Jhator
apr
07
2017

Zu

Jhator

House of Mythology

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In uscita il 31 marzo 2017 su House Of Mythology, Jhator è il lavoro degli ZU che segue Cortar Todo, concept album basato su «una guerra invisibile» del 2015 recensito su queste pagine da Stefano Pifferi.

La nuova prova, che si configura programmaticamente come un nuovo viaggio per la formazione, ha tratto ispirazione dallo jhator (anche noto come Sepoltura Celeste), un’antica pratica funebre tibetana ancora oggi praticata da alcune comunità. Il rito prevede che il corpo del defunto venga scuoiato ed esposto agli avvoltoi. Jhator infatti significa letteralmente “fare l’elemosina agli uccelli”. Altra influenza dichiarata del disco viene dal libro The Dawning Moon of the Mind, un saggio in cui Susan Brind Morrow spiega come i geroglifici e l’arte egiziana siano la base del pensiero, della religione e della storia che a loro seguirà.

«Quest’album è un’affermazione della vita, della sua bellezza e del suo mistero», ha dichiarato la band nel comunicato stampa. «Abbiamo ricollocato la nostra visione puntando ad un’altra direzione, distanziandoci molto dal punto di vista Occidentale». Composto da due lunghe tracce, il disco inizia con i tre stadi della Sepoltura Celeste, con l’ultima parte di quel brano ad inscenare il viaggio dell’anima. La nota stampa parla di un approccio decisamente filmico e cita Peter Christopherson («Per quanto io possa ricordare, ho sempre approcciato la musica da un punto di vista visivo»), caratteristica che troviamo anche nel secondo componimento ispirato dal libro della Morrow, un brano composto da strumenti acustici e voci che rappresenta l’anima spogliata di ogni attributo terrestre.

di Edoardo Bridda

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