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BulBul – BulBul 6 (Exile On Mainstream, 26 maggio 2008)

di Gaspare Caliri

Una cosa che Trent Reznor ha dimostrato in una vita di dischi è che la musica industriale – o almeno un suo sotto-tipo – può arrivare anche a persone che al momento della sua nascita – i soliti Throbbing Gristle – l’avrebbero aborrita.

I suoi Nine Inch Nails hanno percorso una parabola che ha attirato a sé l’adolescente come l’ascoltatore meno concitato, i novelli come i veterani della musica industriale. Che Trent sia il nume tutelare dei Bulbul – e di Bulbul 6, loro ultima creazione, la prima per Exile On Mainstream – appare in certe occasioni evidente, ma non è garanzia necessaria e sufficiente perché i risultati siano gli stessi. L’impressione è che ci sia una certa foga nel seguire i suoi passi, o meglio i suoi procedimenti, al massimo delle loro possibilità.

L’effetto più appagante del disco – e coerente con l’intento – è una certa malleabilità dimostrata da Patrick Pulsinger, musicista austriaco che sta dietro al progetto. E così anche le cose più lontane dai NIN non li riescono a non ricordare. Così avviene con l’incubo (indotto e neanche troppo spaventoso) di Fremder Hingepisst, che si applica ai Cabaret Voltaire più patafisici; o con la successiva e sincopata Daddy Was A Girl I Liked, una buona prova di industrial-funky; con la tardo-neubauteniana Loss Mei Hen In Ruah; o con l’iniziale Somnambulance Blood (ma anche in The Song's Name), dove i BulBul fanno propri gli insegnamenti dei Brainiac.

Là dove è più invadente Reznor è la strategia delle scelte vocali, dell’impostazione del cantato; e il tessuto connettore si basa proprio su questo. A volte (Lack Of The Key) si arriva persino ai NIN più portatili e digitali, e a brani (Tighten, che ci porta fino a Marilyn Manson) dove la base industriale cela una struttura a rondò propria della canzone più tradizionale.

Ma poi… poi leggiamo nella press che a partecipare al disco ci sono anche Philipp Quehenberger e Carla Bozulich; e che si eleggono come riferimenti dei Bulbul nientedimeno che i Jesus Lizard e i Melvins. Una variatio finale, che ci distrae un attimo ma che non cambia in sostanza la nostra opinione.

(6.3/10)

 

  • industrial portatile
  1. When Sun Comes Out
  2. Lack Of The Key
  3. Where The Hell Is Dj Fett
  4. Shuguang
  5. Shenzhou
  6. Tighter
  7. Tighten
  8. Changzheng
  9. Fremder Hingepisst
  10. Daddy Was A Girl I Liked
  11. The Song´s Name
  12. Steve Le Postla
  13. Loss Mei Hen In Ruah
  14. Dust In My Zimmer
  15. Das Stück