Quello stesso nero pesto mondo

Contaminazioni tra metal e rumore se ne sono viste a centinaia negli ultimi 10 anni e lasciando da parte Stephen O’Malley e tutti i suoi progetti, tra i vari fenomeni di musica brutta significativo è un manipolo di musicisti diversi per provenienza ma che con il truce universo nordico hanno finito per condividere una visione del mondo, fino a trasformare la convergenza in una fusione inevitabile. Dominique Fernow è stato (ed è) uno di questi. Se propriamente black è la sua band Ash Pool, Prurient rappresenta il moniker di una personale interpretazione dello spirito profondamente tragico che è l’eredità più sigificativa di gente come Burzum o Abruptum. Un’oscura genealogia che va oltre i paletti di genere, la stessa di cui Locrian, ovvero Terence Hannum alle chitarre e André Foisy ai synth/voce, rappresentano oggi un passo successivo.

Provenienti dalla Florida il primo e Buffalo il secondo, trovano a Chicago un terreno di sussistenza (lavorano come assistenti al Columbia College) e una pianta stabile per suonare. Inizialmente l’intero mondo sonico-immaginativo è necessariamente limitato dal ristretto set-up: attraverso grevi drones e urticanti reiterazioni, i due descrivono paesaggi urbani in rovina, architetture abbandonate da un umanità in estinzione della cui scomparsa non nascondono lucide rassegnazioni. Le visioni, spesso un’intensità stordente, raggiungono la massima espressione nel nastro Drenched Lands, un album difficilmente inquarabile in una qualsivoglia mazzo e proprio per questo destinatario di consensi e attestati di stima.

E’ più per quella che per ragioni meramente soniche che i ragazzi si ritrovano a suonare con i chicagoani Bloodyminded, furioso act Power Electronics di Mark Solotroff per l’etichetta del quale – la Bloodlust! – finiscono per incidere e ricongiungersi in quello che è chiaramente un percorso verso l’estremo. Territories è la risposta: ai due s’aggiunge, oltre allo stesso Solotroff, Bruce Lamond (sax della band avant-metal Yazuka), Andrew Scherer (già batterista nei Velnias) e Blake Judd (chitarrista dei Nachtmystium), quest’ultimi due provenienti dalle più influenti band del USBM.

Ne viene un fluido droning con sfuriate grind e voci in screaming, eterogeneo ma coerente e soprattutto il primo passo per realizzare l’ambizione di sintetizzare un sound che scavalca, inglobandoli, gli stilemi di genere restituendoci uno squarcio di quello stesso nero, pesto mondo.

30 aprile 2010
30 aprile 2010
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