A Moon Shaped Pool
mag
08
2016

Radiohead

A Moon Shaped Pool

XL

PopRockPsych
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  • Burn the Witch
  • Daydreaming
  • Decks Dark
  • Desert Island Disk
  • Ful Stop
  • Glass Eyes
  • Identikit
  • The Numbers
  • Present Tense
  • Tinker Tailor Soldier Sailor Rich M...
  • True Love Waits
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Info

Pubblicato l’8 maggio 2016 via XL, A Moon Shaped Pool è il nono album dei Radiohead successore di The King of Limbs. L’uscita del disco conclude l’attesa consumatasi nei giorni precedenti, iniziata con la spedizione di misteriosi volantini ai fan inglesi, proseguita con la cancellazione dei contenuti della band dal sito ufficiale e dai principali canali social, e finita con la pubblicazione dei due singoli e rispettivi video Burn The Witch e Daydreaming. Le session del disco erano iniziate l’anno precedente con Jonny Greenwood e Phil Selway a fornire alcuni dettagli man mano che le lavorazioni procedevano, assieme ad alcuni scatti apparsi via Instagram che ritraevano la band alle prese con vecchi sintetizzatori modulari. Gli indizi riguardo all’imminente uscita del nuovo lavoro risalgono a gennaio, quando alcuni utenti Reddit avevano speculato sulla sua imminente pubblicazione in seguito alla registrazione da parte di Yorke e co. della società Dawn Chorus LLP, rumor che sono aumentati dopo l’apertura di una seconda azienda, Dawnnchoruss Ltd e l’annuncio del tour.

Ad accompagnare l’uscita del disco, un sito dedicato dal quale è possibile acquistare le varie versioni dell’album (CD, vinile, digitale e special edition). Nel frattempo è possibile ascoltare A Moon Shaped Pool sulle piattaforme Apple Music e Tidal e acquistarlo in versione digitale su iTunes Store. La versione fisica del disco viene pubblicata il 17 giugno 2016 – pre-order già attivo – e oltre alle versioni CD e vinile standard è disponibile una special edition (immagine) contenente due 12” in vinile, un libretto di 32 pagine e un frammento del master tape utilizzato in una delle session di registrazione («il nastro si deteriora con il tempo e abbiamo pensato che invece di farlo finire in una discarica sarebbe stato più utile come parte integrante dell’edizione speciale dell’album», ha dichiarato la band nel comunicato). Il case dell’edizione speciale è inoltre ispirato dai 78 giri che si trovano nella libreria de La Fabrique, in Francia.

Secondo quanto afferma NME, il disco è essenzialmente una collezione di tracce che precedentemente esistevano in qualche forma ma non avevano ancora goduto di una appropriata release in studio, segno secondo alcuni che quest’album potrebbe rappresentare il commiato della formazione. Di fatto, soltanto tre delle canzoni in scaletta sono considerabili inediti al 100% – e sono Decks Dark, Glass Eyes e Tinker Tailer Soldier Sailor Rich Man Poor Man Beggar Thief, con quest’ultima a far riferimento a una filastrocca del 1695 – mentre True Love Waits (la cui prima esecuzione live risale a 20 anni fa), Identikit (anche questo inedito piuttosto datato pubblicato ora con l’aggiunta del coro della London Contemporary Orchestra) e Present Tense rappresentano le unreleased più note e apprezzate dai fan. Nigel Godrich, via Twitter, ha affermato che le lavorazioni del disco sono state molto intense per lui, anche per via della morte del padre («A large piece of my soul lives here in a good way»).

Track by track (di Stefano Solventi)

Burn The Witch – gli archi che incalzano su un bordone sintetico cupo, Yorke fa la sua parte da folletto visionario e maligno, la melodia tende ad un già sentito radioheadiano ma quel crescendo demoniaco di archi è un inedito per le loro corde.

Daydreaming – il piano germoglia su un’emulsione sintetica, tutto è sospeso, galleggiante, la melodia ricorda in parte Motion Picture Soundtrack, ma come fatta decollare in una lanterna di carta, l’atmosfera è amniotica, qualcosa di Eno, Sylvian e Sakamoto, le voci in reverse sono perturbazioni strane, quasi fastidiose, il crescendo degli archi con quel mantice dalle ascendenze esotiche è stupendo, spiazzanti i grugniti finali che a quanto pare celano una frase di Yorke.

Decks Dark – delicatezze di pianoforte e chincaglierie sintetiche come preludio ad una ballata soul-rock che sembra attraversare gli anni cucendo assieme le brume di Ok Computer alla vena più asciutta di In Rainbows.

Desert Island Disk – una ballata dall’andatura psych dettata da una chitarra acustica flamencata e una bambagia di tastiere spacey, il canto è laconico, raccolto, come un reperto 60s dopo un tuffo nel disincanto del nuovo millennio.

Ful Stop – un beat ossessivo e la tastiera che sembra pennellare arcobaleni allibiti Terry Riley, il canto è un ghigno nenioso, dal terzo minuto scatta qualcosa di simile a quello che faceva deflagrare Sit Down Stand Up ma in tono più raccolto, come un tumulto col silenziatore, mentre Yorke cinguetta strane escandescenze soul.

Glass Eyes – una tastiera che riesce ad essere assieme liquida e vetrosa come Eno insegna, gli archi sono inizialmente una chiosa poi s’impongono con enfasi cinematica sullo struggimento dimesso della melodia.

Identikit – ritmica asciutta funky soul, essenziale, sincopata, come la sinopia di un pezzo rimasto fuori da The King Of Limbs, la chitarra che mordicchia le caviglia e la voce che gioca a fare il fantasma con la propria sovraincisione, procede col freno a mano tirato fino al minuto 2:30 con una tastiera che si sgrana su cori che avvampano, prima di un curioso intarsio di chitarra finale.

The Numbers – chitarra acustica che rimanda sorprendentemente a Stairway To Heaven, come una particella mnemonica che diventa riff dimesso, il basso, il piano e le chincaglierie percussive ne fanno poi una sorta di versione filigranata di A Punchup At A Wedding, in bilico tra folk e soul cinematico che diventa conclamato con l’ingresso degli archi, una canzone che sembra andare ovunque e in nessun luogo, nel cuore di una meravigliosa indeterminazione.

Present Tense – bossa lunare dall’arpeggio intrigante e un incrociarsi ectoplasmatico di sovraincisioni vocali, gli archi si inseriscono con una discrezione prodigiosa, è senz’altro il disco che esalta le doti di arrangiamento di Jonny Greenwood e la capacità della band di concepire canzoni che sanno sbocciare appieno in virtù di queste orchestrazioni.

Tinker Tailor Soldier Sailor Rich Man Poor Man Beggar Man Thief – beat sintetico e tastiera da languore androide, Yorke pennella una melodia soul da fine dei giorni, dal minuto due si schiude il ventaglio di piano e batteria, poi l’esotismo visionario degli archi si combina all’incubo lunare del sintetizzatore, il finale è un’eco lontana di spari, o il gracchiare minimale di un geiger.

True Love Waits – il piano e la voce per una versione che sa inclinarsi stupendamente jazzy-bossa di un pezzo già bellissimo di suo, e per questo ottenere il massimo togliendo tutto ciò che non occorre, tutto il sovrabbondante, a parte poche note che sfarfallano come sfuggite al controllo, in un vago debordare free impressionistico, lasciando che il cuore continui a traboccare, non può che chiamarsi maestria.

di Edoardo Bridda

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