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Sportclub – Catchy ( La Baraonda / Self, 2008)

di Fabrizio Zampighi

Scazzo ed elettronica, contrabbasso e synth, tastiere e chitarre acustiche, batteria e tromba.

Da questo cocktail di sonorità, nasce un disco sorprendente, attaccato alla melodia ma capace anche di proporre aggregati strumentali piuttosto raffinati. Verrebbe da citare Notwist e Yuppie Flu tra le influenze di questi Sportclub, non fosse che l'obliquità crepuscolare dei padri putativi qui si trasforma in una quadratura maggiore dei suoni e in un ricorso a un programming che invece di accennare divide deciso in patterns, invece di rimanere sospeso indaga con criterio contesti stilistici diversissimi tra loro. E' il caso di Everlast, coronato da ritmiche hip-hop e con un cantato che traffica con Rogue Wave e affini, o magari di Yola, in cui un beat rubato al dancefloor e narcotizzato a dovere gioca con un background di fisarmonica.

Vera forza della band ferrarese, comunque, sono proprio le melodie, immediate nella loro semplicità, sospese tra malinconia adolescenziale e post-sbornia, quasi banalizzate in saliscendi di pentatoniche ripetitivi quanto sfacciatamente appiccicosi. Momenti di pura attitudine pop che se non rendono questo esordio imprescindibile, contribuiscono comunque a dargli un aspetto decisamente attraente e da bollino verde. Insomma, fuor di metafora, un disco per tutti.

(6.9/10)

 

  • elettro-pop
  1. We'll Find It Out
  2. Never Talking To You Again
  3. Yola
  4. Everlast
  5. What Am I To Get?
  6. Working For The Future
  7. In Your Eyes
  8. Unbelievers
  9. In The Sun
  10. Worth – While Effort