
Ho osservato una lumaca strisciare lungo il filo di un rasoio, ed era più interessante di questa roba qui. Ascolto i The Horror The Horror e penso The Strokes The Strokes. Questo disco è talmente invischiato nelle trappole dell’emulazione che ribalta lo schema: per tutta la sua durata si ha l’impressione che il gruppo svedese stia facendo sforzi sovraumani non per somigliare ai propri idoli, quanto per trovare degli espedienti buoni per differenziarsi. Le deviazioni più efficaci sono la lenta Some Napalm Burning, lo strumentale Kamelen (che fa venire in mente i New Order!) e Yes (I’m Coming Out) e It Was Everithing Everithing! che con la loro beata inconsistenza virano dalle parti di Kooks e Thrills.
Ovviamente non basta mica, visto che a questi ragazzi manca pure l’energia per ripetere un buon colpo come SoundofSirens,presente nel loro debutto omonimo del 2006. Visto che la voce di Joel Lindström ci costringe continuamente a ricordarci di Julian Casablancas e dei suoi compagni di Jacuzzi, prendiamo la lista dei migliori album del 2001 secondo il NME e vediamo chi faceva compagnia a Is This It: Starsailor, Slipknot, Andrew WK. Il deserto. Il rock’n’roll e tutti i ragazzi che ne sono diretta conseguenza avevano un bisogno disperato di un ripasso della New York del CBGB’s. La forma del revival è stata perfetta e dettagliata, declinata da mille gruppi dal design eccellente. Niente personalità di spicco, per carità, tanto che pure uno come James Murphy sembra ossessionato dall’idea di tenere, malgrado tutto, un basso profilo. Ma che cosa abbiamo ottenuto otto anni dopo la benedetta restaurazione? Piccoli cloni, innocui come in fondo volevano essere anche i loro giovani maestri, competenti e impassibilmente cool. È tutto qui? The Horror The Horror?
(4.0/10)