Recitare la voce. Intervista a Chrysta Bell

L’hanno definita la “nuova musa” di David Lynch. «La prima volta che l’ho vista cantare», ha affermato più volte il regista, «ho pensato che fosse un’aliena. Un’aliena bellissima». Parliamo con “l’aliena” – che sarà anche nel cast del prossimo Twin Peaks – mentre la sua voce ci arriva in effetti un po’ ovattata, da un altro “mondo”. Ma senza nulla togliere al fascino dell’incontro, dall’altro capo del telefono, nel lontano Texas, non troviamo una misteriosa creatura lynchiana, bensì un’artista dalle idee ben chiare e dai progetti ambiziosi, animata da una passione per la musica che si nutre anche di tante altre suggestioni di cui avremo modo di discorrere durante l’intervista. Parliamo naturalmente della collaborazione con Lynch, giunta al secondo capitolo con l’EP Somewhere in the Nowhere, ma anche del nuovo album che uscirà tra qualche mese.

Sono passati cinque anni dal precedente disco con David Lynch e nel frattempo hai registrato già un nuovo album con John Parish. Come si è collocato nel tempo il lavoro su Somewhere in the Nowhere?

Lavorare a Somewhere in the Nowhere è stato lungo e un po’ complicato perché David era molto impegnato con Twin Peaks e sapevamo di non avere molto tempo a disposizione. Anche per questo abbiamo dovuto fare in modo di avere i pezzi pronti e che funzionassero prima di metterci a registrare. È cominciato tutto qualcosa come quattro anni fa, quando abbiamo avuto un mesetto per lavorare ai nuovi pezzi, e abbiamo chiuso un annetto fa lavorando un altro mese.

Come ti sei trovata a lavorare con David in questo progetto musicale?

Sono davvero felice di questa collaborazione, David è una persona che ti ispira ma che sa anche metterti a tuo agio ed è davvero divertente lavorarci insieme. Tra l’altro ha uno studio bellissimo, che ti fa venire voglia di creare musica perché è molto ben equipaggiato; è in uno splendido ambiente e ci lavorano delle persone fantastiche come il suo ingegnere del suono, che ci ha dato una grossa mano, per cui c’era tutto quello che serviva, l’atmosfera e lo spirito giusto per fare musica, che è la cosa che più adoro al mondo.

Hai una voce molto versatile, usi toni diversi e lavori anche molto con gli effetti. Immagino avrete sperimentato parecchio lì in studio.

Certo, il fatto che lo studio di David sia così ricco di soluzioni è qualcosa che ti invita anche a sperimentare con tutti i “colori” che puoi avere a disposizione. Ogni canzone ha un suo feeling e io cerco di rispecchiarlo trattando il mio strumento musicale, che è la mia voce. Lavoro sulla mia inflessione vocale e con il canto a volte creo delle vere e proprie texture; in Somewhere in the Nowhere passo da momenti in cui uso il recitativo ad altri in cui canto in modo così etereo; con gli effetti posso anche cambiare il timbro della mia voce e creare io stessa dei cori. E poi è concentrandosi sull’intonazione che si possono esprimere emozioni diversissime che riflettono la natura di ogni singola canzone.

Ecco, oltre a cantare tu sei anche un’attrice. Pensi che queste due attività si influenzino l’una con l’altra? È una cosa a cui abbiamo pensato proprio ascoltando il disco.

Io mi sento prima di tutto una cantante ma siccome faccio anche l’attrice, man mano che la mia esperienza con la recitazione cresce mi accorgo che mi proietta in una diversa dimensione. Nel lavoro di studio poi rientra anche il discorso della performance, dell’interpretazione. Prima di Somewhere in the Nowhere non mi era mai capitato che la performing art rientrasse così tanto anche in un mio progetto musicale. Penso a un brano come Back Seat, sembra il tema di un film immaginario. Nel testo ci sono due personaggi e quindi mi sono trovata a dare voce a due “attori” come in una scena al cinema, anche se siamo sempre nel contesto di una canzone, che deve avere comunque una sua identità. Mi piace recitare, e devo dire che in questo momento della mia vita e della mia carriera trovo interessante che aggiunga qualcosa alla mia musica.

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Fai parte del cast di Twin Peaks, so che non puoi anticipare nulla, ma possiamo chiederti se hai trovato delle differenze tra il Lynch regista che hai visto all’opera sul set e il Lynch autore di musica e produttore con cui hai lavorato ai dischi?

Per quella che è stata la mia esperienza, sul set e in studio ti dà la stessa sensazione. Come regista sa esattamente quello che vuole e ha un’abilità particolare nell’aiutare gli attori e gli altri collaboratori dei suoi film a dare il meglio per lui, mentre quando si tratta della musica allo stesso modo è molto sicuro di sé, sa dove vuole arrivare e come aiutarti a dare il massimo.

Come hai scelto John Parish per il tuo nuovo album che uscirà l’anno prossimo?

Sono riuscita a contattare John Parish grazie allo splendido lavoro della mia manager Annie O. In generale trovare un produttore adatto è sempre una questione piuttosto delicata per diverse ragioni, di personalità ma anche e soprattutto musicali. Oltre al fatto che dovevo trovare qualcuno che prendesse il posto di David Lynch, doveva essere una persona di cui ammirassi il talento, con cui potessi avere un’intesa e che mi desse una mano ad andare nella giusta direzione senza cercare di impormi compromessi. Da questo punto di vista non potevo fare scelta migliore di John Parish, abbiamo avuto un ottimo rapporto, siamo entrati in sintonia e mi ha aiutata a scegliere tra le tante canzoni che avevo scritto. Con lui ho mantenuto la stessa intensità e integrità del lavoro che avevo fatto con David.

Non si sa ancora tantissimo sul nuovo disco ma abbiamo la conferma di alcune persone che hanno lavorato con te – Geoff Barrow dei Portishead, ma anche Stepehn O’Malley dei Sunn O))). Volevamo sapere come li hai coinvolti, se lì conoscevi già e se li hai cercati per un motivo particolare.

Quando hai la fortuna di esibirti e andare in tournée, un’altra fortuna è proprio quella di incontrare persone di talento mentre giri il mondo. Alla fine è stato un mix di incontri con persone che conoscevo e o che ho incontrato sul mio cammino, e altri che abbiamo avuto l’occasione di trovare a Bristol intanto che registravamo. Geoff, per esempio, che vive a Bristol, era in città, e allora gli abbiamo chiesto se gli andava di darci una mano. Sono nati alcuni momenti davvero magici.

Raccontaci del tuo show in Italia, a Napoli. Sbaglio o suonerai nello stesso chiostro dove hai anche girato un video?

Si è vero, ho un rapporto molto speciale (ed un legame profondo) con Napoli e con il posto dove ho girato il video, che è un chiostro molto suggestivo [quello di Santa Caterina a Formiello, NdSA], per questo tenevo molto a fare parte del progetto [Made in Cloister, NdSA], anche se il mio vero tour partirà solo l’anno prossimo.

Immaginiamo partirai in tour a supporto del nuovo album…

Certo, faremo un po’ di date, è da tanto che non vado in tournée e direi che sono pronta per ricominciare.

24 ottobre 2016
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