
Gli Owl Service apparivano sulla compilation dell’anno scorso dedicata al dark folk britannico, la monumentale John Barleycorn Reborn. Certamente non un caso dal momento che il motivo stesso della band di Steven Collins è quella di pagare tributo alle radici folk di Albione. E infatti li davano una pregevole rilettura di The Noth Coutry Maid che viene recuperata anche qui, insieme ad una versione meno calligrafica del solito di Katie Cruel. Gli Owl Service si inseriscono a pieno titolo nella categoria del folk revival e in special modo di quello inglese, ponendosi idealmente sulla scia degli Espers. I numeri sono buoni e articolati, al punto che riescono a coprire buona parte delle diverse sfaccettature del genere. Su questo disco d’esordio si possono ascoltare chitarre acide e arpeggi circolari come Fairport Convention e Trees (A Garland Of Song, Child Ballad No. 4, Apple Tree Man) o marcette malevole e pagane come The Wicker Man (Hoodening, The Dorset Hanging Oak).
Non mancano numeri astrusi come il canto a cappella ecclesiale di Oxford City o la cantata svampita di Turpin Hero. Quello che manca però è decisamente la personalità e un qualche elemento che li elevi di qualche cm sopra una semplice operazione di revival retrò. Gli Espers non fanno cose diverse ma sono decisamente più personali e astuti. Un disco un po’ anonimo e qualunque.
(6.0/10)