Sinestesia, tensione e catarsi. Intervista al Soundwalk Collective

Tenevamo particolarmente a questa intervista, e non è stato facilissimo ottenerla in tempi brevi. Alla fine però Simone Merli, che assieme a Stephan Crasneanscki e Kamran Sadeghi costituisce il Soundwalk Collective, ci ha concesso un po’ del suo prezioso tempo (il collettivo è a New York al lavoro sul nuovo album, come ci conferma anche il diretto interessato, oltre che impegnato in varie performance artistiche) e noi ne siamo stati ben felici. Chi vi scrive non ha remore nel definire il Killer Road pubblicato nel 2016 dallo stesso Soundwalk Collective, da Patti Smith e da Jesse Paris Smith come il suo personale disco dell’anno. Un titolo che l’album si è meritato grazie ad ascolti ripetuti e per svariati motivi, in primis la capacità di rappresentare con grande sensibilità e cura un’«esplorazione immersiva della tragica morte di Christa Päffgen», in arte Nico. In realtà i meriti del disco vanno oltre, e la chiacchierata con Simone ci ha permesso di capire la complessità progettuale di un lavoro sinestesico, pluridemensionale e in cui ogni dettaglio concorre a determinare il grande equilibrio formale e concettuale che si coglie nel prodotto finale. Il tutto a cominciare dai field recording raccolti non a caso a Ibiza (dove Nico è morta nel 1988), fino ad arrivare a una concezione di ambient-contemporanea in cui la musica contestualizza le parole recitate da una Patti Smith mai così fragile e attoriale all’interno di stati d’animo, umori, più che veri e propri brani. In un’epoca in cui il numero di chitarre, synth o suoni cool con cui saturi un disco sembra avere più importanza del disco stesso, i Nostri scelgono un equilibrio estetico che va per sottrazione, fragile ma al tempo stesso determinato. Il risultato è una catarsi da ascolto in cuffia che non riusciamo proprio a scrollarci di dosso.

Un’«esplorazione immersiva della tragica morte di Christa Päffgen», o se vuoi un disco narrativo e psicologico al tempo stesso. La poetica di Nico che diventa la sua storia, anche grazie ai suoni, e non solo attraverso i suoi testi. Come avete coinvolto Patti Smith e Jesse Paris Smith? Cosa volevate raccontare con questo disco?

L’incontro con Patti è stato puramente casuale. Uno dei membri del nostro gruppo, Stephan, era su un volo di ritorno per New York; Patti era seduta accanto a lui, tornava da Tangier, dove si era recata per commemorare Jean Genet. Cominciarono a conversare e a conoscersi. Stephan le parlò del nostro progetto Killer Road, ormai in corso d’opera già da tempo – nel 2012 avevamo cominciato a registrare suoni ambientali ad Ibiza. Uno dei nostri studi di produzione si trova sull’isola, sperduto in mezzo alla natura, vicino a uno dei cammini su cui trovò la morte Nico molti anni prima, in seguito a un incidente in bicicletta. La vicinanza geografica alla sparizione (in qualche modo misteriosa) di Nico e la nostra ossessione collettiva nei confronti della sua musica e dei suoi testi ci aveva portato già da tempo a riflettere sull’idea di creare un progetto in qualche modo ispirato a lei. Per cui inizialmente cominciammo a registrare i suoni che immaginavamo Nico potesse aver udito durante gli ultimi momenti di vita. Si pensava di trovare una voce che potesse interpretare alcuni dei suoi ultimi testi pubblicati e non, ma in quel periodo non sapevamo ancora a chi rivolgerci. L’incontro fra Stephan e Patti è stato un segnale. Stephan le ha spiegato il progetto e Patti istantaneamente ne è rimasta colpita. Il giorno dopo era in studio da noi a New York a tentare una prima lettura, prima sussurrata, poi parlata, poi cantata, poi scambiando le parole e improvvisando sui testi. Una prima versione del lavoro fu esposta nel 2013 alla Biennale di Venezia come installazione audiovisiva. L’anno seguente si decise di produrre il lavoro come “live” e Patti portò Jesse nel collettivo, con l’idea di aggiungere una dimensione acustica alla nostra struttura sonora, fino ad allora composta principalmente da field recordings ed elaborazioni elettroniche degli stessi. La nuova composizione diventò quella definitiva, sia per i concerti che per l’album.

Perché proprio Nico?

Il disco si presenta come un tributo a Nico, ma nel corso dei minuti acquisisce un’identità propria ed indipendente, sia sonora che spirituale e metafisica. Parte dalla morte di Nico, ma suscita una riflessione sul ciclo della vita, e non si relaziona più solo alla figura di lei, ma diventa un’esplorazione universale a cui ognuno di noi è chiamato, attraverso le sue parole. Parallelamente, sviluppa una dimensione musicale che non dipende più solo da un’interpretazione narrativa ispirata ai testi di Nico, ma si rifà a sonorità introdotte da ognuno di noi, Patti e Jesse, in risposta l’uno all’altro.

Con che criterio avete selezionato i testi che poi sono diventati la spina dorsale dell’album?

Abbiamo scelto i testi che ci parlavano in maniera più intima e che racchiudono l’essenza inquieta della storia di Nico. A parte Killer Road – già dal titolo se ne percepisce il contenuto – scelto da subito come primo brano dell’album e punto di partenza di questa esplorazione sonora, i testi si avvicinano a momenti e sentimenti particolarmente intimi in riferimento all’esistenza umana, e ci portano, attraverso un saliscendi ritmato di intensità e una tensione fisica ed emotiva, a un continuo respiro primordiale. Alcuni testi sono stati scelti anche per il loro richiamo musicale, in quanto contenenti parole o frasi che ci hanno permesso di immaginare sonorità specifiche, in seguito introdotte nel brano con funzione narrativa.

Una Patti Smith così “sussurrata” si ascolta di rado. Siamo abituati a sentirla cantare inni come Because The Night o People Have The Power, e qui invece si cala in un ruolo quasi attoriale. A tratti sembra volutamente annullarsi sotto il peso delle parole, per diventare lei stessa Nico. Che indicazioni vi eravate dati a proposito della resa vocale dei testi?

Durante il primo incontro in studio a New York le abbiamo chiesto di porsi in maniera estremamente intima nei confronti dei testi. Cosa non difficile per lei, in questo caso. Patti e Nico si incontrarono solo in un paio di occasioni, ma c’era un forte legame artistico e musicale tra loro, un grande rispetto e una grande ammirazione. Erano coetanee in un percorso artistico parallelo, ma molto vicino. I testi di Nico risuonano in maniera particolarmente profonda anche in Patti, e ciò le ha permesso di entrare in una sorta di sfera interiore delicata, durante le registrazioni. Alcune delle letture sono diventate quasi astratte, e decisamente sperimentali. Abbiamo poi chiesto a Patti di usare altri suoni vocali che potessero portare una nuova dimensione all’interpretazione dei testi. Lei ha utilizzato respiri, ripetizioni di vocali e parole; ha ricomposto alcune frasi; ha vocalizzato note e creato risonanze con la voce. Alcuni di questi elementi si possono riconoscere in diversi brani del disco. In seguito, durante i concerti, si è creata un’atmosfera improvvisativa. La composizione musicale da noi scritta con Jesse è stata immaginata anche per dare spazio alla voce, e stimolarne ulteriormente l’interpretazione, sia vocale che musicale. Tutti i concerti sono stati diversi. Patti ha variato continuamente l’esecuzione, fino a raggiungere veri e propri canti per i testi di Nico, rendendoli così ancora più personali.

L’altro elemento affascinante di Killer Road è la musica che siete riusciti a immaginare, un’ambient/elettronica/contemporanea ombrosa, a tratti inquietante, contrappunto perfetto per la grande intensità suggerita dai testi. L’idea che mi sono fatto è che la parte musicale sia una sorta di contestualizzazione delle parole all’interno di uno stato d’animo. Tu cosa ne pensi?

Senza dubbio, era proprio questo l’obiettivo. Il punto di partenza della composizione è la storia inquieta di Nico. Musicalmente abbiamo preso spunto dalle risonanze prodotte dall’harmonium, strumento che Nico ha utilizzato in molte sue produzioni. Un suono morbido, profondo e tiepido, che allo stesso tempo sollecita un’idea di sospensione, e anche un po’ di mistero. Il suo andamento a compressione e decompressione lenta, quasi come una fisarmonica, richiama quello di un respiro. Lo abbiamo usato in alcuni brani, in altri abbiamo cercato di richiamare lo stesso sentimento di trance prodotto dall’harmonium con sonorità elettroniche, appaiate alle risonanze acustiche prodotte da Jesse.

I field recordings che avete utilizzato sono una parte importante del flusso musicale: le onde del mare, i ronzii degli insetti, le voci. In combutta con gli altri suoni, pare quasi che contribuiscano a definire una dimensione onirica un po’ à la David Lynch, se mi passi il paragone azzardato. Un modo per rendere ancora più intangibile quella membrana che inevitabilmente esiste tra chi suona/racconta e chi è testimone di un lavoro come questo. Che funzione ricoprono in realtà questi elementi nell’ottica generale del progetto?

I field recordings sono parte integrante del nostro lavoro in generale, come Soundwalk Collective. Per tutti i nostri progetti ci ritroviamo a viaggiare nei posti più disparati, collezionando sonorità di ogni genere, secondo una narrativa e/o storia predefinita. Per Killer Road il processo è stato identico. Nell’arco di due anni abbiamo effettuato field recordings attinenti alla presenza di Nico a Ibiza. La composizione musicale parte dalla dimensione dei field recordings; il loro andamento, le frequenze, i timbri, le tonalità intrinseche. Nel nostro lavoro i field recordings sono il punto di partenza della narrativa, e allo stesso tempo contengono una narrativa pre-esistente nella loro stessa essenza. Il canto dei grilli è estremamente significativo: insetti che sfregano prepotentemente le ali sul ventre come richiamo d’amore, creando un suono di un volume e di un’intensità assordante, e che si dimenticano di nutrirsi, in uno stato di trance raggiunto sotto il bollore del sole. Fino a morire in un istante, cadendo da una pianta a fine estate. Una visione estremamente poetica della vita, della morte e del significato dell’esistenza.

Che tipo di strumentazione avete usato?

Stephan, io e Kamran usiamo principalmente sintetizzatori modulari creati ad hoc, e computer per la gestione delle sequenze. Jesse suona alcune campane risonanti in cristallo di diverse dimensioni (producendo note specifiche), un metallofono, un waterphone suonato con arco di violino, campane tubolari (chimes) di piccole dimensioni e un water drum.

Non ti nascondo che ho apprezzato molto il disco. A mio parere i grandi album si misurano con la catarsi emotiva che sanno veicolare, e non solo con il numero di chitarre, synth o suoni cool che riesci a metterci dentro. Mi pare che abbiate lavorato abbastanza in sottrazione – a parte rari casi – privilegiando una filosofia fatta di lentezze, dettagli e bordoni di suono…

Ti ringrazio, è un complimento enorme.

Che rapporto ha – se ce l’ha – Killer Road con la produzione musicale di Nico?

Non c’è rapporto diretto direi, se non il richiamo creato dall’utilizzo dell’harmonium in alcuni brani.

Come Soundwalk Collective lavorate spesso in ambiti artistico-performativi. Quanto questi contesti ampliano i margini di sperimentazione, improvvisazione e libertà espressiva, rispetto ad altri ambiti più convenzionali legati al music business?

Spesso il contesto dove scegliamo di presentare il nostro lavoro ci spinge a cercare di uscire dagli schemi musicali canonici, e a rinnovare in continuazione il processo compositivo e di performance, a partire dai musei e dai festival di sperimentazione audiovisiva, fino ad arrivare alle sale da concerto più classiche o alle warehouses dedicate alla techno. Spesso un nostro live è costruito o modificato apposta per un palco specifico, o per una sala con un’acustica particolare. Cerchiamo sempre di presentare il nostro lavoro in contesti anche molto diversi l’uno dall’altro, proprio per evitare una riproduzione prevedibile e per stimolare il nostro percorso creativo.

Possiamo sperare di vedervi live in Italia?

Certamente! Non vediamo l’ora. Il nostro prossimo album Before Music There Is Blood uscirà in primavera su Apollo Records (R&S); stiamo preparando le date per il tour proprio in questo periodo e sembra che passeremo da Roma. Inoltre, un’installazione audiovisiva di Killer Road aprirà questa primavera a Napoli. Seguiranno ulteriori dettagli.

27 dicembre 2016
27 dicembre 2016
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