Maree digitali…

Vive a una decina di chilometri da Vienna, in un piccolo villaggio raccoltosulle rive del lago di Neusiedl dove le nervose ondulazioni montuose si stemperanoin splendide vallate pianeggianti che si infuocano al tramonto schiudendoorizzonti imperturbabili. Christian Fennesz è cresciuto in questo eremo vitalerespirando umori mitteleuropei di lunga data, musicando quelle sensazioniattraverso le moderne tecniche elettroniche, infondendo cioè quellaweltanshauung pensosa e elusiva, austera ma tenace nelle maree radioattivedei circuiti digitali, scovando altresì nei difetti tecnologici, nei bug,e nei test tones, una via d’espressione unica, personale, fattadi microvariazioni elettriche che contemplano quelle dello spirito.

Nel viennese, tradizione e fermento cosmopolita si muovono di continuo, contraddistinguendo una ricerca musicale che vede nell’uso del laptop e della chitarra le sorgenti principali, le bacchette magiche con cui creare universi insondabili, come nel caso di Hotel Paral.lel, album d’esordio che lo svela al pubblico specializzato o come del successivo Plus 47°… nel quale il sound s’incentra maggiormente nell’elusione e nell’estraniazione celebrale.

Su piani non del tutto dissimili prende quota l’elegiaco EndlessSummer, capolavoro del musicista nonché concept più accessibile,che abbandona in parte il serioso dogma elettroacustico a favore di sottilissimirichiami agli immaginari spensierati della California dei tempi d’oro; e, attraversosuperfici ancor più levigate, mescolate a sperimentazioni più scopertamentelegate al suono acustico della chitarra si apre Venice,l’album di transizione che vede altresì la partecipazione di DavidSylvian in una traccia.

Glitch o non glitch: Fennesz e Sylvian

Gli ultimi tre anni della vita di Fennesz rappresentano un periodo di particolare interesse, sia per osservare da vicino gli spostamenti di un mostro sacro come Sylvian verso inesplorati terreni elettronico-digitali, sia per documentare una mutazione all’interno di quest’ultimi, dove il glitch sembra lasciare il posto a sperimentazioni più acustiche e dove la parola ritorna a popolare ambienti che l’avevano esclusa o semplicemente non contemplata.

In seguito al clamore di critica e ai plausi del pubblico, Fennesz,molto attivo in più fronti, attenderà un paio d’anniprima iniziare a lavorare al successore di Endless Summer. È unperiodo cruciale per il musicista: numerosi accadimenti lo attraversanoe numerose sono le pubblicazioni a vario titolo. Il viennese sembra voler svuotare i cassetti e finire ciò che avevalasciato in sospeso, come nel caso di The Return of FennO’Berg,seconda release del trio che lo vede accanto a Jim O’Rourke e Rehberg,e di Field Recordings, raccolta di outtake e inediti che ricoprono il periododal 1995 al 2002, e infine del famoso Live In Japan,acclamato come uno dei migliori laptop live di sempre e pietra angolare perla vita artistica del compositore.

Nel frattempo, mentre prende casa a Parigi, Fennesz contatta l’etichetta di David Sylvian per incidere una traccia assieme all’autore di Gone To Earth. Il musicista elettronico (che dichiara nell’intervista di aver sempre voluto lavorare con un vocalist), trova nell’ex Japan piena disponibilità, anzi è più quest’ultimo che abbisogna del suo sapere, tanto che gli chiede una partecipazione nel nuovo album e numerosi consigli sull’utilizzo dei nuovi software (Max Esp). Il primo brano a forgiare l’amicizia tra i due, confermando la bontà di intenti, è A Fire In The Forest, successivamente contenuto in Blemish di Sylvian (2003), rosa all’occhiello del rinnovamento stilistico dell’artista inglese ma altresì trampolino di lancio per Fennesz che si ritrova con più riflettori di quanti si sarebbe mai aspettato. A questo punto il musicista si dedica completamente al nuovo album: vola a Venezia, dove soggiorna per un breve periodo, e raccoglie sorgenti sonore – i famosi fields recordings. Il metodo è curioso, utilizza una fotocamera digitale posizionandosi in vari punti della città. Infine conosce personalmente Sylvian a Parigi a cui consegna gli arrangiamenti per Transit, il brano che, come d’accordo, vedrà la sua partecipazione e andrà a formare la tracklist di Venice, titolo del nuovo e attesissimo lavoro. Sylvian è, in ordine di tempo, l’ultimo degli artisti, con una importante e antecedente carriera alle spalle, a rinnovarsi con successo tramite la musica elettronica basata sul laptop (prima di lui Bjork, l’antesignana, di seguito i Radiohead, i più audaci e, infine Sakamoto), ma è anche colui che ha saputo captare maggiormente gli umori della frangia più astratta e concettuale della scena elettronica degli anni novanta (quella partita da Oval per intenderci). Mentre Bjork si affida all’IDM di Black Dog, e poi allo umor intelligente di Matmos, i Radiohead intercettano gli Autechre e Aphex Twin, e l’amico Ryuichi Sakamoto si mette in affari con Alva Noto (Vrioon, Raster Noton, 2002), l’ex Japan sdogana la scena legata all’etichetta austriaca Mego, un fattore per nulla scontato e carico di conseguenze. Così, proprio mentre nei circuiti specializzati si reclama una certa stanchezza nelle sonorità glitch, alcuni gli artisti elettronici riscoprono il canto e il suono acustico (MuM) con Fennesz che sembra aver indicato la via. Venice ha tutto l’aspetto di un lavoro di transizione; probabilmente il suonoqui contenuto si evolverà, sicuramente assieme a David Sylvian, nell’immediatofuturo e, a quel punto, forse altri prenderanno strade analoghe. Rimaniamosintonizzati.

Intervista a Christian Fennesz

Che stai facendo in questo periodo? Quali sono stati i tuoi spostamenti in questi giorni?

Sono nel vostro Paese da due giorni e sostanzialmente sto facendo interviste.L’altro ieri ero a Londra dove dei giornalisti di Wire, che mi daranno lacopertina di giugno, mi hanno inchiodato per tre ore. È stato un interrogatorioinfinito! (ride sotto i baffi ndr.). Comunque sono sempre in movimento,un po’ per lavoro, un po’ perché hoattualmente due case: la prima a Parigi nel quartiere di Montmartre (dovetra l’altroci sono degli ottimi negozi di strumenti musicali usati) e l’altra a Vienna.Ora vengo da Parigi poi andrò a Vienna, vedremo.

Quest’estate sarai in tour? Ci sarà David Sylvian con te?

Non è proprio un tour, c’è solo un concerto in programmae precisamente a Fano. Ci stiamo lavorando e, anche se non è tuttoancora definito, penso che alla fine si farà. Si tratterà diun consueto concerto Fennesz: presenterò Venice per intero e sarannopresenti tutti i musicisti che vi hanno partecipato, ovvero, Sylvian al cantoin un brano, Burkhard Strangl alla chitarra in un altro, e John Wosencroft,responsabile della grafica e dei visuals.

In realtà il vero tour partirà in autunno e toccherà l’Europa,gli USA e il Giappone. Sono sempre molto contento di suonare nei paesi mediterraneicome il vostro ma adoro farlo in Giappone, non vedo l’ora di andarci …ilcibo, la tecnologia, l’atmosfera, è incredibile. Purtroppo,per tanto che mi trovo bene in alcuni posti, soffro in altri. Negli USA peresempio, a parte New York, faccio molta fatica a suonare e integrarmi.

 

Hai iniziato come chitarrista o come chitarrista/manipolatore di sistemi?

Ho iniziato come chitarrista e la prima chitarra la comprai a nove anni; a quattordici ero nel consueto gruppo punk adolescenziale. Ho cambiato diverse formazioni ma ho sempre avuto l’idea di trasformare il suono della chitarra in qualcos’altro. Verso la metà degli ottanta e l’inizio dei novanta non era così facile permettersi dell’attrezzatura a questo scopo ma poco dopo ho comprato un sampler e tutto il mio lavoro con le macchine inizia da quel preciso momento. Il laptop è arrivato dopo, circa verso il 1996; diciamo che prima i pc non erano abbastanzaevoluti per poterci lavorare.

Ai tempi dei tuoi primi lavori non usavi un computer quindi…

Il mio primo lavoro da solista è stato Instrument, un 12 pollici perla Mego nel 1995, e lì ho utilizzato soltanto un paio di guitar boxe un vecchio sampler della Sonics. Soltanto nel 1998-99 ho composto un interoalbum con il laptop (per la Touch). Ora, che ho uno studio normale, uso tuttoquello che mi capita a tiro: mixing desk, il piano, la chitarra e il laptop…of course.

 

Che ne pensi dell’analogico e del digitale: sono due mondi compatibilitra di loro? Con quale ti senti più a tuo agio?

Ho bisogno di entrambe le tecnologie. Se è solo digitale, certo funzionatutto, però l’analogico possiede un fascino particolare. Mi piacela combinazione di digitale e analogico: uso vecchi compressori e equalizzatoridegli anni ’60. Per esempio uso dei vecchi microfoni Simens/Telefunken, liutilizzavano anche i Beatles, e il loro suono è divino! (per maggiori info su queste apprecchiature: http://adsr.shop.free.fr/infotelefunken.html)

Utilizzi anche synth analogici tipo il moog?

No, non uso sintetizzatori di quel tipo; sul Mac è quasi tutto digitale.Uso software di sampling, la chitarra e i compressori che ti dicevo. Sì,uso software per synth (gli emulatori ndr.), ma risuono il tutto attraversoi compressori perché con quest’ultimi si ottiene musica moltodifferente. Sai com’è, l’emulazione non è mai perfetta.Comunque mi piacerebbe molto avere un synth moog, adorerei averne uno di quelli nuovi, costa 5000 o 6000 euro mi pare.

In che rapporto stanno analogico/poche possibilità e digitale/infinitepossibilità?

È un problema avere a disposizione così tante possibilità danon poterle più contare… diventa noioso per chi compone. Ilmio slogan è portare la tecnologia ai suoi limiti. Ecco perché utilizzosempre gli stessi apparecchi: li conosco a menadito e ho dimestichezza con tutti i plug-in.

I Kraftwerk si vantavano di conoscere tutte le macchine analogiche del periodo e di sapere tutti i trucchi per sfruttarle al meglio…

Certo, il bello di quell’epoca era che, a fronte di poche scelte possibili,finivi per sfruttarle al meglio. Anche la tecnica glitch va in questa direzione:si basa su dei trucchi e spesso questi stratagemmi riguardano il mandarein tilt la macchina. Ti racconto un aneddoto curioso: ai tempi di Hotel Paral.lelavevo trovato il modo di mandare in crash il mio sampler, l’avevo “rotto” eemetteva dei suoni veramente assurdi. Tecnicamente non riusciva a trovarei dati salvati in memoria per cui emetteva queste bizzarrie, i glitch appunto.Questo è, a mio avviso, uno dei modi di portare una macchina ai suoilimiti, ma non è il solo. In seguito ho trovato il modo di mandarela macchina in crash con dei settaggi particolari, il che significa che partendoda configurazioni differenti si ottenevano rotture difformi e quindi molteplicieffetti glitch.
È stato naturale poi annotare tutti questi errori in un piccolo libricino:l’ho chiamato “il libro dei disastri” (ride di gusto ndr.).

Parlando di queste tecniche mi è venuto in mente il lavoro di Oval,che è stato un punto di riferimento per la nu elettronica negli anninovanta. Visto che i suoi primi lavori sono antecedenti ai tuoi, possiamoaccreditarlo una delle tue influenze?

No, in quanto non lo conosco quasi per niente. Il fatto è, secondome, che utilizzavamo gli stessi apparecchi, eravamo parte di una stessa generazione.Per conto mio, anche se magari l’ascoltatore non se ne rende conto, le mie influenze sono più legate ai Beach Boys e Brian Eno…

Il suono elettronico stimola molto ragionamenti estetici e filosofici.Fripp per esempio aveva giustificato in modo molto puntuale i suoi frippertronics

Mi interessa molto la tecnologia e mi sento ancora in un curva diapprendimento; tengo sempre la mente aperta a nuove opportunità eforse per questo non mi appartiene questo modo di trattare la musica. Dunque non ho una filosofia, il mio è più un comportamento, un mood, che cambia a seconda di ciò che scopro…

Possiedi un immaginario legato alla musica che fai? Trai mai ispirazione da qualcosa di visivo quando componi?

Quando registrai Endless Summer avevo molti ricordi nitidi nella mia mente,riguardavano la mia infanzia e i suoi ambienti quali laghi, sabbia ecc… Immagini che sono più sfocate in Venice, che cattura landscape più astratti.

Dicono che hai vissuto a Venezia per trovare ispirazioni per lenuove tracce…

Beh, non ci sono proprio andato a vivere… sono stato lì l’estatescorsa per un paio di settimane dove ho anche incontrato alcuni artisti.Tuttavia ho portato a casa un paio di brani, anche se di fatto il mio soggiornoveneziano è consistito in lunghe passeggiate durante le quali ho effettuatoalcune registrazioni sonore veramente lo-fi (utilizzando la mia fotocamera).Il grosso dell’album è stato registrato e prodotto tra Vienna, dove si è svolto il lavoro maggiore, e Parigi, dove vivo.

Personalmente credo che Venice, soprattutto per l’uso massicciodi droni di chitarra, mai così identificabili come in questa occasione,risenta molto del sound che è stato il portabandiera dell’etichettaKranky, cosa ne pensi?

Che ti posso dire, l’ho sentita nominare, ma non conosco quasi per nullaquella realtà. Forse sì, potrebbe suonare in quel modo, manon è stata un’influenza. Ho deciso di fare un album in cui la chitarradoveva ricoprire un ruolo preponderante, non so, avevo nostalgia di un passatodove suonavo la chitarra in un gruppo (forse Fennesz si riferisce ai Maische,la formazione in cui il musicista era inserito a cavallo tra gli ottanta e i novanta ndr.)

Parliamo un po’ della tua collaborazione con David Sylvian…

È cominciata così: quando stavo programmando il nuovo lavoroho pensato che avrei voluto avere Sylvian con me almeno in una traccia ecosì ho chiesto alla mia etichetta di contattare il suo management. È statolui stesso a rispondermi attraverso una email dove sostanzialmente si dichiaravafavorevole alla cosa, a patto che io facessi lo stesso per lui (ride ndr.).Fui entusiasta di lavorare a una traccia di Blemish, Fire in The Forest,anche se il lavoro si è svolto in modo completamente virtuale. Cisiamo conosciuti dal vivo soltanto in un secondo momento a Parigi in occasionedi una data live di David, e sempre in quei giorni gli ho fornito la demodi Transit, base che lui ha musicato una volta finito il tour. Siamo in contattocostante da quel giorno e stiamo anche progettando un nuovo album assieme.Sono molto felice di questo: ho sempre voluto fare un album con un vocalist e lui è uno dei migliori in circolazione.

La storia di Blemish è curiosa, quell’album sembra massicciamenteinfluenzato dal tuo stile…

Sylvian mi ha chiesto molti consigli per quanto riguarda la parte elettronicadel suo lavoro, tanto che alla fine si è completamente lasciato andare.Ha un laptop, il software più all’avanguardia (Max) e ora è dentroa questa musica più di me! Ha la mente incredibilmente aperta, e pensoche il prossimo lavoro, che si baserà anch’esso su suoni trattati di chitarra, sarà un’esperienza eccitante.

Conosci i Matmos? Cosa ne pensi del loro approccio, ascolteremo mai unFennesz ironico?

È fantastico il modo in cui i Matmos costruiscono i loro sample, ma il mio è un approccio diverso. È difficile suscitare simpatia e humor in modo non ovvio… se ci provi e fallisci puoi veramente rovinarti! (ride ndr.) Da pare mia non voglio neppure provare, so già che non ci riuscirei; ho un approccio più sentimentale al suono, e quando sono in forma è il tipo di emozione che posso trasmettere; se cercassi di essere divertente beh, penso che non lo sarei …per niente (ride di gusto ndr.). Non voglio dire che sono un tipo serioso con i baffi a manubrio, semplicemente non voglio inserire questa componente nella mia musica.

Andiamo indietro a Hotel Paral.lel. Qual’era lo scopo ultimo dell’album,quali i landscapes che volevi dipingere?

Penso che in quell’album ci siano colori molti differenti da quelli di Venice.Di fatto, ora voglio esplorare nuovi stili, cercare dei linguaggi con i qualisentirmi meglio, in quell’album ci sono un paio di beat, dei brani ambient …è più variopintorispetto a Venice ma devo anche ammettere che mi stavo impratichendo coni mezzi che avevo a disposizione. Con questo non voglio dire che lo rinnego,tutt’ora lo considero un lavoro valido… tuttavia in questo momentonon tornerei a fare quelle cose.

Vuoi forse dire che il glitch ha finito il suo corso?

Non lo so, per quanto mi riguarda non sono più interessato in quellatecnica. Preferisco scolpire suoni di valenza differente, suoni più orchestrali,cinematografici. Il glitch è stato divertente ma non mi interessapiù.

A proposito di cinema, hai lavorato in passato per delle colonne sonore,sei soddisfatto di quei lavori?

Entrambi le sonorizzazioni a cui fai riferimento sono state composte in Austriain occasione del Future Film. Della prima sono soddisfatto, dell’altra …beh è statoun completo disastro (ride ndr.): produzione orrenda, gente detestabile ecc.In ogni modo questo non mi ha scoraggiato e in futuro sarei molto contentodi occuparmi ancora di cinema.

Ti interessa anche l’arte multimediale…

Sono in contatto con un artista americano, Doug Aitken¹ e l’idea è fareun dvd. Doug lavora su grandi video istallazioni, utilizza più schermie ha curato anche “The Rockafeller Skank”, il videoclip di FatBoy Slim del 1998. Purtroppo, causa impegni da entrambe le parti, siamo ancoramolto indietro, ci vorrà circa un anno per realizzarlo.

Kid 606 ha dichiarato di aver composto un album in una notte…

Certo si può fare, e l’ho fatto anch’io del resto… tuttaviaper un Fennesz-album le cose sono molto diverse. Il processo di composizionedi un mio lavoro è di circa un mese, ma il tempo che impiego a pensarlo è moltodi più. Un mio album parte dal singolo suono e si estende fino alnome dell’album e alla copertina: tutto è collegato e animato da un’atmosferacomune.

Similarmente a Endless Summer, anche in questa occasione hai ascoltatovecchi dischi per trarre ispirazione?

No, non proprio… in ogni modo quando stacco dal lavoro in studio hoil mio i-tunes (l’equivalente di Mediaplayer o Winamp in ambiente Machintoshndr.) e ascolto musica. Recentemente mi appassiona molto questo artista francese,Sylvain Chaveau, che ha iniziato come musicista elettronico e ora si occupadi tracce per pianoforte. Poi c’è Hecker, chepenso sia il migliore nel suo campo: computer music particolarmente astratta(http://www.mego.at/hecker.html).Ma ascolto anche i Talk Talk e Arthur Russell (musicista soul-jazz ndr.)o i Rhythm & Sound (gruppo legato alla scena dub ndr.). Comunque, seproprio annotare un’influenza, per quanto riguarda il tipo di colore dellaproduzione di Venice, mi viene da pensare ai produttori dei Buffalo Springfield,a quei suoni orchestrali incredibili con tutti quei riverberi sulle percussioni.Ovviamente questa componente non la puoi sentire, è molto personale.

Come sarà lo show al link questa sera?

Suonerò sostanzialmente il materiale delle sessions di Venice, improvviserò suquei sample. Inoltre suonerò un paio di cose nuove. Le visual al solitosono di Jon Wozencroft. Ieri ho suonato a Milano in una tenda, era così freddo… speroche stasera vada meglio.

Cosa ne pensi di chi scarica la tua musica?

Potremmo mettere il discorso in questi termini: se tutta la musica viene scaricata, la gente non compra più un disco e il musicista o si mette a fare il tassinaro o smette di fare quel lavoro. Non ci si può fare nulla, il processo è quello. In America, per esempio, ho suonato in un localaccio, dormendo sul sofà coni gatti che mi ronzavano attorno con nulla da mangiare. Ho suonato alle duedi notte e questi mi hanno detto “possiamo registrarlo è soloper l’archivio” e il giorno dopo lo potevi scaricare da Internet… Misono sentito stuprato. Non è morale succhiare il sangue alla gentee poi venderlo… La mia idea di download l’ho realizzata sul sito: ogni mese c’è unatraccia nuova e esclusiva per gli utenti, che tuttavia devono pagare perscaricarla. Ho ricevuto molte mail piene di insulti per questo, specialmentedagli americani (ironizza ndr.)

Leggi le critiche musciali?

Inizialmente quando esce un mio album le leggo, poi mi fermo, mi nauseano. C’è gente che non recepisce il messaggio e questo ha poco a che fare con l’età o l’esperienza: ragazzi molto giovani la capiscono, altri sono completamente fuori strada. La cosa più emblematica è stata questa: un critico si era fissato nel descrivere il processo digitale in “Laguna”, diceva che era tutto generato dal computer, in realtà quel brano è stato registrato utilizzando una chitarra, un amplificatore e un microfono, nient’altro! Un altro mi ha detto, a proposito delle recensioni troppo tecniche che spesso circolano nei giornali specializzati, che ero un pessimo programmatore o che non scrivo le mie patches. Accidenti! È la musica la cosaimportante. (EB Intervista face to face. Bologna, 17/04/04 )

¹ Doug Aitken, artista californiano attualmente residentea Los Angeles, ha arricchito la video arte con un’espansione decisiva dellospazio visuale. L’artista installa schermi multipli come differenti partidi un unico lavoro e il risultato è una scultura nello spazio disegnataassieme alle immagini proiettate. Le superfici urbane dove Aitken ambientale sue “non storie” sono caratterizzate da colori forti e da tecnichedi dissolvenza, sovrapposizioni e spostamenti veloci, backgrounds per cronachedi desolazione e isolamento, spazi che hanno perso la loro funzione socialenei quali ogni comunicazione sembra impossibile (testo estratto e tradottoda Media Connection http://www.postmedia.net/mctxt.htm)

17 aprile 2004
17 aprile 2004
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