La golden age dell’indie italiano vista da Spotify

Già annunciato – erroneamente – a più riprese negli scorsi anni, il fatidico momento della penetrazione di quello che – probabilmente, altrettanto erroneamente – viene etichettato come “indie italiano” all’interno del circuito mainstream nazional-popolare sembra essere definitivamente arrivato. Gli step per giungere alla situazione odierna sono stati tanti e di varia natura (inizialmente l’internet buzz ha certamente aiutato, ma successivamente anche radio e televisione hanno fatto la loro parte, captando il momento favorevole – siamo pur sempre in Italia…) ma sono andati di pari passo con una progressiva de-radicalizzazione dei contesti “hip” che ha colpito un po’ tutta la sfera della società. Basta guardarsi attorno: molti degli stereotipi che a inizio decennio erano prerogativa identitaria dell’hipster (termine, si spera, sorpassato) appartenente ad una nicchia ancora “alternativa” e vagamente nerd, oggi sono – trasfigurati e de-contestualizzati – alla mercé di un pubblico che, con ogni probabilità, fino all’altro giorno ascoltava altro e frequentava altri tipi di locali. Insomma, siamo al termine di un processo sociologico che abbiamo visto e rivisto in passato e che continueremo a vedere, chissà in quali forme, in futuro.

Tutto abbastanza prevedibile, comprese le consuete dinamiche che vedono da una parte schierati i puristi – che poi spesso si tramutano in hater – che vedono intaccati i propri credi e di conseguenza sbandierano il più classico (e, diciamolo, a volte più che condivisibile) dei “si stava meglio quando eravamo in pochi ad ascoltare X” e dall’altra chi si avvicina per la prima volta a certi contesti e di conseguenza tende ad avere una visione approssimativa di quello che è e di quello che è stato l’indie italiano. Il tutto, ovviamente, incastrato all’interno dei soliti binari mediatici del successo. Circoscrivendo l’analisi agli ultimi dieci anni (e senza soffermarci sugli aspetti prettamente qualitativi, per i quali vi rimandiamo alle singole recensioni) abbiamo assistito almeno a tre momenti di grande hype, di accese discussioni e di forte accentramento micro-mediatico del circuito indie: l’esordio de Le Luci Della Centrale Elettrica (siamo tra il 2007 e il 2008), i primi audio su Youtube de I Cani (siamo tra il 2010 e il 2011) e le quasi contemporanee prime release de Lo Stato Sociale. Per settimane non si parlava d’altro. Il tutto, però, accadeva ancora lontano dagli occhi del mainstream. Oggi, a qualche anno di distanza, troviamo questi tre nomi ai primi posti delle classifiche, baciati da un successo diverso, numericamente più ampio e maggiormente trasversale.

Già tre-quattro anni fa alcuni nomi di punta dell’indie italico facevano la loro apparizione ai vertici delle classifiche ma erano principalmente effimere toccate e fuga poco sorprendenti, considerati i volumi del mercato. Tra il 2016 e il 2017 invece la sensazione di una vera e propria invasione indie (o pseudo tale: ripetiamo, utilizziamo questo termine solo per comodità) si è fatta decisamente più palpabile su più livelli (radio, televisione, classifiche, concerti, ecc..), tanto che oggigiorno i numeri della fascia più popolare dell’indie (e della trap, ma è un discorso diverso) non sono poi così diversi da quelli big (tralasciamo quelli dei vari Vasco Rossi, Jovanotti, Ferro & co, ancora irraggiungibili) della canzone italiana e dei talent.

Per provare a tenere traccia di questo particolare momento storico, dalla scorsa estate ogni nove del mese abbiamo estratto il numero di ascoltatori mensili su Spotify – vedi dashboard  di alcuni degli artisti “indie” italiani più in vista (perdonateci se, per scelta o per semplice distrazione, ne abbiamo lasciati fuori alcuni). Chiaramente, pur essendo al giorno d’oggi una metrica piuttosto rilevante, quella degli ascoltatori mensili su Spotify è comunque un indicatore parziale (vedi anche l’articolo Internet e classifiche: misurare il successo è possibile? sul tema) perché tende a concentrarsi su una fascia di età e su una tipologia di pubblico non del tutto rappresentativa della popolazione. Inoltre, i trend positivi che emergono sono chiaramente anche influenzati dal numero crescente di utenti Spotify e dalla fisiologica stagionalità che impatta sul numero (generalmente più basso) di ascolti ad agosto.

Iniziando a raccogliere i dati a settembre 2016 non siamo riusciti ad immortalare in pieno il momento cardine dell’esplosione del fenomeno Calcutta (sopraggiunto qualche mese prima): a settembre era già oltre i 100.000 ascoltatori mensili, con grande distacco sui “colleghi”. Da allora il cantautore di Latina è rimasto con una certa costanza tra i cinque artisti più ascoltati. Il grande exploit cross-target lo hanno concretizzato però i TheGiornalisti, passati dai 45.000 ascoltatori mensili della scorsa estate ai 283.000 dell’update di giugno: tra singoli radiofonici, concerti sold-out, featuring improbabili e polemiche, la band di Tommaso Paradiso è quella che più di tutte ha saputo flirtare con il grande pubblico (l’apparizione ad Amici non è che la naturale, infausta, conseguenza). L’uscita di Completamente Sold Out (Tra la strada e le stelle a parte, decisamente inferiore rispetto al precedente Fuoricampo) ha fatto impennare gli ascolti fin da subito, ampliando però la platea mese dopo mese in modo piuttosto netto.

Il momento di grande visibilità ha giovato anche a Brunori Sas, che con il suo A casa tutto bene è riuscito definitivamente ad imporsi su larga scala, aumentando il numero di ascoltatori nelle settimane successive alla release dell’album, e attestandosi poi attorno ai 200.000 ascoltatori mensili per tutta la primavera. Diverso invece il trend dei Baustelle, affermati da un numero maggiore di anni: come è logico aspettarsi in questi casi, il picco di ascoltatori è maggiormente concentrato attorno alla release dell’album (L’amore e la violenza). Inaspettata seconda giovinezza per gli Ex-Otago, che dopo il periodo di culto (metà anni Zero) e una fase meno memorabile, hanno pubblicato un album (Marassi) che, forse grazie al mood vagamente jovanottiano, ha trovato parecchi consensi tra il pubblico generalista. Sopra ai 100.000 ascoltatori mensili nei mesi successivi alla release degli ultimi album (non esattamente dei must) anche Lo Stato Sociale e Le Luci Della Centrale Elettrica. Numeri e crescita forse inferiori alle aspettative, considerato che anche lui è fresco di pubblicazione, per Dente. Segnaliamo con piacere numeri di rilievo anche per tre artisti stra-chiacchierati tra gli addetti ai lavori ma ancora fuori dal circuito dei casual listeners: Motta (cifre simili a I Cani, per intenderci), Iosonouncane e Cosmo (valori comparabili con quelli di Dente).

Quello che emerge da questi dati è un forte ricambio generazionale: i vari Verdena, Afterhours (nonostante la visibilità data da X-Factor), Marlene Kuntz, Marta Sui Tubi, Il Teatro Degli Orrori, Ministri e in generale un po’ tutti i gruppi di culto di 10-15-20 anni fa caratterizzati da un approccio più tipicamente chitarra-centrico, sembrano essere tagliati fuori da questa stagione d’oro (almeno numericamente parlando) dell’indie italiano.

In un contesto come questo, fortemente social-centrico e guidato da una fascia di età piuttosto bassa, è facile assistere ad un continuo ricambio di “fenomeni del momento”, spesso caratterizzati da contorni post-trash talmente indecifrabili da essere perfetti per accendere discussioni e per ampliare il passaparola. Tra i più visibili citiamo Pop X (dai 2.000 ai 31.000 ascoltatori a novembre), Cambogia, Gazzelle e Liberato, vero e proprio caso ben descritto da Luca Roncoroni prima della trollata del Miami Festival.

Altre conferme

1) Anche se da noi meno popolari rispetto a TheGiornalisti, Calcutta & co, nomi di orgoglio internazionale come Dumbo Gets Mad (spottati inizialmente da mister TheNeedleDrop) o Porcelain Raft (volendo potremmo aggiungere anche Yves Tumor, a lungo stanziato a Torino) hanno un numero molto elevato di ascoltatori mensili, distribuiti ovviamente su un territorio più ampio rispetto ai nomi citati fino ad ora. Tra i confini italiani, purtroppo, la lingua fa ancora la differenza.

2) Partendo dal presupposto che fino a qualche anno fa, basandoci solo sulle classifiche ufficiali di vendita (tipicamente megastore-centriche), non eravamo in grado di tastare con mano le reali dimensioni dei fenomeni indie (una buona parte delle vendite avvenivano su canali non tracciati, ad esempio durante i concerti o nei negozi indipendenti), i numeri Spotify fotografano un periodo decisamente roseo per l’indie italico. Ciò nonostante c’è un altro fenomeno che riesce a raggiungere numeri ancora più sorprendenti: la trap con Sfera Ebbasta e Ghali costantemente sopra i 300.000 ascoltatori mensili (con Ghali addirittura sopra al milione in queste settimane post-release di Album) e con la Dark Polo Gang già oltre i 500.000 ascoltatori mensili dopo poco più di un mese dallo sbarco su Spotify.

La pseudo-sorpresa

Il divario enorme che troviamo e che abbiamo sempre trovato nelle classifiche di vendita – e più in generale in un contesto nazionalpopolare – tra le superstar della canzone italiana e gli artisti indipendenti/extra canzone italiana si riduce moltissimo su Spotify: Ligabue e Vasco Rossi sono ascoltati quanto Sfera Ebbasta e Ghali, Biagio Antonacci e Emma Marrone sono ascoltati quanto i TheGiornalisti. I multiplatinati The Kolors sono ascoltati quanto Iosonouncane. Continueremo a tenere monitorata la situazione per effettuare un nuovo focus nei prossimi mesi. Nel frattempo sentitevi liberi di giocare con la dashboard che abbiamo preparato basandoci sui dati Spotify.

12 giugno 2017
12 giugno 2017
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