
Non seguo da vicino le gesta della Kill Rock Stars e l’indie rock di questi anni tutto mi sembra tranne che in buona salute, ergo ne ascolto poco se confrontato con quanto facevo nei ‘90. Quindi forse è per questo che fino a ieri ignoravo totalmente l’esistenza di questi Old Haunts, che qui firmano il terzo disco. Sono in tre e tra di loro si segnala alla batteria addirittura un’ex Bikini Kill, Tobi Vail. E sono proprio tempi avvelenati, perché non si spiega per quale motivo queste povere Vecchie Zie non se le fili nessuno mentre ci si spertica in lodi per fregnacce insapore, inodore e incolore come Titus Andronicus e Meneguar. Il motivo è che non c’è nemmeno un barlume di hype in questo disco, nemmeno a volerlo cercare con la lente di ingrandimento. Ad aggravare tutto un neppure vago senso di deja vu e di retrò per gli anni ’90 che non giustifica assolutamente proclami sensazionalistici giacché il momento di rivalutare quegli anni non è ancora arrivato e stiamo ancora fermi a rivalutare gli ’80 (e ora da parecchi anni ormai…). Gli Old Haunts incidono su Kill Rock Stars, vengono da Olympia e alla batteria suona un ex Bikini Kill… come pensate che suonino quindi?
Indie punk all’ennesima potenza. Collocabili in una via di mezzo tra Beat Happening e Television, senza arte né parte, ma con il piglio giusto. Musica ideale per chi va in giro con le converse ai piedi, i jeans stracciati sul ginocchio, le magliette a righe orizzontali e i capelli gettati in avanti.
(6.0/10)