Coming back to you – seconda parte

High on diesel and gasoline…

“E’ vero, dunque, che i Suede si stanno per sciogliere?”
“Erm, chi siete?”
“Una fanzine chiamata Suave & Elegant. Stanno per sciogliersi?”
“No, no. Se n’è andato il chitarrista, tutto qui. Ne prenderanno un altro”.

E così, dopo aver ultimato le registrazioni di Dog Man Star il 27 luglio 1994, i superstiti (Brett Anderson in testa) pubblicarono un altro annuncio, stavolta sul Melody Maker. “Band conosciuta cerca un chitarrista ritmico. Influenze: Cocteau Twins, Suede, Beatles. Mandateci una foto, dettagli e diteci le vostre esperienze (se ne avete)”. C’era già stata qualche idea su chi avrebbe potuto rimpiazzare Bernard Butler, da Steve Mason dei Gene fino al chitarrista dei Tiny Monroe Richard Davis, ma la sostituzione era a dir poco problematica perché Butler non era solo un chitarrista di talento, ma anche il co-autore (e agli occhi di molti fan il più importante) dei brani incisi fino a quel momento. Mentre si sprecavano le ipotesi sulla grande celebrità che sarebbe entrata nel gruppo, i Suede partirono con le audizioni: pochissimi i musicisti provenienti da altre band che si presentarono, tra cui il chitarrista dei Birdland (sorta di proto-Manic Street Preachers ma assai meno politicizzati) e Drew Richards dei Feline, che finì anche su una t-shirt non autorizzata realizzata in Italia, nonostante non si fosse mai unito alla band. Mat Osman rimase impressionato da un personaggio che rispose all’annuncio ammettendo candidamente di non saper suonare la chitarra ma di essere un clarinettista. Non mandò neppure un nastro da ascoltare, bensì una foto – un tipo stempiato, con la barba, a torso nudo mentre suonava il clarinetto. “Potevamo almeno invitarlo in sala prove, ci avrebbe allietato la giornata”. E nel frattempo il nervosismo cresceva, con un album da promuovere (Dog Man Star) con tre quarti di band e le date statunitensi già programmate (in America la band sarà nota con il nome The London Suede, in seguito a una causa legale di una cantante lounge con la quale i Nostri condividevano il nome).

Tornati a Londra, Brett e Simon ascoltarono per caso una versione strumentale di My Insatiable One; in primis pensarono che si trattasse di un vecchio provino, poi lessero i dettagli sulla musicassetta e decisero di telefonare. All’altro capo del filo c’era il diciassettenne Richard John Oakes, figlio di un avvocato della West London, con un gatto chiamato Morrissey e una grande passione per Keith Levene, il chitarrista dei PiL (ma anche per Bob Dylan, Beatles e Caravan). Richard aveva iniziato a suonare a tredici anni, e dopo qualche anno di studi aveva continuato come autodidatta; da adolescente aveva formato un gruppo con un amico, Pete – band poi chiamata Electric Daffodils – e in seguito aveva suonato cover con un’altra formazione, gli Anomie, che si dilettava in brani di Blur, Suede e Stone Roses. Saul Galpern rimase colpito dalla sicurezza e dal talento del giovane durante un provino con il resto della band, alle prese con Pantomime Horse.

Allora, sei dei nostri?” “Beh, devo prima chiedere ai miei genitori…”.

Nel frattempo, il brit-pop era stato scosso da due band e da due album che si contendevano le più alte posizioni in classifica: i Blur, con Parklife, e gli Oasis con Definitely Maybe. I Suede invece videro il loro singolo We Are The Pigs debuttare al diciottesimo posto e scendere al trentottesimo la settimana successiva – la Sony non era convinta della scelta del primo singolo e avrebbe preferito New Generation (decisione che, anche secondo Brett col senno di poi, alla fine avrebbe avuto più senso) – con Richard che al momento non doveva far altro che il mimo e replicare nota-per-nota il lavoro del suo predecessore. Il suo vero e proprio debutto fu il 10 ottobre al Raw Club, uno showcase segreto che lasciò gli addetti ai lavori senza parole: non solo il ragazzo se la cavava benissimo, ma anche il resto del gruppo aveva riacquistato una certa serenità e persino l’entusiasmo, dopo la dipartita di Bernard.

The Wild Ones (una delle canzoni preferite di Brett) non andò oltre il diciottesimo posto nella Singles Chart britannica, ma introdusse finalmente Richard in studio: la B-side This World Needs A Father è una peculiarità nella discografia del gruppo, in quanto unico brano in cui suonano sia Butler sia Oakes. Richard suonò la chitarra anche in Asda Town. Se il secondo album non raggiungeva le vendite del primo, nel resto dell’Europa si sentiva assai meno la pressione della stampa e anche i set dal vivo (compreso uno con i Manic Street Preachers) andarono piuttosto bene. Eppure, Brett sembrava sempre meno in forma nei servizi fotografici – “mi ero già fatto di eroina un paio di volte, ai tempi, ed ero fottutamente ubriaco ogni notte”, rivelò più tardi.

Quando uscì il terzo singolo New Generation, la band avrebbe voluto che il lato B fosse Together, in quanto composta da Anderson e Oakes. Un compromesso sarebbe potuto essere un doppio lato A, ma alla fine fu la Sony ad avere la meglio. Rispettabile il 21esimo posto in classifica, anche se alcuni critici (come Steve Sutherland del New Musical Express) iniziarono ad essere delusi dal cambiamento di look di Anderson, sempre meno androgino. Il frontman iniziò a spendersi anche in attività extra-curriculari, come due duetti live per la TV francese con Terence Trent D’Arby (Cinnamon Girl di Neil Young e Children of the Revolution dei T.Rex) e una collaborazione con Jane Birkin in Les Yeux Fermés.

It looks so easy…

Il terzo album, Coming Up, nella mente di Brett sarebbe dovuto essere un album completamente diverso da Dog Man Star, a suo dire il lavoro “più estremo” della band. Richard Oakes cominciò a sviluppare le idee con un multi traccia: la prima canzone nata per il progetto fu Picnic By The Motorway (ma il titolo originale era Dreamy), e subito dopo fu la volta di Saturday Night (Ballad Idea). Beautiful Ones nacque durante una jam session, partendo da un riff di Richard; molte altre canzoni vennero arrangiate con un gusto pop molto più evidente rispetto al passato (“la mia dieta, ai tempi, era fatta di cocaina, T-Rex, Prince, EastEnders e Sky TV”, raccontò Brett durante un’intervista): una mossa necessaria, in un panorama che stava cambiando – sarebbero esplose anche le Elastica con l’album omonimo, mentre le radio trasmettevano i singoli di Bernard Butler con David McAlmont, oltre ai Pulp, ai Manics, ai Blur e agli Oasis.

Le nuove canzoni erano contraddistinte da un uso sempre maggiore di tastiere e sintetizzatori, e per riprodurre quelle parti dal vivo si aggiunse alla line-up Neil Codling, cugino di Simon Gilbert. Figlio di un ingegnere civile appassionato di musica classica e in particolare di Edward Elgar e di una segretaria che adorava i Deep Purple e i Led Zeppelin, Neil suonava vari strumenti e aveva le caratteristiche ideali per diventare una star: in principio divenne il bassista degli Strangelove, formazione fortemente influenzata dai Pink Floyd, poi passò ai Moist.

Niente brani di Bernard. Un set che dice ‘non ce n’è bisogno’”, scrisse Sutherland sull’NME, particolarmente impressionato da Neil Codling – allora quinto membro non ufficiale. Anche Simon Price di Melody Maker lo notò: “ha il volto di Laetitia Sadier e per noi è una ragazza. Poi arriva Brett e ce lo presenta come Neil”. Susan Corrigan del Guardian diede meno peso all’estetica e alla new entry nel gruppo, concentrandosi di più sulla musica e sull’appeal di gran lunga più radiofonico rispetto al passato. Trash, il singolo di lancio, arrivò al terzo posto in classifica in Inghilterra (l’ascesa venne bloccata dalle Spice Girls e dal primo singolo solista di Robbie Williams, una cover di Freedom ’90 di George Michael) e Neil iniziò ad essere onnipresente sui magazine, specialmente quelli dedicati alle adolescenti inglesi. La band portò a termine cinquanta concerti in quattro mesi, dalla pubblicazione di Coming Up alla fine del 1996, con una promozione che toccò anche Laters With Jools Holland – insomma, la scommessa era vinta. Brett si era dimostrato capace di mantenere unita una band che dagli scettici era ormai data per finita (“li immaginereste mai gli Smiths senza Johnny Marr?”, la domanda più frequente) e a ottenere il maggior successo commerciale europeo a partire dall’esordio. Merito, oltre che dei cinque singoli (Trash, Beautiful Ones, Saturday Night, Lazy e Filmstar), anche di Peter Saville che ideò degli artwork indovinati.

Bigger than the universe

Nel 1997 uscì un doppio CD, Sci-Fi Lullabies, contenente ventisette B-side da Killing Of A Flash Boy a Together, passando per una nuova versione di Europe Is Our Playground (la prima canzone ad essere co-firmata da Mat Osman). Pur nel bel mezzo dell’avvento del multiformato – lo stesso singolo veniva proposto in varie versioni, e per ogni lato A la richiesta era di incidere altri quattro brani – il controllo di qualità dei brani si rivelò sempre più che adeguato; eppure qualcosa mancava all’appello, come ad esempio Digging A Hole (interamente scritta da Neil Codling) e Feel. Ottime, in ogni caso, le recensioni: John Harris di Select scrisse che Sci-Fi Lullabies era valido tanto quanto un greatest hits, e Simon Price di Melody Maker si sbilanciò ancora di più: “chi è stanco delle b-side dei Suede… è stanco della vita”.

A questo punto, alcuni iniziarono a sospettare che ci fosse davvero qualcuno stanco della vita. Questo qualcuno era Brett Anderson, nel frattempo coinvolto insieme alla band in un tributo a Noel Coward, 20th Century Blues, per il quale incise Poor Little Rich Girl: le droghe stavano prendendo sempre più il sopravvento, con il cantante ormai convinto di poter gestire la propria dipendenza. In questo clima vennero concepite le prime canzoni del quarto album Head Music, con Brett sempre più recluso in casa e sempre in pessima compagnia (tornò a frequentare Justine mentre si era nel frattempo fidanzato con un’altra donna, Sam) e con Richard Oakes ormai conscio del fatto che il suo collega volesse andare in direzione molto diversa rispetto al modus operandi di Coming Up. Neil, ormai membro a tutti gli effetti dei Suede, era molto interessato a suoni sperimentali e avrebbe reso il nuovo lavoro meno rock e certamente più elettronico. Everything Will Flow è un esempio della nuova fissazione di Brett per l’Asia, così come Indian Strings; Down è una riflessione sulla dipendenza da crack, She’s In Fashion si basa su un loop d’archi sintetizzati.

Ed Buller, produttore dei primi tre dischi, venne estromesso a favore di Steve Lironi (con cui la band registrò una prima versione di She’s In Fashion) e in seguito di Steve Osbourne, già al lavoro con U2, Placebo e Happy Mondays. Brett, sotto allucinogeni, acidi e droghe, e Neil, con i primi sintomi di una malattia che l’avrebbe poi spinto ad abbandonare il gruppo, resero subito problematica la gestazione di Head Music (per non parlare di Richard Oakes, che iniziò a sentirsi messo da parte). Simon suonò praticamente solo alcune battute di Can’t Get Enough, e per ultimare alcuni brani arrivò l’aiuto esterno di Alex Lee degli Strangelove. In più casi Steve Osbourne perse la pazienza, perché Brett si mostrava sempre meno professionale (tutte scene già viste con gli Happy Mondays); in più si rifiutò di produrre la title-track, ritenuta stupida e volgare (“Give me head / give me head / give me head… music instead”) e di cui si occupò Arthur Baker, ed Elephant Man, scritta da Neil Codling e che molti ritennero orribile sin dall’inizio.

La promozione fu impeccabile come al solito. In Inghilterra il Virgin Megastore avrebbe cambiato l’insegna in Head Music per tutta la prima settimana della pubblicazione, e una radio pirata (Head Music FM) avrebbe iniziato le trasmissioni nello stesso periodo. Brett decise inoltre di rivelare il titolo dell’album alla Nude Records una lettera alla volta, a partire dalla H, via fax. Tutto hype che permise al disco di raggiungere senza fatica la vetta dell’Album Chart, anche se la critica fu meno benevola rispetto al passato. NME, in particolare, criticò alcuni testi di Brett Anderson (il campionario comprende “she lives in a house / she’s stupid as a mouse”, da Savoir Faire, e “I feel real now / walking like a woman and / talking like a stone-age man… I feel schizo, ever so psycho” da Can’t Get Enough). E anche ad alcuni fan della prima ora non piacquero i nuovi brani. Dopo il primo singolo Electricity, fu la volta di She’s In Fashion, pezzo completato dopo mesi di lavoro; tutti erano convinti che sarebbe stata la hit dell’estate, ma nonostante un’ottima esposizione nelle principali emittenti radiofoniche, il singolo si fermò al tredicesimo posto. I Suede si trovarono di fronte a un vicolo cieco: stavano diventando troppo mainstream per chi li seguiva ai tempi di Animal Nitrate (e si rivolgeva ai Placebo, o ai primi Muse) pur continuando a sembrare troppo bizzarri per il grande pubblico. Percezione che non cambiò con un Everything Will Flow – da qualcuno ritenuto sospettosamente simile a Save A Prayer dei Duran Duran – che addirittura non entrò in Top 20.

A Neil Codling venne infine diagnosticata quella che i maligni chiamano yuppie flu, la sindrome da fatica cronica, e di conseguenza non si presentò sul palco in diversi appuntamenti live (per esempio in Svezia). Al suo posto, alle tastiere, il pubblico vide Alex Lee. Anderson, finita la promozione di Head Music, andò subito alla ricerca di nuove fonti di ispirazione per i suoi futuri testi, da Michel Houllebecq a Camus (citato in Obsessions, uno dei due singoli del successivo A New Morning), da Leonard Cohen a Paul Auster.

Beautiful losers

Chiusa la parentesi “elettronica” di Head Music, Brett si mise al lavoro per la prima volta senza assumere droghe e con maggiore concentrazione. I primi testi del quinto disco furono Beautiful Losers, Lonely Girls, Ocean e You Belong To Me, con allusioni alla relazione tra Brett e Samantha Cunningham naufragata a causa del consumo cronico di stupefacenti. Simon e Richard furono entusiasti dei primi demo: “Per fortuna torniamo al rock, dovremmo suonare anziché premere pulsanti di un fottuto computer”, disse in un tripudio di entusiasmo il batterista rimasto “in castigo”, come è noto, per tutto il disco precedente. Mat compose Lost in TV recuperando alcune idee risalenti al 1996 (anno in cui scrisse Europe Is Our Playground). La band al completo sembrava così sicura della qualità del nuovo materiale che decise di proporre alcuni brani in anteprima dal vivo, in occasione del festival Iceland Airwaves a Reykjavick: tra le selezioni, anche un brano che infine venne escluso dalla tracklist di A New Morning, ovvero Simon (dedicata a Simon Holbrook, amico di Brett che si suicidò nel ’96 in seguito a un lungo periodo di depressione). La risposta del pubblico fu entusiastica, e anche Julian Marshall di NME avvertiva che i Suede non erano affatto finiti, e che anzi avrebbero sfornato le loro migliori canzoni di sempre.

Simon venne registrata nel 2000 con Ken Thomas, ai tempi produttore dei Sigur Rós, per la colonna sonora di un film di C.S. Leigh (Far From China); insoddisfatto del risultato, Brett decise che la band avrebbe provato per tre settimane con Tony Hoffer, collaboratore di Beck (sia Anderson che Mat Osman erano grandi fan di Midnite Vultures). Con lui registrarono Beautiful Loser, Untitled e When The Rain Falls, ma Alex Lee trovò alcuni risultati eccessivamente laboriosi, e Simon Gilbert proprio non capiva perché Hoffer si ostinasse a volergli far suonare la batteria insieme a una drum machine programmata. Il nuovo suono era il risultato di uno studio di Tony con Neil Codling, ritenuto dal primo “l’arma segreta della band”: “Codling conosce generi diversi, ed è facile per lui guidare i Suede in direzioni diverse nello stesso momento”, ammise Hoffer. In seguito Neil si ritirò per motivi di salute, e Alex Lee prese definitivamente il suo posto come tastierista.

Le sessions successive andarono piuttosto bene: uno dei momenti migliori fu Positivity, una delle ultime canzoni scritte con Neil ed ispirata al film Amelie. Eppure a settembre i Suede si ritrovarono in un altro studio e con un altro produttore: qualcosa proprio non aveva funzionato con Tony Hoffer, il cui operato non convinse soprattutto la Nude Records. Solo Hard Candy, tra i pezzi registrati con lui, trovò posto come B-side in un singolo; non andò a buon fine nemmeno la collaborazione con John Leckie, produttore degli Stone Roses. Per prendere tempo, a Natale 2001 uscì il DVD antologico Lost In TV.

Nel gennaio 2002 i Suede si rivolsero infine a Stephen Street, in quanto produttore con una lunga esperienza alle spalle. Il lavoro venne terminato in nove settimane, ma ormai le canzoni erano state ri-registrate fino alla nausea e si era spento ormai ogni entusiasmo: “Forse sarebbe stato meglio, a questo punto, incidere un album di canzoni acustiche”, rivelò alla stampa un titubante Brett Anderson. Laddove Tony Hoffer portò effettive novità nel sound, i brani prodotti da Street erano pressoché identici ai provini; il gioco non valse la candela, specialmente dopo i molti soldi spesi dall’etichetta in due anni di gestazione. Nel 2002, ormai, i riflettori erano puntati su altri artisti, sull’indie-rock degli Interpol e il brit-pop era un affare del passato (si pensi all’insuccesso di We Love Life dei Pulp e della successiva antologia Hits, che non raggiunse neppure la Top 50 nel Regno Unito). I Suede, inoltre, passarono direttamente alla Epic/Sony Music dopo il fallimento della Nude e, agli occhi di molti, questo sembrò dar loro connotati di band fin troppo “convenzionale”.

Disastrosa la promozione, stavolta. Il primo singolo estratto fu Positivity, il 16 settembre 2002, canzone ritenuta “blanda” dai più e non all’altezza di anthems come Trash o persino She’s in Fashion: confinata alla programmazione di BBC Radio 2, senza Top Of The Pops, ottenne un dignitoso ma tutt’altro che esaltante sedicesimo posto in classifica. L’album A New Morning, invece, mancò del tutto la Top 20 fermandosi alla posizione n. 24. “Non potevamo crederci”, rivela Brett Anderson. “Subito pensammo che qualcosa fosse andato storto con i codici a barre. Tre nostri album hanno raggiunto la vetta delle classifiche, e poi questo si ferma al 24esimo posto! Non abbiamo avuto supporto dai media, e il pubblico ci ha voltato le spalle… addirittura credo che i nostri fan deliberatamente abbiano scelto di non recarsi a comprare l’album nei negozi perché in disaccordo sulla scelta del singolo”. “Nessuno si aspettava che arrivasse al primo posto”, aggiunge Mat Osman, “ma neppure che sarebbe andato così male”. Alex Lee si mostrò convinto del fatto che un domani il disco sarebbe stato rivalutato dai più, e che il risultato fosse dovuto all’eccessiva attesa dopo Head Music. Intanto, la band decise di invitare i fan ad apparire nel video del singolo successivo, Obsessions, che comparve in Top 30 solo la prima settimana.

It starts and ends with…

E siamo al (quasi) presente. Due canzoni dalle ultime sessions, Love The Way You Love e Attitude (quest’ultima corredata da un videoclip con la partecipazione di John Hurt, attore inglese celebre nel cinema e nel teatro), finiscono nella retrospettiva Singles, pubblicata dalla Sony nel 2003. Nel disco ci sono tutti i “lati A” della band in ordine non cronologico, compreso Stay Together, che trova posto per la prima volta in un album dei Suede; Trash è presente in una versione alternativa piuttosto discussa tra i fan, con le parti vocali ri-registrate. Esce anche una biografia, Love and Poison, a cura di David Burnett. Il tempo di dirsi addio e Brett Anderson si dedica prima al progetto The Tears, reunion con Bernard Butler dopo oltre dieci anni, e pubblica in seguito quattro album solisti: il primo, omonimo, esce per la V2 e viene lanciato dal singolo Love Is Dead (in Russia ottiene una certa esposizione anche Scorpio Rising, proposto in duetto con Ilya Lagoutenko) con risultati di vendita piuttosto modesti. Il produttore è Fred Ball, che incide due album sotto l’insegna Pleasure: il primo capitolo contiene una collaborazione con Justine Frischmann (Don’t Look The Other Way) mentre il secondo include un brano inciso con Brett, Back To You, riproposto da quest’ultimo anche all’interno dell’album Wilderness (2008) in duetto con l’attrice francese Emmanuelle Seigner. L’ex frontman ormai è in piena crisi di mezz’età, pubblica esercizi di stile che non convincono e ci vorrà l’intervento in cabina di regia di Leo Abrahams (Starsailor, Ed Harcourt, David Byrne e Brian Eno) per iniziare a invertire la rotta: il terzo disco solista Slow Attack (2009) ottiene recensioni migliori – compreso un 7.0 di Pitchfork – ed è fortemente influenzato dagli ultimi dischi dei Talk Talk. Il quarto solo album, Black Rainbows (2011), vede Brett finalmente rialzare la testa e ricercare di nuovo sonorità più rock con canzoni ispirate, tra cui i singoli Brittle Heart e Crash About To Happen.

Nel frattempo, i Suede si riformano per pubblicare un nuovo, doppio Best Of che stavolta dà spazio anche ad album track e lati B, soprattutto del primo periodo con Bernard Butler. La Edsel dà alle stampe nel 2011 le edizioni deluxe dei cinque album della band, corredati da demo, B-sides e DVD con nuove interviste, esibizioni live e videoclip promozionali; nel 2013 i dischi vengono riproposti anche in un box in vinile. Nel comeback album Bloodsports torna nella line-up anche Neil Codling, oltre a Richard Oakes, per un suono che volge spesso lo sguardo a Coming Up a partire dal singolo It Starts and Ends With You e da Hit Me, entrambi in linea con hit del passato del calibro di Trash. Accanto ad episodi “tirati” come Barriers, ci sono il nervoso romanticismo di Sabotage, la ballad Sometimes I Feel I’ll Float Away e l’arrangiamento sparso di What Are You Not Telling Me? (forse l’unico legame effettivo con la produzione solista di Anderson).

La storia dei Suede è assurda. E’ come se Machiavelli riscrivesse Paura e disgusto a Las Vegas, come una carrozzina buttata giù da una collina. E’ sempre stata focosa e tempestosa, e credo che non si fermerà mai”, afferma Brett Anderson. Dopo grandi successi, cadute, progetti collaterali seguiti da pochi intimi e duetti di varia qualità, i (non più) ragazzi sono tornati tra noi. To be continued…

21 gennaio 2014
21 gennaio 2014
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