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Live: Take The Cage Train – Boletus Edilus, Musica Pendolare (Treno Bologna – Porretta, 31 maggio e 1 giugno 2008)

di Daniele Follero

Sarà che chi ha ancora memoria dell’esperienza cageiana del treno “alla ricerca del silenzio”, avrà qualche riserva nei confronti di questa sorta di trentennale; passi anche che qualcuno la consideri un’operazione che puzza di soldi e pensi che Cage si sarebbe rivoltato nella tomba e avrebbe apprezzato solo l’aspetto micologico dell’evento; e magari anche che l’approccio, rispetto al coinvolgimento del pubblico e al senso di happening, sia stato completamente ribaltato.

Ma una cosa è certa: chi ha attraversato la Porrettana il 31 maggio e l’1 giugno senza pensare ai paragoni di sorta, cogliendo gli spunti artistici e le meraviglie paesaggistiche, non sarà rimasto deluso da questa strana “scampagnata d’avanguardia”. Un viaggio sonoro della durata di circa sei ore, con percorsi quasi uguali per le due giornate (una fermata di differenza, il 31 a Riola, l’1 a Vergato), sostanzialmente impostate allo stesso modo.

Partenza prevista per le 14.30 dalla stazione di Bologna, dove sono nate le prime “intrusioni” musicali. Un gruppo di musicisti si è intrufolato nell’atrio principale intonando suoni tenuti con alcuni strumenti a fiato, confondendosi in mezzo alla folla ignara. A salutare la partenza del gruppo di campeggiatori ci ha invece pensato la Banda Roncato, formazione nota da anni a Bologna per le sue bizzarre cover di standard rock.

Si parte. Con precisione cronometrica, visto che il treno, per non mettere in difficoltà il transito delle ferrovie, doveva rispettare alla lettera gli orari previsti. Il “pubblico” prende posto senza troppi convenevoli e quasi contemporaneamente alla partenza viene intimato a tutti di non muoversi dal proprio posto e di cambiare carrozza ad ogni fermata. Una maniera poco coinvolgente per un happening, che ha le sue ragioni nella strutturazione del progetto: in ogni vagone è presente un musicista, con uno spartito organizzato per tempi e luoghi più che per note (poche), mentre una radio manda suoni da cd preparati da Alvin Curran, ideatore e curatore unico del progetto. Il compositore americano è ansioso, si muove avanti e indietro per il treno, controllando che tutto vada bene, finché, partita la macchina, trova tempo per rilassarsi e fare quattro chiacchiere con conoscenti e amici. Conoscenti, qui, lo erano un po’ tutti. L’ambiente è quello che, a occhio e croce, frequenta Angelica e contesti musicali affini, con l’eccezione dei curiosi (non pochi) spinti più dal fascino del viaggio fuori dal comune che dal valore musicale della performance.

Non c’è neanche tempo di prendere posto e rendersi conto di cosa succede. Ci vuole poco ad arrivare a Sasso Marconi e già si scende. Un gruppo di fiati si sposta nella piazzetta antistante la stazione e comincia a dialogare con il piano di Marco Dal Pane e il violoncello di Tristan Honsinger. Un po’ di sole e via, di nuovo in treno alla volta di Marzabotto. Appena ci si inoltra nelle terre più calde della Resistenza, ecco comparire, di questi tempi quasi un ammonimento, un coro femminile ad intonare, in fila indiana, alcuni canti partigiani. A Marzabotto la sosta è solo tecnica, si prosegue per Riola, dove il viaggio raggiunge il suo clou, artisticamente parlando. Ad attendere la coda di visitatori, nel piazzale della Chiesa di Santa Maria Assunta, c’è la Banda Verdi, che dopo qualche brano classico di saluto, si frammenta in una serie di cluster, con i musicisti a passeggiare liberamente nello spazio. Intanto, in Chiesa, il coro si prepara. All’ingresso della banda e del pubblico l’atmosfera si trasforma totalmente. La banda e il coro dialogano, accompagnati dal theremin di Vincenzo Vasi (personalmente non avrei mai neanche immaginato di vedere uno strumento così “eretico” in un luogo sacro!). Sembra di vivere un sogno, con suoni che arrivano da tutte le parti e avvolgono gli ascoltatori come in una piacevole morsa. Solo nell’attimo in cui si realizza il silenzio, a decretare la fine di quest’opera di Curran, si ha l’impressione di aver vissuto qualcosa di straordinario. Si è perso il senso del tempo e a molti risulta faticoso tornare, e anche con una certa fretta, al treno, che sennò parte lo stesso.

Termine corsa a Porretta, dove siamo accolti dagli alpini che gentilmente offrono polenta, funghi e vino rosso (un’accoglienza un po’ pesante se si considera che sono le cinque del pomeriggio!) e qualche coro, improvvisando un fuori programma. Un peccato che questo strano viaggio a sorpresa sia finito proprio nella consuetudine di una performance di improvvisazione collettiva. E una contraddizione che lo abbia fatto in un teatro e, soprattutto in una situazione d’ascolto assolutamente convenzionale, al di là del risultato stesso della performance degli ottimi musicisti. Da dimenticare.
C’è stanchezza sui volti, dei viaggiatori come dei musicisti, al momento del rientro. Al ritorno nessuna fermata prevista e, a parte una sosta a Casalecchio per ammirare dai finestrini una performance di danza contemporanea, succede poco e niente. Ma c’è ancora tempo per chi ha voglia di suonare e per chi ha forza di ascoltare e si riunisce in qualche jam occasionale prima che il cartello della stazione di Bologna riporti tutti alla normalità. E Cage?