R M H Q: Headquarters
ott
21
2016

Roy Montgomery

R M H Q: Headquarters

Ba-Da-Bing

PsychFolk
Precedente
Grime 2016 Skepta - Grime 2016
Successivo
Gentlewoman, Ruby Man Flo Morrissey - Gentlewoman, Ruby Man

Info

Pubblicato il 21 ottobre 2016, R M H Q – HEADQUARTERS è il quadruplo album di Roy Montgomery che segna il ritorno del musicista e songwriter psych a oltre dieci anni di distanza dall’ultima prova in solo (Silver Wheel Of Prayer), se si escludono le collaborazioni (Russell/Montgomery, Grapefruit, 2012, Roy Montgomery / Grouper, 2010), gli estemporanei progetti in band (Torlesse Super Group, 2011) e una sonorizzazione per un film immaginario (Music From The Film Hey Badfinger). Il disco esce dopo due gravi accadimenti che hanno interessato la vita dell’ex Dadamah e The Pin Group: innanzitutto il terremoto del 2011 a Christchurch (6.3 su scala Richter) che ha avuto gravi ripercussioni sulla comunità in cui il musicista è inserito (lo stesso Montgomery ha prestato soccorsi come volontario assistendo a scene di morte e distruzione all’interno del suo villaggio), e poi una serie vicissitudini che ha interessato i suoi affetti più cari a partire dal 2014 (anno della morte dell’amico Peter Gutteridge del giro Flying Nun).

Il lavoro, diviso in quattro parti, esce dunque come un output catartico e torrenziale, una summa che raccoglie a livello d’ispirazione l’intero arco produttivo solista del musicista neozelandese: dalla canzone psichedelica per chitarra e voce mutuata dall’amore per i Velvet Underground più dilatati e trance (un album di riferimento: 324 E. 13th St #7 del 1999) all’ultra distorsione noise psych strumentale derivante dall’esperienza negli Hash Jar Tempo, dal folk trascendentale/impressionista ispirato alla potenza naturalistica della sua terra natia ai suoi risvolti più dream desertici che si ricollegano ad una tradizione americana pittorica e ambientale tra John Fahey e David Crosby, fino ad una terra di mezzo dalle convergenze parallele con un raga indiano che non viene mai toccato davvero. Tra le curiosità in scaletta, oltre ai riferimenti cinematografici (Chasing Monica Vitti, Another David Lynch Thanks, No Ice), anche alcune “cover dialettiche” di Rolling Stones (You Always Get What You Deserve) e David Bowie (Slow Heroes).

di Edoardo Bridda

Altre notizie suggerite