
Bene o male, tutto risiede nella voce… vi piaceranno, li odierete, dipenderà in particolar modo dalle corde vocali di Hayden Thorpe. La pomposità, quasi opulenza, del canto di Hayden è identificante caratteristica dell’opera del quartetto inglese: la musica stessa prodotta dall’ensemble segue le armonie vocali, le vette e le profondità raggiunte dalla voce, gli arpeggi continui, frequenti che vengono proposti lungo tutto il corso di Limbo Panto, opera prima della band.
Dei Muse sotto tranquillanti, dei Clap Your Hands Say Yeah meno da pista da ballo. Un disco che s’associa volentieri al termine barocco; senza dubbio sorprendente, capace di richiamare alla memoria Billy Mackenzie e i suoi Associates (e non ci riescono in molti) o più semplicemente i Divine Comedy.
Un Rigoletto pop che incanterà gli amanti degli arzigogoli, delle complessità strutturali sciorinate e sfoggiate sin negli stessi titoli dei brani (come altro definire il gioco Brave Bulging Buoyant Clairvoyant, brano godente di un video che s’adatta alla perfezione al pezzo).
Il coraggio di lasciar fuori dall’album dei possibili singoli come Assembly, o Sylvia, a melodrama (nel quale la voce di Hayden s’avvicina tanto, forse troppo a quella di degli Xiu Xiu), eccessivamente fine a loro stessi, è altro punto a favore di un disco che, alla prova del nove, torna, risulta finito.
E più che sull’inflazionato, a merito, Devil’s crayon (contornato da un altro video azzeccatissimo) puntate diretti su altre tappe come The Club of Fathomless Love o Woebegone wanderers e rimarrete a bocca aperta davanti alle, letteralmente, caleidoscopiche capacità del gruppo.
Limbo Panto è lavoro che gioca sulla sua natura velata e non di tributo a certi anni ’80 pop e danzanti, particolare che farà rabbrividire in molti (già ne abbiamo avuto abbastanza quando c’eravamo immersi, ora devono pure tornare?), ma che, disinfestato dai suoi tremendi deja vu (vedi alle voci Mika e Scissor Sisters), risulta vero fiore all’occhiello del progetto.
Come donare stile e qualità a qualcosa che veniva “apprezzato” per la sua vacuità. Come raffinare ulteriormente e proficuamente petrolio già sgrezzato nelle più varie e diluite miscele.
(6.8/10)