Atmosfere esistenzialiste: un’intervista a L I M aka Sofia Gallotti

Prima membro del duo Iori’s Eyes, una delle gemme del dream pop italiano, poi un’esperienza in Scozia dove riscopre la sua voce come elemento centrale, e infine l’incontro con RIVA e la nascita di una nuova avventura musicale. Sempre marcata da suoni oscuri e ipnotici e da testi intimi e confidenziali. Sofia Gallotti traduce nel suo progetto solista L I M, fondato nel 2016 con il producer milanese RIVA, l’interesse del cantautorato per i suoni elettronici ammalianti figli del trip-hop e dell’ambient british, dell’elettronica psichedelica dei 70s, del dream-pop che trova nei The XX gli esponenti più esemplari. Il suo primo EP, C O M E T, pubblicato ad aprile 2016 da La Tempesta International, ha ottenuto ottimi riscontri sia in Italia che in ambito internazionale, distinguendosi – come notavamo in sede di recensione – per la ricchezza di suggestioni e per la capacità di guidare l’ascoltatore, mediante la voce tenue e soffusa di Sofia, in un percorso intimo e meditativo. Abbiamo intervistato Sofia Gallotti proprio mentre era al lavoro su un nuovo EP.

Cosa è accaduto, a livello personale, dal momento di pausa del progetto Iori’s Eyes fino alla decisione di intraprendere un percorso solista?

C’è stato un periodo di maturazione che in realtà è iniziato quando gli Iori’s erano ancora attivi. Nel momento successivo all’uscita di Double Soul, sono stata in Scozia e mi sono ritrovata con in mano alcuni pezzi che hanno trovato la loro destinazione perfetta grazie a RIVA, produttore del disco.

Quanto ha influito l’ambiente scozzese sulle tematiche del lavoro ma anche sulla riscoperta della voce come elemento centrale?

È stata una scoperta progressiva, non mi sono mai percepita come una cantante, e tuttora faccio fatica ad accettare questo ruolo. La Scozia ha influito principalmente come atmosfera: è un posto particolare, un po’ freddo, direi esistenzialista. Lì ho ascoltato elettronica anni ’70 e ambient, elementi che ho condiviso con RIVA, e man mano la voce ha trovato il suo posto.

Il nome L I M sta per…?

Sta per due cose essenzialmente. Devo dire che è stato difficile trovarlo, darsi un nome è molto complesso. Sta per il motto less is more, citando l’architetto Ludwig Mies van der Rohe, ma anche – altra cosa che mi era piaciuta molto – per la traduzione dallo svedese della parola colla. Spesso, quando formo un progetto, mi sento il collante tra le varie anime che lo compongono. Mi sento così.

Ascoltando Comet, emergono ascolti trip-hop 90s come i Portishead, ma anche dream-pop stile The XX…

Sì e no. Adoro gli XX sin dalla nascita, quando erano poco conosciuti, ma non mi sono ispirata a loro per l’EP. Ho ascoltato, nel periodo di nascita dell’EP, molto Klaus Schulze e ambient di tipo moderno come Andy Stott. C’è un attitudine british nelle atmosfere del lavoro ma, al momento, a distanza di due anni dall’esperienza in Scozia, sto ascoltando altro. E le influenze si troveranno nel nuovo EP.

Come mai la scelta di eseguire una cover di Lynsey De Paul in Sugar Me?

È stata una scelta abbastanza veloce, nata quasi per gioco. Se date un’occhiata al video della canzone, c’è Lynsey De Paul immersa in un ambiente surreale dove canta in maniera frenetica, allegra e confusa. Di contro, mi piaceva riportare la canzone su un piano più sensuale, lento e attuale dal punto di vista degli arrangiamenti. 

Nel singolo Comet, title track dell’EP, c’è un andamento elettronico up-tempo che si avvicina alla musica da dancefloor. Che rapporto hai con il clubbing?

Negli ultimi anni ho frequentato maggiormente i party a Milano, avendo più tempo per farlo. Tra Milano, Torino e altre parti d’Italia, si è sviluppata una scena più elaborata in seno al clubbing. Dalla Gang of Ducks a Lorenzo Senni, che hanno un approccio più intellettuale, fino alla techno meno concettuale. C’è stato un exploit dell’elettronica in Italia sempre affiancata, però, al cantautorato, elemento centrale nella musica del nostro territorio. E questo rapporto sta emergendo anche nel pop che sta diventando più mainstream (si parla di Cosmo, ndSA).

Anche con L I M, così come per gli Iori’s Eyes, i testi sono in inglese. La scelta linguistica risponde ad esigenze espressive così come alla volontà di superare i confini territoriali nonostante l’uscita per una label come La Tempesta International?

Questo sicuramente. Non ho mai scelto l’italiano come prima lingua perchè credo che sia necessario avere un background musicale di un certo tipo per iniziare a cantare in italiano. Sono cresciuta con dischi internazionali e mi verrebbe difficile – almeno per il momento – non usare l’inglese. C’è anche un’urgenza comunicativa: con l’italiano sento di chiudere i messaggi a poche persone. Anche se all’estero la musica italiana conserva il suo fascino se vuoi esotico, visto da fuori; penso ad esempio ai dischi di Battisti

Un fattore importante che accompagna L I M sono i videoclip, quelli di Comet e il più recente Game Over. Nel primo indossi un costume da piscina, nel secondo l’acqua è sempre presente. C’è un rapporto intimo che ti lega a questo elemento naturale?

La musica che produco è sempre acquatica. Si lega ad un discorso sonoro, più che visivo. L’acqua riconduce ad un’atmosfera musicale presente in tutti i brani.

Come è stato portare in tour tra club e festival C O M E T? Come è stato ritrovarsi sola su un palco dopo l’esperienza in un gruppo?

È stata una vera impresa sotto tutti i punti di vista, suonare sola, anzi semi-sola, perchè comunque sono accompagnata da chi cura i visuals (Karol Sudolski, co-regista del video di Game Over assieme a Giorgio Calace). È una dinamica diversa dal girare con una band, con i suoi pro e contro. Essendoci uno spazio diverso, dal momento che intorno a me non ci sono altre persone ma video e luci, mi sono sentita parte di un esperimento. Che pian piano sto esplorando e sul quale sto lavorando.

Cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo EP?

È finito da pochissimo, siamo nella fase degli ultimi ritocchi. Vedrà la luce a breve. E sarà molto diverso da C O M E T dal punto di vista sonoro.

14 marzo 2017
14 marzo 2017
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