
Strano e attraente il mondo in cui vive Teresa Itiurroz: questo e.p. di quattro tracce e una dozzina di minuti la vede dietro all’amico microfono, appoggiata a un pianoforte intenta a recuperare la title-track del suo album Pio Pio (pop enigmistico e affatto enigmatico, tra citazioni di Rip, Rig And Panic acquietati, lounge criptico e fulmineo campionamento sottratto a Beck), cui aggiunge un terzetto di altre tracce. Che, al pari di questa, non sai da che parte prendere per come strappano un sorriso e sfuggono alla presa. Canzoni/saponetta, profumate e che diresti prossime a sfarsi da un momento all’altro però nisba, ti si piantano nella corteccia cerebrale a massaggiare i neuroni, dall’allucinata marcetta Té Chino alla sensualità sardonica e sfavillante che innerva Cantiga Para Pedir Dois Tostoes (sugli “ooh ooh” rubati alla one hit wonder Lumidee, una melodia serpeggiante finisce dentro a un finale tutto urletti Slits), passando per i cinquanta secondi secchi della wave che dice “No” Drink Deep. Teresa ha un lungo passato indie wave in Spagna, dal quale affiorano disturbate madrine d’eccezione a benedire un talento non comune, del quale chi scrive nulla sapeva fino a ieri l’altro, ma che merita una conoscenza approfondita. Date retta, conviene.
(7.3/10)