That rhythm. Not in a resonant way. Intervista a Om Unit
That rhythm. Not in a resonant way. Interview with Om Unit

Om unit, ovvero Jim Coles, è uno con le idee chiare e l’accento pulito. Lo comprendi da subito, quando te lo trovi davanti. Ha i piedi piantati per terra, coerenza e curiosità. Non si vergogna di raccontarti delle sue serate epifania e di come stanno alcune cose con un piglio che va oltre il “secondo lui”. E’ un londinese doc, ma, dall’alto del suo metroenovanta, non esce una sillaba di cockney o un’inflessione troppo posh; il suo, anzi, è un distillato kentish senza troppi distintivi, un veicolo con il quale si prende gli spazi che deve in una conversazione, guardandosi bene di non scavallare o risultare inopportuno.

Lo intervistiamo una sera di luglio al Link di Bologna, dove è stato invitato per un dj set che si rivelerà una autentica sorpresa. Sapevamo della sua bravura produttiva e dei sui abili mix di generi, ma è ai piatti che il trentacinquenne che prima si faceva chiamare – non a caso – 2Tall dà un’idea chiara del mondo sonico in cui si è immerso circa quattro anni fa.

Il sound che Om Unit si è conquistato è un flusso limpido di hip hop – provienente dal suo passato produttivo – innestato in una buona dose di presente – sì presente, a lui non piace tutto questo parlare di future this and that – ovvero una grande padronanza di footwork, jungle e, facciamola breve, bass sound a 360° britannici. Nella sala al piano superiore del locale di via Fantoni la gente ha il sorriso dei bei vecchi tempi della drum’n’bass arena, e più d’uno se ne compiace e sorprende. Non par vero quanto renda bene in pista la family di Coles, ovvero le produzioni sue e dei “suoi” ragazzi recentemente oggetto di una compilation celebrativa curata dallo stesso Om Unit, Cosmology.

Nel mix non manca nulla, neanche uno dei paladini più lontani (geograficamente) dell’nu eski sound o new wave of grime, Epoch, un ragazzo che Coles ha conosciuto ai tempi di Hydraulics, un 12” in combutta con Wen. Riallaccandomi ai discorsi fatti in un articolo su eski e jungle, gli chiedo naturalmente di più. “Lui abita a Melbourne, ma è della Nuova Zelanda e a nessuno frega nulla della sua musica laggiù” sentenzia con sciolta dialettica “Ecco perché la sua attività con l’etichetta, la Egyptian Avenue, va a rilento. Andiamo molto d’accordo. E pensa che è anche uno dei migliori amici della mia ragazza. Lo abbiamo conosciuto quando siamo andati in Australia e credo si voglia muovere negli States ora. E’ sicuramente un one to watch come è innegabile che il movimento grime, rispetto al passato, è in un certo senso globale. Vedi Rabit da Houston o Sd Laika che è sempre americano. C’è un giro di producer che comunicano via internet. Stanno muovendo acque molto profonde nel loro piccolo. E’ una cosa rivoluzionaria che sta dando al movimento una ventata di aria fresca”.

Scavando più a fondo apprendiamo che Coles non è un esperto grime, ma come sa quello che gli serve delle nuove wave del genere, così se gli chiedi di Bristol perché hai la testa piena di producer di quelle parti, ecco che lui si riallaccia alla sua più grande passione, la jungle, e tutto si ricollega a uno dei possibili continuum elettronici (“Bristol è molto vivace. C’è Gorgon Sound, ovvero Kahn e Neek, e il loro dub è fantastico soprattutto live. Sono un fan di quello che succede in quella città almeno dai tempi di Full Circle, da Roni Size e Dj Die, la prima drum’n’bass, la jungle e tutto quel che c’è in mezzo. E’ musica per soundsystem in un certo senso ma con un vibe carnevalesco che soltanto Bristol ha. Con un sound spirit unico. Non conosco le ultimissime leve, in passato tenevo d’occhio Pinch e Peverelist“).

Del resto, tutto per lui viene dalla jungle, e la sua storia in questo senso è molto simile a quella di Lee Gamble; entrambi, infatti, troppo piccoli per vivere la scena, l’hanno ricreata a casa propria componendo le prime produzioni da giovanissimi e assorbendo come spugne le mitologie dei cugini più vecchi. “Ho iniziato tipo nel ’93, quando avevo 14 anni, ma delle cose che ho composto l’anno successivo non ho poi pubblicato nulla. La mia vita, a metà Novanta, era nei pub. Giocavamo a stecca e ogni tanto avevamo la fortuna di sentire qualcosa tipo garage, funky house e garage. Solo se eri veramente fortunato ti beccavi qualcosa di jungle“.

Sempre alle politirmie e ai rullanti è legato il suo passaggio all’attuale alias, ragione sociale che ha convissuto per un breve periodo con un altro travestimento fondamentale, Philip D Kick, ovvero un laboratorio di tracce bastarde ottenute mixando ritmi footwork con vecchie produzioni jungle dell’epoca d’oro, tipo Horizons di LTJ Bukem o Circles di Adam f. In pratica giusto, un passo avanti a Machinedrum, Coles aveva intuito, sempre con medesima chiara visione di campo, che entrambi i generi condividevano parecchio, dai bpm a un certo spirito tribale, fino all’uso della 808 e la scelta dei sample. “Ma quindi quando vi siete conosciuti tu e Travis Stewart?“, gli faccio, “Circa attorno al 2010. E sempre nello stesso periodo abbiamo iniziato a comporre assieme. Stewart ha passato un periodo a casa mia a Londra e così abbiamo fatto partire questo progetto, Dream Continuum su Planet Mu. Alla fine abbiamo prodotto soltanto questo EP di tre tracce che poi è molto simile alle produzioni Philip D Kick“.

om unit

La Planet Mu di Mike Paradinas, nella formazione footwork di Coles, ha un’importanza fondamentale. E’ una sera al Plastic People, sempre nel 2010, a un set dello stesso Paradinas, che gli si accende una bella lampadina. Ma non è la sola epifania, mi confessa, la seconda è ad una serata di D-Bridge: “Ho conosciuto D-Bridge attraverso le cose sotto Autonomic. Anzi, no“, mi fa, “avevo un disco di Future Forces del ’97 ma non sapevo fosse lui. Naturalmente conoscevo Bad Company e le cose che faceva ma diciamo che l’ho scoperto a dovere con Autonomic e andando a un suo set nel 2009. Lui è un maestro del ritmo. E poi c’è questo aspetto melanconico ma gioioso in splendido bilanciamento che lo caratterizza. Ha avuto una influenza massiccia su come lavoro. La gente accredita me, Machinedrum e altri per un certo tipo di ecletismo, ma è a lui che bisogna guardare. Non ha mai smesso di innovare negli ultimi 10 anni. Dalla fondazione di Exit ad oggi. Sono stato in studio con lui, è fantastico, tira fuori suoni incredibili al volo, senza pensarci. Non ho idea di come faccia ma è uno scienziato vero, un ricercatore di nuovi sound“.

La stessa libertà riferita a D-Bridge, Coles la riversa in tutti gli aspetti del fare musica. (“Uso un sacco di roba differente, un poco di analogico e un sacco di digitale al PC. Prendo tutto e non mi interessa. Poi sì, campiono ma in modo molto tattico. Non mi piace rendere le cose riconoscibili. La melodia la scrivo per intera ma diciamo che ci metto quei piccoli effetti strani presi da dischi new age, la hippy music dei ’70. Prendi i Tangerine Dream e quegli assurdi interludi che ci mettono, li prendo e converto con un approccio hip hop e o footwork“). Ma c’è una caratteristica fondamentale che il suono deve avere per essere come dice lui, “non deve essere risonante“. “Con la musica che suono live, e anche per Threads vale lo stesso discorso, ci puoi fare viaggi in macchina. E pulita e mantiene un suono naturale“, mi confessa sicuro di sé, rimarcando che se una musica è risonante gli procura dolore fisico, è il suo orecchio a rigettarla. “Ma le produzioni jungle belle sporche e cattive un po’ risonanti lo saranno no?”, gli faccio con sottile provocazione, “Non lo sono. Almeno sì, in parte, sono crude per il modo in cui sono fatte, hanno una tape compression, cose così, ma lo stesso effetto è diverso nel mondo digitale. E’ un approccio differente“.

Suoni puliti, eccletismo e orecchie sempre attente a ciò che colpisce la sua immaginazione sono le caratteristiche che più risaltano dopo una trentina di minuti di conversazione affabile e amichevole con il producer, che non manca di fornirci anche la chiave sociologica di tanta maleabilità e voracità: “Come britannico ti posso dire che non abbiamo mai avuto una cultura musicale nativa, se l’abbiamo appartiene ai gruppi etnici come Greci, Giamaicani, Turchi. La nostra cultura è stata rimossa tanto tempo fa. Non ne abbiamo una nostra. La nostra musica puoi dire che è il pop. Abbiamo una tradizione di folk, ad esempio, ma è completamente sparita. Quindi senza andar troppo oltre le ragioni di questo interessante melting pot vanno ricercate nel nostro prendere continuamente in prestito cose altrui, tipo il reggae giamaicano, il rock’n’roll americano, la techno di Detroit, la house di Chicago. Il nostro è sempre un mix. Ed è un mix in stato di salute perché in costante cambiamento e mutazione. Ed è anche per questo che i dj inglesi sembrano dominare il mondo, in un certo senso è perché respirano quest’aria.

Il 17 novembre 2014, Coles è atteso su Metalheadz con Inversion, un EP di otto tracce che si avvale di sample provenienti direttamente dagli archivi della label forniti da Goldie. Feat. nel nuovo progetto: il rapper Jehst nel brano The War.

8 ottobre 2014

Let’s start with the compilation. Had you been working on it for a while? Is it a mix for the future?

It’s actually stuff that I guess has been done over the last year from different artists and labels and I felt that it’s been a while since we’re released stuff so I wanted to make a come-back statement, like we’re still here.. very much.. you know? And some of the other artists have worked with other labels and stuff so it’s more like a family statement.

In terms of the future, I don’t really agree with this term of future music because if it’s made now, it’s now. I understand that maybe you think it could be a promo for the future..right? I’d say so, in a certain sense, but really it’s me supporting the family, that’s the main intention.

With 130 black stuff, bristol stuff, I’m always coming across new guys from there. Are there any bristol artists you listen to or follow?

Bristol’s very fertile, yeah sure, there’s Gorgon Sound, Kahn and Neek, what they do, I really love their grime stuff. If you see them Dj they’re great. I’ve been a fan of the Bristol thing since probably the Full Cycle stuff, so obviously Roni Size and Dj Die, all those guys, early drum n’bass, jungle, you know, this sort of sound. It’s like Soundsystem music but also a sort of carnival vibe that Bristol has. It’s all about good music but done in a certain way. It has a sound spirit. I don’t really know who I check for these days..it used to be Pinch and Peverelist, and obviously Kahn and Neek..

I read that you’ve been living the scene since 93. Did you manage to experience some rave parties?

I started making jungle back in ’93, but I was a kid so I wasn’t releasing anything. I started making music in my bedroom, in ’94 actually. No rave parties, I was 14 in ’93. For me, the mid-90′ was pub culture. We used to go to bars, clubs, play snooker and you’d hear garage music. That’s what you’d hear when you’d go out, funky house and garage. Occasionally you’d hear some jungle, if you were lucky.

How did you come up with Jungle & Footwork music?

Well, I love Jungle music. I’ve been a fan for maybe 20 years now. So, I first heard footwork, around 2010, when I saw Mike Paradinas at Plastic People and suddenly ‘ding’ like a light went off in my head. I thought, this is like Jungle – ritualistic, it’s tribal, simple as well, in the same way, just using 808s and samples.. just like jungle.. the same thing right? So I started Djing, mixing the two styles together in Dj sets and I wanted to experiment with making a fusion so I did this Phillip D Kick project and it just fit.

Was that the same period you met Machinedrum in?

Yeah, round about the same time, around 2010. Shortly after meeting, we started making tracks together. He was staying with me in my place in London so we just started making music. We had a project together – Dream Continuum on Planet Mu Records. We just did a three-track EP, that was it. It’s very similar to Phillip D Kick.

Do you think you’ve bought Jungle back? Here in Italy it’s extremely rare to hear it out and about…

Umm, maybe. Well, for me jungle never left. Comparing the Italian scene and the scene in England, it’s always a little different. It’s always been there for us.

New Grime music seems to be taking over, just listening to Rinse FM for example. But it’s not just a London thing anymore, it’s also an international trend with producers like the New Zealander Epoch. Come to think of it, he did some tracks with Wen..

Yeah, good you mentioned Epoch. He lives in Melbourne, but he’s from NZ as you say. Nobody gives a fuck if from NZ or Australia, it’s really about their music. He doesn’t have a community around him to support him so it’s very difficult out there compared to say London. That’s why Egyptian Avenue is very slow, but he’s very careful and I think he’s building in his own time, you know? For me it was a good hook up, I mean we get on really well. My girlfriend is one of his best friends, I met him when we went to Australia. I didn’t really know much about him, and then I heard the Hydraulics track, and it was like fuck, this is something special! Then you hear more and more what they’ve been doing and it’s great. With Epoch he made this collaboration with Danny quite a while ago, and it was just kinda sitting there, you know, this is like a compilation, stuff from the last year. So we wanted to put it all together and deliver that. With hip hop I think he’s going to America as well. He’s definitely one to watch. A great producer.

There’s also Houston’s Rabit, and Sd Laika, small producers making big waves in a small way. It’s like a revolutionary thing. It’s global now because of the internet. I feel like there’s a refreshment of the grime thing, it’s happening. Almost abstract styles, you know?

Do you have your own ideas to why England, Britain, has such a mix of genres?

From my point of view as an Englishman, in England we have no native music culture, unless you have an ethnicity outside of England; Caribbean, turkish, greek etc, then you have a lineage that has an identity. Multigenerational English people, our culture was completely removed a long time ago. We don’t have our own music. Our music you might say has been pop music. We have British folk music, of course, but it’s pretty much completely disappeared. So, not to go back too far, if you look at lineage sort of Music, what England seems to be is a place where it’s always mixing stuff as a result. This is why this happens I think, why interesting things have happened. Not having a music culture of our own we are always borrowing stuff, a little bit of reggae, a little bit of rock and roll from America, techno from Detroit, Chicago.. our music is always a mixture. It’s very healthy. It’s constantly changing. That’s why British Djs and producers seem to be dominating the planet a bit, in a way.

How did you experience the evolution of all those producers who became really famous quickly?

Well, I think they hit it big time coz it was their turn, it’s almost like it’s a wave, and whoever is on the wave goes with the wave.. you know? They were in the right place, at the right time. I think people who were into hip hop were just bored of just the same old stuff. I mean, luckily we had Boom Bap, Neptunes, Lil Jon.. but everybody was kinda tired. People wanted something for the brain, something for the mind. So I feel like, for me personally, Stone Throw Records what they did, feeding into this kind of regeneration of the idea of Hiphop production in to something else, was amazing.

Can you tell me about any remixes you’ve worked on recently..

I’ve just done stuff for like Above and Beyond, a kind of big dance act. They make dance music and I remixed them. Slick Shoota, who’s in a similar field to myself, he’s a great guy. I’ve done a remix for Sizzler, but I’m not too sure what’s happening with that at this stage, that’s forthcoming somewhere along the line. Pawn & Calculon came out of Shoot Recordings, a small label from San Francisco..

Which is the remix you feel most satisfied with?

I dunno man, it’s hard to say. They’re all different. I’ve done so many it’s kinda hard to individualize just one.

How do you approach doing remixes?

Differently every time, from track to track. Every time I make a tune I start from scratch. I don’t have any templates or ideas, it always mixes itself in a way. I mean, I have a certain box that I work in and I’m limited to what I know technically, but I like to think it’s something I can play. I do think about the tempo that’s for sure.

Listening to Threads, your sound seems to be very clear, light with space between rhythms. People label this with a slow/fast tag.. did you come up with that?

I made it as a joke. It was the Boom Kat who said on one of my records this slow/fast thing, so I took it and made it into a non-genre, it’s not supposed to be serious. It’s a bit like Aquacrunk. But that was a joke too, that was Rustie making a joke. It makes sense though. The same for slow/fast – I can’t say it without smiling. Tags are meant to be fun, best to keep it like that.

Your productions are clear and precise, you know what you’re doing when you mix footwork with like hip hop and stuff.. it doesn’t make you a ’92 smiley, it’s smoother..

Yep, I agree with that. It’s like Threads. Threads is a record you wanna play in the car or listen to with headphones, that’s the whole idea. It’s not really club stuff. The same with Cosmology, I think. It’s just an aesthetic kind of thing. Basically I have a thing with my hearing, if anything is resonant it kind of hurts my ears. So I like music which is clean but still sounds natural.

..saying that, I also read that your favourite drum n’ bass and jungle productions are quite rough..

But their not resonant..(chuckle). They kind of are, but they’re rough because of the way that they’re made, they have a tape compression and stuff, which has a different effect to the digital world. It’s a different approach.

When was the first time you heard D-Bridge?

I think the first time was the Autonomic stuff. Well, actually no, I bough one of his records in ’97, Future Forces, but I never knew it was D-Bridge. I only found out a few years ago that it was him. Obviously I knew about Bad Company and stuff like that, but I only discovered D-Bridge properly with the Autonomic stuff and then after seeing him Dj, maybe four or five years ago.

He’s a master of rhythm. If I’m gonna put a label on him, for me he’s that. But also his approach to melody, it’s somehow melancholic but uplifting and he has this beautiful balance. He’s a massive influence, and I think people credit me and Machinedrum and Fractured etc etc as feeding a new wave and I think we are doing some interesting work, there’s something new there, but really D-Bridges is the Godfather of that. He’s always been keeping it fresh for the last 10 years, you know? He made an exit in 2003 and he’s still pushing, still exploring. He’s completely fearless with his approach. I’ve seen him, been in the studio with him and he just tries things and gets crazy sounds immediately. I’m like ‘what the fuck are you doing?’ and he’s like ‘dunno’. (chuckle). Completely free. Even with all that experience, he’d have a new plugin or new software and he’d be like ‘I think it does this..’ He’s like a scientist, a researcher of new sounds, waves..

When you’re making your own tracks, are you like basically using digital and analogue mixed together?

Yeah, exactly. I use a hell of a lot of different stuff, I mean I have a few analogue things and a lot of stuff on computers. I take it all, I don’t care, whatever. I sample a lot too but it’s very subtle. I don’t like to sample main themes, I like to write all the melodies but I’ll take like weird sound effects, stuff from new-age records, electronic, weird hippy shit from the ’70s, you know? Like Tangerine Dream, etc.. take some of the weird interludes and use them as effects with a hip hop and Footwork approach.

8 ottobre 2014
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