In capa mia. Intervista a Giovanni Truppi

Giovanni Truppi è interprete di una canzone d’autore imprevedibile, obliqua, complessa, provocatoria, irriverente, profonda, diretta, sincera. Una forma canzone che prende idealmente l’auto per andare a un concerto di Adam Green dopo aver terminato una lezione su Keith Jarrett, magari ascoltando le bestemmie dissacranti di Gianfranco Marziano che arrivano dall’autoradio. Tre dischi, una sfilza lunghissima di attestati di stima e apprezzamento dai colleghi musicisti e un tour in cui ha alternato una formazione in full band a concerti in piano solo, con un particolarissimo pianoforte modificato per essere trasportabile. Giovanni Truppi ha scelto di fermare proprio queste ultime versioni delle sue canzoni in un disco uscito il 31 marzo in vinile a tiratura limitata e già disponibile in digitale. Solopiano raccoglie sette brani dai precedenti lavori più un inedito, rivisitati in una nuova chiave, più asciutta, a tratti evocativa, in cui il cantautore napoletano trapiantato a Roma capitalizza al meglio l’utilizzo della voce e l’interpretazione funambolica sul pianoforte, contribuendo a dare ai suoi brani una veste nuova, intima ed emozionale.

Da dove è nata la volontà di fissare questa versione dei brani su disco?

Ho suonato per un anno intero in tour in piano solo, parallelamente alle date con la band. Durante i concerti ci siamo accorti che la cosa funzionava bene. Abbiamo visto reazioni più toccanti di quanto ci aspettassimo, e quindi sia con Woodworm che con le persone con cui lavoro, Marco Buccelli e Fabio Gargiulo, abbiamo pensato di fotografare questa cosa un po’ speciale, anche perché ce lo chiedevano in tanti e abbiamo pensato ne valesse la pena. C’erano poi versioni di alcune canzoni che cambiavano molto e che ci sembrava fosse giusto fermare anche in questa nuova veste.

 

Una nuova versione che getta sulle tue canzoni una luce molto più riflessiva, lenta. Hai riscoperto aspetti che magari venivano messi più in ombra nell’arrangiamento con la band?

Io direttamente no. Le mie canzoni nascono chitarra e voce o piano e voce, quindi conosco quel tipo di caratteristiche. Mi piaceva far arrivare questi aspetti delle canzoni a chi giustamente non poteva conoscerli, avendo ascoltato solo la versione finale. Quello che mi ha fatto piacere riscoprire invece è che ad anni di distanza non mi dispiace suonare canzoni vecchie come Scomparire o La nostra ultima notte d’amore.

Come è avvenuta la scelta dei brani da inserire nel disco?

Insieme a Marco e Fabio abbiamo ascoltato un po’ di canzoni che facevano parte del repertorio dei concerti e abbiamo scelto le canzoni che ci convincevano di più, cercando anche di dare un po’ di unità, di organicità ma anche di atmosfera al disco. Credo che siamo riusciti nell’intento di dare a questo lavoro un aspetto non molto concitato.

Nel registrare questo disco piano solo, inciso in presa diretta, avevi in mente dischi di altri pianisti, magari anche jazz?

Pur avendolo studiato, in realtà non avevo proprio in mente il jazz, pensando a questo disco. Non essendoci molti dischi interamente piano e voce non avevamo neanche troppi riferimenti. Una delle cose che abbiamo ascoltato molto è il songbook di Randy Newman.

È un disco però in cui anche i silenzi, le pause, giocano un ruolo fondamentale…

Assolutamente sì, ma lo spazio nelle mie canzoni è un aspetto molto importante che cerco di utilizzare anche quando arrangio per band o nei concerti. Per forza di cose anche la voce ha uno spazio più centrale, in questo tipo di arrangiamento delle canzoni.

Hai suonato anche nel nuovo disco di Edda in Arrivederci Roma. Com’è andata la collaborazione con Stefano?

Sono un fan di Stefano fin dal primo disco e ci siamo conosciuti perché il suo batterista e produttore, Fabio Capaldo, è stato anche il mio batterista nell’ultimo anno di tour. Sono stato un paio di giorni con loro, a lui faceva piacere che io rientrassi nel disco, abbiamo provato un po’ di cose e tra le varie abbiamo preferito Arrivederci Roma.

Sei tra i cantautori italiani più citati e apprezzati dagli altri musicisti. Ma tu che idea ti sei fatto della musica che hai prodotto in questi anni?

Sono abbastanza contento. Anche pensando a questo disco, sono felice di essere riuscito a inserire canzoni del mio primo album, che se vogliamo è diverso dagli altri due, molto acerbo, ma che però contiene alcune canzoni come Scomparire che mi sembrano sopravvivere con dignità.

Vivi a Roma da diversi anni. Che idea ti sei fatto di una realtà cantautorale romana che negli ultimi anni sta riuscendo ad entrare sempre più in contatto col mondo mainstream?

Essendo in giro a suonare o a casa a scrivere, in realtà non vivo molto la città. Sono molto contento però di quello che sta succedendo a Roma e in generale in Italia. Il fatto che ci sia tutto questo fermento e attenzione verso quello che io e altri produciamo, mi sembra una cosa splendida.

Giovanni Vacca nel suo libro Spettabili tutti su Gianfranco Marziano, scrive: «Essendo impossibile il ritorno all’infanzia, la risata è dunque l’antidoto di Marziano alla non-vita adulta». Ti rivedi in questa definizione?

Personalmente, sia nella vita sia in quello che scrivo, cerco di confrontarmi con il tentativo di intraprendere una vita adulta, mentre Gianfranco mi sembra lavori proprio sull’impossibilità di farlo.

A proposito di Marziano, facciamo un passo indietro. Estate 2015: Gianfranco sale sul palco di Foodstock per suonare con te Giovinastro [una cover di Truppi del brano è inserita nel disco Il mondo è come te lo metti in testa, ndSA]. Come andò?

Era la prima volta che lo incontravo. È stato molto emozionante; per me lui è uno dei più bravi artisti italiani, e sono davvero pochi. È stato tutto super improvvisato e abbastanza nello spirito di quello che è Gianfranco, molto situazionista.

Quel giovinastro di Giovanni Truppi è diventato grande e ha incontrato Gianfranco Marziano.#momentiepici #foodstock2015

Posted by XXXV on Monday, July 6, 2015

Hai una vita social piuttosto defilata e ridotta ai minimi termini…

Non ho un profilo Facebook e come persona non è una cosa che mi interessa. Dal punto di vista della comunicazione di quello che faccio, credo invece che i social e in generale tutta la comunicazione siano importanti, ma per la mia proposta ritengo sia più adatto comunicare in quel modo lì, con molta sobrietà.

Stai già lavorando a materiale nuovo? Quando è prevista l’uscita?

Sì, sono al lavoro sulle nuove canzoni e credo che il nuovo disco vedrà la luce nel 2018.

[foto di Daniele L. Bianchi]

27 marzo 2017
27 marzo 2017
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