Profezie del compositore inter-dimensionale – Intervista a Iasos

Accantonati manierismi, cattivi profeti e traduzioni naïf di concetti filosofici derivati dall’Oriente, la new age fu il tentativo di coniare una nuova musica spirituale che sublimasse in un sol colpo tutte le religioni pensate dall’uomo in millenni di goffi tentativi. Per fare ciò, a partire dalla seconda metà degli Anni Settanta, i pionieri della Nuova Era provarono a spingersi artisticamente “oltre” coi mezzi a loro disponibili. Ne conseguì il conio di stili diversissimi accomunati dall’idea di un’elevazione verso un indefinibile Altissimo. Si assistette perciò alla produzione e distribuzione, spesso davvero indipendente, di proposte elettroniche o elettro-acustiche, figlie del jazz per amore di improvvisazione, figlie della musica Classica per amore di composizione. Proposte debitrici verso generi di formazione (dal folk al flamenco, dall’Etnica al Canto Gregoriano) o, di per contro, fiduciose di trascenderli tutti giungendo alla descrizione degli invisibili mondi della mente o, meglio, dello spirito. Spesso si pervenne al naufragio nei lidi di una pur dolce retorica; altre volte si mancò il bersaglio a causa della mancanza di vero talento. La new age finì presto per subire la ghettizzazione nel recinto dei post-hippie e i primi Anni ’80, col loro linguaggio da spot televisivo, contribuirono non poco a svilirne gli intenti.

Gli iniziatori della Nuova Era in musica furono principalmente due statunitensi: il musicoterapeuta Steven Halpern e Iasos. Completa la triade Constance Demby, personaggio variopinto e barocco che con l’album Novus Magnificat del 1986 vendette oltre 200.000 copie, riportando l’attenzione degli scettici sulla rilevanza del proprio genere di appartenenza. Dei tre, Iasos è certamente il compositore più astratto, quello che, complice una spiritualità sui generis, si è maggiormente avvicinato a una visionarietà slegata dal fattore “umano”.

Nato in Grecia nel 1947 ma trasferitosi giovanissimo con la famiglia negli Stati Uniti, egli riceve una precoce formazione musicale, studiando pianoforte a partire dagli otto anni di età e divenendo in poco tempo un promettente polistrumentista. Già durante l’adolescenza Iasos, che nel frattempo soggiorna nell’allora effervescente baia di San Francisco, comincia a udire dentro di sé una “Musica Paradisiaca” che alcuni etichetteranno più avanti “New Age music”, Musica della Nuova Era. Nel 1973 il Nostro decide che la sua missione sarà quella del compositore, professione vissuta come figura “medium” tra la dimensione ultraterrena e quella terrena. L’esordio Inter-Dimensional Music Through Iasos (Unity Records), due anni più tardi, pone le basi di tutte le più nobili intuizioni spalmate nelle prove successive e diviene, assieme all’esordio di Halpern Spectrum Suite, la prima testimonianza ufficiale di ciò che sarà poi etichettato come “new age”. Gli strumenti sono flauto, piano, slide guitar e la voce del Nostro. Per dar vita alle visioni della propria mente Iasos ricorre all’impiego di semplici effetti quali echo-plex, spring reverb e phase-shifters. Il nastro stesso viene impiegato come possibilità aggiuntiva e dunque, qua e là, suonato a velocità dimezzata, raddoppiata o al contrario. Ne risulta una raccolta di acquerelli apparentemente informali eppure mai dimentichi del fattore melodia. Le soluzioni suonano oniriche ma orecchiabili e la scelta dei fraseggi poggia su una prevalenza di accordi e note maggiori. Alle magniloquenti campiture dei teutonici “Corrieri Cosmici” è preferito un registro terreste ed extraterrestre al contempo (Formentera Sunset Clouds), definendo paesaggi immaginari con tratto sicuro ma non privo di una romantica delicatezza (Lueena Coast). Pure non mancano episodi votati al mistero, sicché Cloud Prayer anticipa alcune tra le più enigmatiche atmosfere del Brian Eno di On Land.

Angelic Music (Inter-dimensional Music, etichetta fondata dallo stesso Iasos, da qui in avanti abbreviata in I. M.) gioca sulla dilatazione, con due sole tracce di trenta minuti ciascuna. Desta una certa sensazione, al tempo, la ricerca condotta dalla Plymouth State University, nel New Hampshire, secondo la quale i brani in questione, The Angels Of Comfort e Angel Play, sarebbero quanto di più simile alle musiche descritte da un campione di individui passati attraverso esperienze pre-morte. Lee Underwood, celebre chitarrista nei migliori album di Tim Buckley, commenta: “L’album esemplifica quanto di meglio la new age abbia da offrire”. Il filosofo e studioso di discipline buddiste Alan Watts attribuisce al Nostro il merito di aver ideato nientemeno che la “Musica Classica di una Nuova Era”. Angelic Music si muove nel solco di una discreet music pret-a-porter, con il synth a compiere variazioni continue su melodie elementari. Angel Play, complice l’interazione di tocchi pianistici riverberati su un tappetto sonoro di gracidii sintetici, azzarda un minimalismo sprovvisto di azioni ritmiche.

Crystal Love (’79, I.M., riedito su cd con bonus nel ’92 a titolo Liquid Crystal Love) prosegue sul sentiero di una rarefazione prossima alla melensaggine ma viene salvato nel lato B dal canto degli uccelli (Oh, How Deeply Do I love You?), il quale movimenta una situazione altrimenti destinata alla staticità di certo ambient da sottofondo. Jeweled Space (’81, I.M.), infatti, getta la maschera e si propone con musica da ascoltare a un volume appena udibile, un sottofondo atto a stimolare l’attività cerebrale durante lavori ripetitivi o mentalmente stancanti. Con il progetto audio/video Crystal Vista (’81, I.M.), il rischio del manierismo si fa concreto. L’operazione è giocata mediante tecnologie ingegnose ma spartane e il filmato, visionando la VHS omonima, risulta oggi ovviamente datato. L’esperimento non manca però di aggiudicarsi il primo premio in un paio di manifestazioni nazionali dedicate alla neonata video-art, catturando le giurie col caleidoscopio di colori sgargianti che modellano forme geometriche sullo sfondo di un universo al sapore di videogioco. Elixir (’83, I.M.) riprende il bandolo di un’aurea matassa e si avvicina ai barocchismi della Demby (Helios and Vesta, Procession On The Horizon) mediante sei composizioni studiate per una stereofonia 3D da fruire dunque in cuffia.

Essence of spring (’83, I.M.) alza al cielo un epos in musica dominato da pace e letizia: le composizioni tornano all’essenziale combinando suoni da foreste pluviali, elettronica semi-improvvisata e perfino incursioni nelle sonorità folcloriche dell’Isola di Paxos, in Grecia, con il Nostro che suona due canne da un flauto di Pan. Il flauto traverso è invece protagonista di The Winds Of Olympus, prodigandosi in un sali-e-scendi di scale dal profumo misticheggiante. In Brooks and Birds l’immagine umana scompare: ci si limita a registrare per mezz’ora lo scrosciare di un torrente e il canto degli uccelli. Gli Anni Novanta si aprono all’insegna della bizzarria con le danze in salsa polinesiana di Bora Bora 2000 (’91, I.M.). L’album richiede una gestazione di oltre tre anni durante i quali il Nostro viaggia per il mondo teorizzando soluzioni quasi esotiche e ballabili definite “tiki rock” e di cui le tracce Fire Dance e Splash Happy sono esempi esaustivi. Non mancano però i paesaggi incantati, come testimonia il gioiellino Soft Beach. Timeless Sound (’91, I.M.) ha il merito di offrire una versione estesa della pregevole Cloud Prayer, presente nell’esordio del ’75. Chiude il decennio una delle fatiche da studio più originali della discografia, quella Sacred Sonic Tools (’98, I.M.) che conta su una successione di “suoni” più che di “musiche”, pensati per musicoterapeuti e per chi attribuisca un valore guaritivo a certe vibrazioni.

Il nuovo millennio si distingue per operosità e alcuni piacevoli riscontri. Forse Realms Of Light (2001, I.M.) non riesce a traghettare l’ascoltatore in una dimensione di pura estasi, come promesso nel retro copertina del CD, ma si attesta tra le opere meglio assemblate del catalogo. Perdonate le timbriche stantie negli arpeggi di Waltz Of The Swaying Hearts, le voci femminili incastonate su The Diamond-Heart Center Of Creation e il delicato incedere di The Gates Of Opal riescono ancora a fare scuola per il genere. L’album è disponibile in versione dvd, ricalcando le impronte dell’operazione Crystal Vista con l’aiuto di una nuova era, questa sì, ma digitale. Altra stravaganza degli anni 2000 è Javanes Dream Bells (’07, I.M.) che, dalla registrazione lunga sette minuti di campane e campanelli orientali, cava fuori un’ora di rimaneggiamenti elettronici plasmando un’atmosfera avvolgente. Le sorprese non sono finite e sei anni più tardi viene licenziato Night Time Jungle Sounds On Planet Allura, un’ora di suoni ambientali e rumori artificiali che descrivono flora e fauna dell’ipotetico Pianeta Allura nel Sistema Stellare Taygete.

Nel 2015 è la volta dell’ottimo Essence Of Lemuria (I.M.), opera di ammirevole rarefazione che grazie ai silenzi di Buddhic Spherical Consciousness testimonia un’ulteriore maturazione del talento di Iasos. In attesa di una nuova fatica da studio ormai prossima alla pubblicazione, il brano in anteprima Ubud Trance Dance prende a prestito le sonorità gamelan di Bali infondendogli un incolore ritmo ballabile. Un biglietto da visita non sbalorditivo che però la dice lunga su uno stile cementatosi in quarant’anni di attività con l’unica costante di voler aderire a un progetto “ultraterreno” e perciò lontano da trend e richieste del mercato.

 

L’intervista

Iasos, iniziamo con un distinguo tra new age e ambient

L’ambient, per sua stessa definizione, si pone come un sottofondo che non intende attirare l’attenzione dell’ascoltatore attraverso ritmo o melodia. Solitamente si tratta di brani dilatati con elementi sonori che mutano molto lentamente. Mi pare che l’ambient sia concepita per conferire un sapore delicato allo spazio in cui viene diffusa, un po’ come fa, in ambito olfattivo, l’incenso. La new age nata negli Anni Settanta voleva essere una nuova forma di musica spirituale. Per questo veniva impiegata in sessioni di yoga, reiki, meditazione, cerimonie sacre. Era ed è, nelle sue migliori manifestazioni, uno strumento per connettersi con un “Se” alto. Nel corso dei decenni i suoi confini si sono allargati al punto che oggi non significa altro che musica “miscellanea”. Perciò spesso se un brano non rientra nelle categorie “normali” tipo pop, r&b, country, jazz ecc. capita che lo si etichetti a sproposito come “new age”.

Il tuo approccio agli strumenti musicali si rivela peculiare sin dall’esordio Inter-Dimensional Music Through Iasos

Al tempo avevo cominciato a sentire un’inusuale musica celestiale risuonare nella mia mente. Avevo un numero ristretto di strumenti per tentare di riprodurla. Non si trattava solo di musica vera e propria ma anche di suoni che non avevo mai udito prima. Questo accadeva all’inizio dei seventies prima della diffusione dei sintetizzatori. Perciò cominciai impiegando esclusivamente strumenti acustici che processavo mediante congegni elettronici molto semplici. Sostanzialmente facevo il meglio che potevo per avvicinarmi coi pochi mezzi a disposizione a ciò che sentivo dentro di me.

Che intendevi per “musica inter-dimensionale”?

Per “inter-dimensionale” s’intende uno spostamento da una dimensione a un’altra. La musica inter-dimensionale dunque è quella che appartiene a una dimensione paradisiaca, Celeste, e si trasferisce in una dimensione terrena, e dunque fisica, affinché le orecchie umane possano percepirla.

Che ricordi hai della pietra miliare Angelic Music?

Il primo lato, The Angels Of Comfort, è stato creato in un modo che non mancò di stupirmi. A un certo punto della mia carriera ho compreso che potevo mettere in musica qualsiasi cosa riuscissi a immaginare. La domanda successiva è stata: “Ammesso che sia così, cosa voglio creare?” Ho compreso che dovevo generare una musica che contenesse lo “Spirito Santo” in essa racchiuso.

Lo Spirito Santo di derivazione cristiana?

No. Intendo l’energia cosmica che permea ogni nascita e ogni morte e che è preposta a rendere questi due passaggi di transizione il meno traumatici possibile. Perciò ho formulato una richiesta silenziosa: “Spirito Santo, voglio dar vita a una musica che contenga la tua propria energia”. Dopo una settimana dall’invocazione mi è capitato di registrare impiegando l’Arp String Ensemble, sintetizzatore su cui avevo messo gli occhi ma che era fuori dalla mia portata. Me lo mise a disposizione un amico che lo usava in una band rock. Disse che potevo suonarlo nel loro studio mentre erano in pausa pranzo. Quel giorno sono arrivato in studio, ho collegato il synth al mio effetto echo-plex e ho cominicato a registrare. Iniziai con semplici accordi, giocando successivamente sulle velocità del nastro e sovrapponendo altri accordi. Quando la band tornò avevo già finito tutto. Ascoltando la risultante a casa compresi con stupore che quella era una composizione bella e fatta. E il mio stupore fu doppio quando realizzai che era la risposta alla richiesta fatta allo Spirito Santo. In seguito tante persone mi hanno riferito che avevano impiegato quella musica per dare conforto a un parente prossimo alla morte. Così come, molte donne, l’hanno impiegata durante l’esperienza del parto.

Il tuo primo sintetizzatore?

Odiavo le sonorità dei primi sintetizzatori. Mi sembravano troppo algidi e stavo cercando un suono avvolgente. Ma alla fine ho comprato un synth RMI Keyboard Computer che aveva la timbrica simile a quella di certi organi antichi. Era un aggeggio a schede perforate. Ogni volta che ne selezionavi una ti restituiva un suono davvero unico. Le schede erano solo sedici, coprendo così il primo quarto delle forme d’onda digitali. Poi il synth le leggeva in ordine inverso, coprendo così anche il secondo quarto. Poi le leggeva in negativo ed ecco il terzo quarto e infine in negativo al contrario, e si aggiungeva così l’ultimo quarto. A questo soddisfacente assortimento sono riuscito a conferire un carattere ancor più organico processando lo strumento attraverso un chorus stereo Roland SDD-320 Dimension-D.

Qual è la tua posizione rispetto all’impiego del così detta “accordatura aurea” che fissa il La centrale a 432 hz?

Una totale fesseria. Te lo spiego in due modi. Primo: i fautori di questa teoria hanno cavato fuori questo numero di frequenza impiegando numerologia e una specie di geometria sacra. Ma una frequenza “assoluta” è un fatto puramente arbitrario! I loro calcoli si basano principalmente sulla durata di un secondo e… beh, la percezione di un secondo non è forse arbitraria? Non c’è davvero nulla di “universale” nella misurazione di una porzione di tempo. Secondo: se chiedi a una madre con otto figli: “Quale ami di più?” è chiaro che risponderà di amarli tutti allo stesso modo. Ora pensa di chiedere a Dio quale sia la sua frequenza preferita, quella nella quale l’uomo riesce ad accedere direttamente allo splendore della divinità. Credi che ti risponderebbe “Preferisco quella a 432 hz rispetto a quella a 400”? Ovviamente certuni dicono che la musica a 432 hz ha un carattere speciale ma si tratta di un effetto placebo. Essi avvertono questo carattere solo sapendo anticipatamente che una musica è a 432 hz. Ma se tenti un test “bendato” sono sicuro che non si noteranno preferenze statisticamente significative.

Che mi dici dell’impiego in musica di onde cerebrali quali Delta e Theta per indurre stati di rilassamento?

Sono estremamente consapevole di come il suono possa essere impiegato per stimolare nel cervello varie frequenze. La mia preferita è la Theta a 7 hz. Posseggo persino un apparecchio che mediante lampi di luce e pulsazioni sonore induce certe frequenze ed effetti conseguenti. Detto questo, non le uso. Preferisco influenzare l’ascoltatore con emozioni evocate naturalmente dalle peculiarità delle composizioni.

Musica elettronica: strumentazione analogica contro possibilità digitale…

Entrambe presentano vantaggi e svantaggi ma amo e impiego tutte e due in base alle esigenze del momento. L’analogico suona certo più caldo ma è limitato sotto il profilo della timbrica a causa della conformazione delle onde che lo compongono. Lo spettro sonoro è virtualmente infinito col digitale ma tende a suonare asettico. Detto questo, quando capisci cosa determini fisicamente sonorità percepite come “fredde” e “calde” sai anche come riprodurre esattamente l’effetto che vuoi al di là delle tecnologie a disposizione.

Puoi approfondire il concetto?

Funziona pressappoco così: quando pizzichi la corda di una chitarra ogni ciclo che compone la forma d’onda è leggermente diverso dall’altro. Questa condizione è ciò che rende gli strumenti acustici “ricchi” dal punto di vista sonoro, e cioè che ogni ciclo è simile all’altro ma non identico. La forma d’onda della così detta “possibilità digitale” contiene cicli identici tra loro sicché il cervello codifica un’esperienza ripetitiva e dunque asettica. Ma il compositore può dare una sferzata a quelle sonorità in molti modi, a esempio proprio mediante l’elettronica, facendo si che i cicli non siano tutti identici tra loro. Una possibilità in questo senso è fornita dall’Eventide Micro-Pitch Shift. Si conferisce così non solo maggiore flessibilità al suono digitale ma anche ricchezza e un certo calore. Ai giorni nostri i software e gli hardware dei synth sono talmente sofisticati che il problema non si pone. Sennò puoi vederla così: se hai quattro amanti è chiaro che ognuna presenterà sia vantaggi che svantaggi. Lo stesso vale per la questione che mi hai posto.

La musica può davvero guarire?

Per quel che ho compreso fino a oggi ci sono quattro modi in cui certi suoni hanno un potere “taumaturgico”: risonanza fisica; risonanza emozionale; intenzionalità; fiducia. Ho scritto un dettagliato articolo a riguardo che puoi trovare sul mio sito alla sezione “Articles” a titolo Sound as Healing Light Waves.

Cosa ti fa gioire?

Il segreto della felicità sta innanzitutto nel non dipendere da fattori esterni al di là del nostro controllo ma semplicemente dalla decisione personale e inequivocabile di essere felici. Quando fai questa scelta finisci per attrarre a te persone ed eventi che ti renderanno sempre più felice.

Cosa ti rende infelice?

Una strumentazione malfunzionante e donne malfunzionanti. Se la strumentazione fa cilecca durante un live tendo ad arrabbiarmi. Come pure, se una donna mi ha indotto ad aspettarmi un incontro sessuale e, all’ultimo minuto, cambia idea, beh anche in quel caso mi irrito un bel po’.

Qual è stata la tua principale guida spirituale?

Non parlo al passato ma al presente: la mia guida spirituale è il quinto Elohim, Vista, lo Spirito della Forma che fa capo al Quinto Raggio e presiede alla Verità e alla Guarigione. Questa è la più alta entità che mi trasmette idee musicali, quella con la quale ho stabilito un accordo prima di questa mia incarnazione sulla Terra. L’accordo si basava sul nostro lavoro in coppia: io avrei sviluppato competenze teoriche e tecniche in campo musicale e Vista mi avrebbe trasmesso l’ispirazione per una musica Celeste. A quel punto sarebbe toccato a me renderla disponibile per le altre persone. Lo scopo principale è diffondere una musica che aiuti le persone a innalzare le loro vibrazioni portando questo pianeta a un livello superiore.

Oggi la tua creatività è ancora vigorosa?

Sono in uno stato di perpetua creatività e continuerò di sicuro a comporre fino a quando resterò in questa dimensione e forse anche dopo, chissà, magari da un’altra dimensione. Ho terminato qualche mese fa le prime due tracce del mio prossimo album, Divine Passion e Ubud Trance Dance, ascoltabili gratuitamente nel mio sito internet.

Come funziona il tuo processo creativo?

Si alternano due fasi: creazione e assimilazione. Nella prima modalità do vita a un brano. Nella seconda imparo a utilizzare nuovi software, studio musiche che mi erano sconosciute, ecc. Dunque, quando sento di aver assimilato sufficientemente le nuove competenze acquisite, torno alla modalità creativa e ricomincio a produrre. Queste due facce della stessa medaglia non sono mai confuse: quando sto creando sono totalmente concentrato e mi sarebbe impossibile imparare alcunché, e viceversa.

Quando hai intuito per la prima volta la connessione tra musica e spiritualità?

Quando cominciai a sentire spontaneamente la musica angelica che mi trasmetteva, telepaticamente, il Quinto Elohim.

Musica commerciale ne ascolti?

Ho strani gusti, per gli standard diffusi su questo pianeta. La quasi totalità della musica che ascolto viene da dentro di me. Ciò che sporadicamente mi capita di fruire dall’esterno è, nell’ambito Classico, Debussy, Ravel e anche un italiano: Ottorino Respighi.

Ma il pop? Il rock?

Mi piacciono Donovan, Jimi Hendrix e Santana.

E la new age?

Direi Jonn Serrie and Kevin Kendle.

E Halpern? E la Demby?

Entrambi buoni amici e, con le dovute differenze, amo la musica di entrambi.

La tua strumentazione nel 2017?

Segreta.

Del vostro presidente Donald Trump che dici?

Mi piace restare fuori dalla politica. Eppure sento che il mondo sta per entrare in un preciso punto della sua Storia in cui assisteremo a un crollo della corruzione, delle guerre, della povertà, della sofferenza. Sento che vi sarà un incremento sostanziale di amore, di compassione per il prossimo, di prosperità per le masse. Perciò, contrariamente alle apparenze e alla percezione che ci avviluppa superficialmente, siamo sul punto di entrare in una meravigliosa Era Dorata. Un’Era maggiormente influenzata dai nostri fratelli e sorelle extraterrestri. Un’Era, se vuoi, con una tecnologia alla “Star Trek” disponibile per tutti.

In che senso?

Parlo di energia a costo zero. Di situazioni antigravitazionali. Di replicatori di cibo. Di viaggi lungo distanze impensabili attraverso i Portali.

E che ne sarà dell’industria musicale nel futuro?

Tutta la musica registrata sarà gratuita e per tutti. In parte è già così, vista l’abbondanza di siti pirati dove puoi scaricare ogni genere immaginabile. A quel punto, nel caso ve ne fosse ancora la necessità, il primario sostentamento economico per un musicista resterà quello dei concerti. Nel futuro ci sarà infatti una tale abbondanza finanziaria per ognuno che oggi non possiamo neppure immaginare. Ci siamo incamminati senza ancora capirlo completamente in un percorso di totale condivisione con l’umanità intera, un percorso che ci vedrà al servizio del prossimo in un atteggiamento di puro amore.

La musica elettronica tornerà a sconvolgerci come fece ai suoi albori?

Di sicuro. Perché non esistono limiti all’avanzamento tecnologico, così come non esistono limiti nell’evoluzione della nostra coscienza. E dato che la maggior parte degli “Oggetti volanti non identificati” sono controllati mediante la volontà di una specifica Coscienza (e non con leve e bottoni come ha immaginato la fantascienza), sospetto che la prossima rivoluzione musicale sarà il controllo telepatico dei sintetizzatori. È una possibilità meno futuribile di quanto si possa pensare. Molte civiltà extraterrestri compiono la totalità delle loro azioni mediante telepatia, anche in ambiti quotidiani e banali come illuminare un ambiente buio o assemblare un veivolo. Persino i nostri programmi spaziali segreti hanno effettuato studi concernenti il controllo telepatico dei computer. Perciò immagina che al posto di tanti sistemi azionabili con mani e piedi ci sia solo la telepatia! E immagina adesso questo genere di possibilità coniugato in ambito musicale che infinito spettro di nuove possibilità espressive ed emozionali determinerebbe. Il controllo del pensiero è la maniera migliore e più rapida per compiere qualunque operazione.

Ciò che i fan si aspettano da te influisce sul tuo modo di comporre?

Non proprio. Ho compreso che qualsiasi cosa un individuo possa creare attrarrà individui con un livello di consapevolezza simile al proprio e agli altri, con una consapevolezza inferiore, non piacerà affatto. Lo accetto. Perciò durante il processo creativo cerco semplicemente di attenermi a ciò che mi piace.

Qual è l’aspetto più straordinario dell’essere un artista?

La cosa più straordinaria è che, quando afferro la percezione di star creando qualcosa di bello, in quel preciso e magico momento avverto la divinità che risiede in me risplendere attraverso il mio corpo fisico. E quella è una sensazione estatica.

12 aprile 2017
12 aprile 2017
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