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Dead Leaf Echo – Pale Fire (Year Of The Gallon Records, marzo 2008)

di Andrea Provinciali

Pale Fire è il secondo album di questa giovane band newyorkese. Ancora poco conosciuti, i Dead Leaf Echo hanno tutte le carte in regola per farsi notare positivamente da critica e pubblico: capacità di scrittura, gusto melodico e un buon impatto iconografico. Speriamo solo che quell’onda shoegaze che ha investito in lungo e in largo il panorama indie in questi ultimi anni non esaurisca proprio ora la sua spinta, perché i Nostri ne sarebbero ottimi surfisti. Pale Fire rappresenta un condensato perfetto di romanticismo sonoro. Ci sono i languori chitarristici di puro stampo 4AD, le derive soniche e vocali dei My Bloody Valentine, gli eterei voli ascensionali degli Slowdive, ma anche le malinconiche ruvidezze dei primi Smashing Pumpkins e molta delicatezza alla Jeff Buckley (nella costruzione strumentale di Tears palese è il rimando a Grace). Ovviamente, tutto ciò finisce per rendere l’album fin troppo derivativo, ma cosa oggi non lo è, visto l’andamento revivalista dell’indie rock contemporaneo? Da segnalare l’ottimo mix della title track a opera di Ulrich Schnauss.

(6.3/10)

 

  • shoegaze
  1. Warm Body
  2. Thought Talk
  3. Tears
  4. Cry The Sea
  5. Pale Fire (Ulrich Schnauss Mix)
  6. Reflex Motion