Over The Border
Over The Border

Un ritorno inatteso e un album inaspettatamente dance per dei rinati Saint Etienne. A distanza di ben sette anni dal precedente Tales From The Turnpike House, Words And Music li ripropone in quel misto di dance, indie, folk ed elettronica squisitamente anglosassone che da sempre li contraddistingue, eppure rinnovati nei suoni e nelle sensibilità. L’incrocio di correnti, come più volte ripetuto in questi anni, è ancora quello tra 80s e 90s ed è senz’altro merito di un team di rodati produttori e collaboratori se l’artigianato pop del trio si è spostato su di un terreno d’azione familiare a Kyle Minogue e Madonna. Sarah, sentita al telefono una mattina dello scorso maggio, non lo nega ma conosce bene la differenza tra i Saint Etienne e il pop da classifica degli ultimi vent’anni almeno. E’ questione di portarsi dentro quel senso di malinconia, ci racconta. Avete mai parlato di sesso o sessualità in una vostra canzone? Glielo chiediamo retoricamente ma il tono della risposta ci interessa. Certo che no, ma attenzione ai luoghi comuni: il sound della band è tutt’altro che freddo o impostato. E’ il regno del sublime. Ed è anche un luogo molto terreno dove ogni raptus pop comprende il proprio opposto. Come se ogni canzone sapesse di durare il tempo di un vecchio 45 giri…

Iniziamo parlando dell’ultimo album. E’ curioso che inizi con Over The Border quando nel vostro penutimo lavoro finivate con Teenage Winter. I due spoken word, come giustamente ha notato il Guardian, sono quasi gemelli. Il segno di una rinascita il primo e il preludio di una fine il secondo. All’epoca del vostro penultimo Tales from Turnpike House erano circolate numerose voci di uno split…

Non analizziamo noi e le nostre canzoni così tanto. Penso che sia compito degli ascoltatori dare un giudizio o formarsi un’opinione. Ma capisco benissimo cosa intendi…

Nell’ultimo album, ho letto nella vostra press: parlate del pop come di un’espressione d’amore

Sì, in un certo senso penso che lo sia. Il pop ti fa sentire l’amore in molti modi diversi. Amore per un’altra persona. “Love for a bella vista” o per un ricordo fantastico. Una canzone può raccontare diverse sfaccettature dell’amore.

In Words and Sound i testi hanno un denominatore comune: il modo in cui la musica ti influenza fin da piccolo, la sua centralità nelle nostre vite…

Esattamente, è il filo rosso dell’intero album. Parla di come la musica influenzi la tua vita, la vita di quanto eri un bambino o un teenager o anche quando sei già trentenne. Quanto una canzone possa trasportare l’ascoltatore indietro nel tempo e nello spazio.

Words and Sound e Tales From The Turnpike House sono molto diversi. Dance il primo e pop-folk il secondo. Credi che aver riarrangiato il vostro primo album – Foxbase Alpha – abbia influenzato il vostro ultimo lavoro?

E’ possibile, certamente. Non ci ho mai pensato ma credo che sia così. Credo che abbiamo avuto un pool di producer con i quali abbiamo lavorato negli ultimi sette anni e sarebbe stato un peccato non continuare la collaborazione. Richard X, Tim Powell, Nick Coler e Tim Larkin erano attorno a noi e in paraticolare gli ultimi tre, dopo la dipartita dall’agenzia Xenomania nel 2010, avevano voglia di buttarsi in qualche nuovo progetto. E dunque perché non lavorare con noi? Loro sono veramente fantastici

Tutti loro, con Xenomenia, avevano lavorato con, tra gli altri, Kyle Minogue e Pet Shop Boys e questo si sente senz’altro nel vostro album. Del resto se è vero che Words and Sound è mainstream pop, è vero anche che è ha un sound molto più centrato di quanto non si ascolti nelle ultime prove di Kyle e di Madonna…

Beh ti ringrazio. Io credo che i contenuti lirici e il senso di melanconia caratterizzino i St Etienne e li differenzino dalle produzioni pop delle chart.

Tutti i riferimenti sessuali che si trovano nei singoli delle chart sono assenti nei St Etienne giusto? Avete mai fatto una canzone con quei contenuti?

No mai. Non che sia una cosa negativa. Ma non credo sia la nostra cosa, sai.

Che ruolo ha avuto Tim Powell in quest’album?

Noi siamo bravi con i testi e la melodia, Tim con la musica…

E gli altri co-writer del team?

Con Rob Davis abbiamo fatto Popular e Last Days Of Disco. Con Debsey Wykes
abbiamo fatto Haunted Jukebox nella quale lei canta con me oltre ad aver partecipato alla melodia. Mark Waterfield ha un co-write in I Threw It All Away. In quest’album abbiamo lavorato con un sacco di persone. Mai così tante nella nostra carriera.

A parte tutti i guest, come nasce una canzone tra voi tre?

E’ piuttosto random, ma scriviamo tutti e tre. Qualche volta scriviamo assieme dall’inizio alla fine. Qualche volta qualcuno viene con qualche idea forte. E la seguiamo. In generale contribuiamo tutti con qualcosa all’interno di una canzone. Non credo che succeda spesso di sentire una band dove tutti e tre i membri scrivono nella stessa canzone.

Suoni ogni tanto qualche strumento o lasci Bob e Pete la parte musicale? E con i producer come vi comportate?

Faccio un po’ di tutto in verità. Non tanto quanto loro ma qualche strumento lo suono. Per esempio, con Tim Powell che si porta dietro delle backing tracks e della musica sua, noi mettiamo sopra le melodie cambiando le sue strutture

Nei vostri passati album c’erano molti sample di vecchi film e canzoni. Cosa c’era di speciale in questa pratica? Li usate ancora?

Li usiamo ancora. Alcune delle nuove canzoni ne contengono. Ed è sempre così bello prendere delle cose e cambiarle. Del remixing mi piace proprio questa caratteristica. Pure se alla fine il risultato è irriconosibile rispetto all’originale.

Sempre parlando del passato: vieni anche tu da Croydon come Bob e Pete? C’era una scena rave lì? La frequentavi?

Vengo da Old Windsor. E sì, c’era una scena rave da quelle parti. C’erano un paio di club e poi, si, c’erano quelle cose che si facevano e ti trovavi in un campo. Ho conosciuto quella scena alla fine degli 80s.

All’inizio la vostra musica è stata senz’altro influenzata dall’house e dalla rave scene…

La cosa più bella è che la gente che non sapeva suonare nulla poteva fare un disco. Eri in grado di prendere dei vecchi dischi degli anni 60 e trovare ottimi loop e drum beat da suonare. Prendere pezzi di cose di altra gente e poi metterli assieme. Penso che sia stato molto liberatorio per Bob e Pete. Pensa che loro due volevano avere una band da quando andavano a scuola assieme. Hanno pensato al nome da dargli e a tutto il resto. Il fatto che all’epoca non sapessero suonare alcuno strumento avrebbe potuto bloccarli, se non ci fosse stata questa grande rivoluzione.

Questa filosofia DIY era anche una caratteristica del post-punk. Sei cresciuta con la musica dei 70s/80s e mi riferisco alle band che citi nella canzone “On The Border”, che è autobiografica no?

Assolutamente vero. Loro sono nati a Croydon e io a Windsor, che sono entrambi giusto fuori Londra. Abbiamo avuto esperienze molto simili durante l’adolescenza. E anche uno stesso background musicale.

Avete registrato Sound of Water – il vostro album ambient pop – a Berlino con i To Rococo Rot. Cosa ricordi di quei giorni?

E’ stato bello lavorare con loro. Siamo arrivati a Berlino con delle idee appena abbozzate e loro si sono seduti lì e hanno aggiunto il loro contributo. Batteria, synth, basso e sequencer. Sembrava che stessero improvvisando, eppure è stato un processo molto organico. E quando siamo tornati a casa abbiamo finito il lavoro in bellezza.

Tales from Turnpike House è basato su un quartiere reale. Come si sono svolte le session?

E’ un vero condominio di venticinque piani nel centro di Londra ma la Turnpike House, in cui le nostre storie sono ambientate, ne ha soltanto tre ed è locato in una zona più suburbana. I personaggi raccontati sono completamente fittizi. L’album racconta il quotidiano di queste persone e di come le loro vite, a un certo punto, si incrocino.

Questo aspetto fictional ha sempre fatto parte delle vostre canzoni?

Sì, abbiamo sempre raccontato storie immaginarie in terza persona. O inventato storie a proposito di persone. Molto raramente sono autobiografiche. Over The Border è semi-autobiografica.

Sentendo i vostri spoken word mi vengono sempre in mente i Pet Shop Boys di West And Girls. Avete mai lavorato con loro?

Non abbiamo mai collaborato ma abbiamo molte persone in comune. Io e Neil Tennant condividiamo lo stesso monotono (trad. da dead pan voice), la volontà di non drammatizzare le storie e lo stesso modo di raccontarle.

Puoi raccontarci della parte visuale dei St Etienne. Dal vivo proietterete molti video?

Avremo un sacco di visual e corti da proiettare. Alcuni fatti proprio per il tour. Preferiamo lavorare sui film piuttosto che sui videoclip. Ci hanno dato i soldi per fare videoclip, ma con la stessa cifra siamo riusciti a fare dei film che verranno proiettati più volte di un videclip canonico da MTV. Ci piace molto farli ma non starci dentro!

In quanti sarete on stage?

Normalmente siamo noi tre più Debsey Wykes, occasionalmente, negli stage più grandi, chiamiamo James, un chitarrista che ci da una mano in queste occasioni

Prima del brit pop eravate la next big thing, poi sono arrivati Blur Oasis ecc. Come hai vissuto quel periodo?

Beh ci hanno provato a metterci dentro al mazzo ma non credo centrassimo molto. Certamente ci sentivamo affini o simili, in un certo senso, ai Pulp con i quali siamo amici da molto tempo e siamo stati anche in tour assieme. Con Oasis, Blur, Sleeper non abbiamo ma avuto nulla in comune ma in generale, brit pop a parte, per noi è stato un periodo molto eccitante e pieno di tour.

Words and sound si colloca in un periodo storico particolare, tra synth pop, house e eurodance. Credo che il singolo Tonight lo rappresenti al meglio…

Ciò che mi piace di più di quella canzone sono i tre cori, che sono piuttosto strani. Abbiamo sempre voluto che fosse il primo singolo. E’ molto euforica

7 giugno 2012

Let’s start by talking about your latest album. It’s quite intriguing that it starts with Over The Border when in the album before ended with teenage Winter. The two spoken words, like the Guardian rightly pointed out, are almost identical. A sign of rebirth in the first  and one of an end of a journey in the second. After Tales from Turnpike House there were numerous rumours about the band splitting up….

well possibly, I mean we don’t analyze our songs so much ourselves like that as to whether it’s a beginning or an end I personally don’t analyze our songs and wonder what that says about us. I suppose it’s for other people to look at it and see if it means anything. I’ve never been anyone to self-analysis.

In your press I noticed you talk about your latest album as an expression of love..

Well it makes you feel love in many different ways, whether it’s love for another human being or love of a beautiful view or love of a fantastic melody

In Words and Sounds there is a common theme that runs through the album, how music has influenced your lives since you were little..

yes exactly, that’s the gist of the whole album. It’s about how music affects you throughout your life and how a song you might hear now could transport you back to another time and another place, to when you were a child, to when you were a teenager or even when you were in your 30s. I think for us particularly it’s been with us forever, from when I remember.

Words and Sound e Tales From The Turnpike House are pretty different from one another.

Yeah, that’s quite possible, I’ haven’t ever really thought about it. I think also because we’ve had a pool of people that we’ve met and worked with in the last 7 years, and it seemed a terrible waste to not continue working with some of them to some degree. With Richard X and Tim Powell and Mick Coler and Tim Larkon all from Xenomania, they were around us and when the last 3 had left Xenomania in 2010  they were looking for something to work on and wondered if we wanted to work with them. They were really great, really talented.

All of them under Xenomania have been working among others with Klyie and Pet Shop boys, this you can hear. If Words and Sounds is mainstream pop then it’s more powerful than the one that we can listen to in Madonna and Kylie’s last albums

I suppose the lyrical content and the sense of melancholy will always make us stand slightly apart from Kylie and Madonna and people like that.

All the sexual references that are present in chart singles are not present in St Etienne, is that right? Have you ever done a song along these lines?

No, I don’t  think we have really, no. Not that it’s a bad thing, it’s just that it’s not really our thing.

What role did Tim Powell have in this album?

We pretty much do the melody and the words, Tim’s more kind of the music.

Any other co-writers?

Other co-writers include Rob Davis – we did Popular and Last Days of Disco. Then Debsey who I sing with, she’s got a co-write on there, Haunted Jukebox, she helped out with the melody on that. So quite a few co-writers really. Very different for us, we don’t normally have so many. Another person who I work with is Mark Waterfield, I often co-write with him like with Throw it all Away. There’s a lot more co-writers on this album then we’ve ever had before.

Is there a typical way in which a song is thought up, created by you three?

I think it is quite random. I think the main thing is that we all three write songs, so sometimes we write them totally all together from beginning to end, and sometimes someone will come in with a really strong idea and then we’ll pursue that, we’ll kind a continue working of that. So it does totally vary. But we do all chip in with ideas on the same song which is unusual I think. All three of us will write the lyrics to one song, I don’t think that happens very often with other bands.

So, do you sometimes sing and play instruments or do you leave Bob and Pete to the musical side? What role do the producers have in the creating process?

Gosh I do a bit of everything really. I probably don’t play as well as they do, but i do play a little bit sometimes. When we work with Tim Powell he has backing tracks, he makes up some music ideas then we start writing melodies and words over his muisc ideas and then we change all the structure so it works, so with him that’s how we do it.

In past albums there were many samples of old movies and songs. Do you use them still?

It’s brilliant. Yeah we still do do that, still use them some of the songs on this album work like that. It’s just so nice to be able to take things and change them. It’s like when we have remixes of our stuff, I love that, that people take it and change it. Some people do it and it’s unrecognizable. I think that’s a great creative process in its self.

Still talking about the past, do you come from Croydon like Bob and Pete? was there a rave scene there? If so, did you ever go to them?

No, I come from Old Winsor. Yes there were a couple of clubs, one in Winsor and another nearby called Full Circle. There was also that thing that people used to do where you just turned up in a big field and do to a rave. I was more kind of aware of that that sort of scene probably in the very late 80s, 89, 90 perhaps.

At the start, your music was influenzed by House music and rave..

The great thing was that people who couldn’t play anything could go and make records because you could just get old 60s records and find great loops, drum beats and things to play. Stealing things and piecing them together. I think that must’ve been very liberating for Bob and Pete who had always dreamed of having a band since school, they thought of the name of the band and everything, but back then they couldn’t play any instruments so it was kind of holding them back. As soon as people started this kind of borrowing other people music and doing DIY muisc they were completely liberated. They grew up in Croydon and I grew up in Windor that’s just outside London you know, and so we had very very similar experiences, similar music upbringings, like dual-lives but in seperate places. So yes our influences are very similiar.

You recorded Sound of Water in Berlin with To Rococo Roc, what do you remember about those days?

Yes we worked on the album in Berlin and it was really good working with them because we had come over with some really sketchy ideas and they just sat there  and added to them like strums and keyboard stuff and sequencing stuff and that and bass. It was, like they were just improvising, but it was a really organic process. Then when we came home we just finished them all off.

Was Tales from Turnpike House based on a real block of flats? What were the sessions like?

Yes it’s a real block of flats with completely fictitious people living inside. The name is real but the House in our song is made up. The real Turnpike House is about 25 storeys high but our block is only about 3 storeys high, and has a smaller amount of flats. Ours is more suburban wheras the real Turnpike House is in the centre of London. Our song is about the fictitious inhabitants going about their normal daily business but are all connected at certain points.

Has fiction always been a part of your songs?

We’ve always done that I think, we’ve always  written in the 3rd person, writing about someone else, making up stories about people. Very very rarely our songs are autobiographical , although Over the Border is semi-autobiographical.

Listening to your spoken word songs, Pet Shop Boys’s West End Girls springs to mind. Have you ever worked with them?

No we haven’t although we’ve worked with the same kind of people.  I think Neil Tennant and I both use the same spoken word thing with a sort of dead-pan voice, the same pionent things without over dramatizing the whole thing. We have a similar delivery I think.

Can you can tell us someting about the visual part of St. Etienne? Will you be playing a lot of videos at your lives?

Yes they’ll be a lot going on. We have a lot of visuals including filming and videos, some especially done for our tour.
At one time, we preferred working on films than video clips because we were given money to produce videos but for the same amount we could make films that would be shown or seen more times than for example a video played once on MTV.

How many are you usually on stage?

Usually just us four, Bob, Pete, Debsey Wykes backing singer and myself. Occasionally we call in a guitarist on larger stages.

Before Brit Pop you were our next best thing, then Blur, Oasis etc came on the scene. How was  that period for you?

Well, they tried to sort of lump us into Brit Pop. I don’t think we really fit the brief as it were. We did feel a little bit of affinity with Pulp, they’d been friends of ours for a long time. They’d been on tours with us so we felt similar to them in a way, but bands like Oasis and Blur I don’t think we have anything in common with them what so ever, Sleeper and Shed Seven etc. I would say it was a very exciting time, not necessarily the Brit Pop but that time was really exciting for us. We got to do tons of travelling in England, really great fun.

Words and Sounds is set in a particular period of time, between synth pop and eurodance and I think that the single Tonight reflects this…

The thing I like about Tonight as well is that it’s got about three choruses in it which is unusual. This is why we really liked this one and wanted it to be the first single. It’s also very euphoric, a euphoric feeling.

7 giugno 2012
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