
Quattro anni fa era stato l'esordio Apparenze a far parlare delle Diva Scarlet. Allora la formazione bolognese frequentava il giro degli artisti Mescal – etichetta responsabile della pubblicazione del disco -, presenziando ad alcune edizioni del Tora Tora Festival e condividendo spesso il palco con musicisti del calibro di Afterhours, Marlene Kuntz, Cristina Donà, Morgan.
In quattro anni di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia e per la band il tempo trascorso ha significato soprattutto separarsi dal grembo materno della vecchia etichetta per approdare ad una dimensione pressoché indipendente lontana dai fasti del passato ma non per questo meno interessante. A dimostrazione di quanto si afferma questo Non più silenzio - prodotto da Giulio Favero del Teatro Degli Orrori -, ennesimo tributo a un punk/rock/noise di nuova generazione tutto chitarre elettriche e voci non lontano da certe derive mainstream ma al tempo stesso capace di mostrare una certa obliquità di fondo. Quella che emerge da brani come Io non so, dagli archi soffusi della title-track, dalle narcosi di Appesa a un filo, tra i tanti gli episodi forse meno in linea con l'immaginario classico del gruppo.
Il resto è pestare di batteria su riff devastanti (l'ottima Dammi una ragione), pulsare evocativo (Cura di te), alternanza tra impeto e quiete (Casca la terra), prescindibili ballate al pianoforte (La stanza dei giochi). Con una chiusura affidata a una notevole La giusta distanza scritta a quattro mani con Moltheni.
(6.7/10)