presente come una visione, un sogno. Logico dunque che in questo secondo album gli spagnoli percorrano strade già note - che sarebbe tuttavia più corretto definire “classiche” - senza che ciò vada a inficiare la freschezza del risultato finale, e addirittura si lascino alle spalle i fastidiosi eccessi barocchi dell’esordio.

Concorrono equilibrio e forza della scrittura a sostenere i sixties di El Universo - Turtles al quadrato più Beach Boys - e Descalzos poer el parque (“a piedi nudi nel parco” come l’omonimo film: uno scintillio folk beat), le pause di riflessione in cameretta durante i pomeriggi uggiosi (Cambio de vida, No se per qué), un arrampicarsi fintamente “easy listening” memore di Margo Guryan (Festival; la giostrina tesa Mañana) e un filo rosso di bossanova che passa attraverso le delicatezze di Ben Watt e Tracey Thorn (Dos o tres meses). Ben di dio offerto con discrezione e senza roboanti proclami, come si fa tra autentici appassionati che mettono tutto quel che gli passa per il cuore e la testa nella musica. Se hanno qualcosa da dire, qualcuno che ascolta lo troveranno sempre, specialmente se buttano sul piatto l’irresistibile marcetta malata d’amore Querido Miedo o gli intrecci agrodolci di Tan Facil, come se nulla fosse. Averceli gruppi così dalle nostre parti e anzi no: perché finirebbero a fare i ragazzi e ragazze copertina su ogni rivista, si monterebbero la testa e allora ti saluto spontaneità. Non qui, dove respiri un eterno presente dalle radici vigorose e dall’inventiva che mai viene meno.

(7.3/10)

 

  • retro pop
  1. Festival
  2. Descalzos por el parquet
  3. Dos o tres meses
  4. El universo
  5. Cambio de vida
  6. Que disillusion
  7. Querido miedo
  8. No sé por qué
  9. Tan Fàcil
  10. Yo que hago aqui
  11. Manana
  12. Ven, sientate