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AA. VV. – Nigeria 70 Lagos Jump: Original Heavyweight Afrobeat, Highlife & Afro Funk (Strut / Kizmiaz, 8 maggio 2008)

di Giancarlo Turra

Sa fare fin troppo bene il suo mestiere Quinton Scott, del quale potete leggere con maggior dovizia di particolari in un’altra sezione di Sentireascoltare. C’è di che essergli riconoscenti per le compilation - ricche di note e grande musica, mai banali nelle tematiche - che pubblica e per aver resuscitato una label fallita. Avercene e dunque stai attenta, Vampisoul, perché il duello tra pesi massimi non resterà confinato al titolo di questo eccezionale disco, ma pare imporsi come un avvenimento da tenere d’occhio nell’anno in corso.

Per quel che ci riguarda, faremo il nostro dovere, iniziando con l’imporvi l’acquisto di Nigeria 70 Lagos Jump, anche se magari la musica africana non vi interessa. Cambierete idea, perché poche altre nazioni della fascia subsahariana del continente posseggono una tradizione sonora al pari articolata ed entusiasmante. Frutto in parte non piccola di quel “cannibalismo” teorizzato dai Tropicalisti, nello specifico facendo leva sulla ricchezza dei contatti col mondo occidentale e in particolare con gli Stati Uniti. E’ infatti da una peculiare interpretazione di soul e funk - non di rado chiazzati di reggae - che s’è raggiunta la sensazionale musica di questo stracolmo cd, miracolo d’inventiva che solletica il cervello ma non fa star fermi un minuto.

Materiale che sa di antico ben oltre il decennio in cui fu prodotto, questo, e nondimeno risulta di avveniristica fattura, capace di esser fonte di idee per Eno e Byrne (magari citando Marley come fa Sir Shina Peters & His Internationsl Stars) passando per i Can (l’inebriante di Everybody Likes Something Good sbuca fuori dai solchi consunti di Tago Mago; Eric Akaeze & Royal Ericos li coniugano psichedelicamente con una fissità alla James Brown), infine restituire non la fotocopia sbiadita ma la sua peculiare evoluzione (esemplare African Dialects, che espande Isaac Hayes e George Clinton mentre evoca Remain In Light). Avrete senz’altro preso nota dei nomi tirati in ballo per fornire le coordinate interpretative e meglio orientarsi sulla mappa, tra orge percussive (Dynamic Africana), organi sugosi (The Immortals: afro-garage?) e chitarre serpentine (Eddie Quansa) oppure frenetiche (Ezuku Buzo), passi in levare geneticamente modificati (Ashanti Africa Jah) e ottoni bollenti (Tug Of War). Sappiate che la maggior parte dei sedici brani qui raccolti fa con loro pari e patta, ma quel che più conta è la sensazione di aver di fronte un mare di elettrizzanti rivelazioni sonore. Tuffatevi senza esitazione, e al diavolo il salvagente.

(8.0/10)

 

  • afro funk
  1. Sir Shina Peters & His Internationsl Stars - Yabis
  2. Ify Jerry Crusade - Everybody Likes Something Good
  3. Bola Johnson & His Easy Life Top Beats - Ezuku Buzo
  4. Ashanti Africa Jah - Onyame
  5. Olufemi Ajasa & His New Nigerian Bros. - Aiye Le
  6. Peacocks Guiter Band - Eddie Quansa
  7. Peter King - African Dialects
  8. Dynamic Africana - Igbehin Lalayo Nta
  9. Chief Checker - Africa Irie
  10. Tony Tete Harbor & Star Heaters Of Nigeria - Tete Muo Bu Muo
  11. The Faces - Tug Of War
  12. Eric Akaeze & Royal Ericos - Wetin De Watch Goat, Goat Dey Watcham
  13. The Immortals - Hot Tears
  14. Rex Williams - You Are My Heart
  15. Sir Victor Uwaifo & Melody Maestroes - Dododo
  16. Eddie Okwedy - Happy Survival