Particelle robotiche. Intervista a Robot Koch in occasione dell’uscita di “Particle Fields”

Dopo l’EP Tsuki, uscito nel 2015 per la Monkeytown degli amici Modeselektor, Robot Koch (già su Friends of Friends, Bpitch Control e Project Mooncircle) ritorna con un album collaborativo dal grande fascino. Particle Fields, appena uscito su Trees&Cyborgs, è stato composto e registrato a Los Angeles con la violinista australiana Savannah Jo Lack, e la combinazione delle due visioni musicali ha generato otto canzoni di grande profondità emotiva e alta capacità evocativa, sospese tra la struttura classica e la variazione elettronica. È un lavoro viscerale e cinematico, quello che ne risulta: perfetto da ascoltare ad occhi chiusi. L’uscita discografica è stata l’occasione per un’intervista con il produttore tedesco di stanza sulla costa ovest degli Stati Uniti.

Ti avevamo lasciato a Berlino, l’ultima volta. Perché hai deciso di trasferirti a Los Angeles?

È accaduto nel 2013. Era un periodo molto cupo e particolare per me. Un’importante relazione sentimentale era finita, un progetto musicale che aveva segnato i miei ultimi anni stava tramontando e ho avvertito, forte, il desiderio di lasciare Berlino. Sentivo che Los Angeles era la mia destinazione e mi ci sono trasferito per capire perché. Particle Fields è una collaborazione molto speciale con la compositrice e violinista Savannah Jo Lack.

Come vi siete incontrati e perché avete deciso di lavorare assieme?

È successo tutto in maniera molto naturale. Abbiamo collaborato, per la prima volta, qualche anno fa, quando ho chiesto a Savannah di scrivere gli arrangiamenti degli archi per un mio pezzo. La nostra intesa è stata così forte che abbiamo deciso di lavorare insieme ad un album.

Il tuo sound è da sempre organico e ricco di dettagli. La musica di Savannah Jo Lack è cinematica e lussureggiante. Come avete fuso musicalmente i vostri mondi?

La maggior parte dei pezzi è stata composta da entrambi sin dalla prima nota. L’utilizzo di una ricca libreria di suoni concreti è stata fondamentale, come ad esempio quelli ottenuti dai sibili dei nastri. In altri casi, come in Hideway, abbiamo usato un harmonium in vetro che Savannah ha salvato nel suo telefono come APP, lo abbiamo fatto passare attraverso un amplificatore per chitarra e abbiamo registrato l’idea iniziale.

La mia prima sensazione, ascoltando l’album, è stata una grande emozione. Come quella di trovarsi davanti a un paesaggio sonoro in cui è bello perdersi. Qual è, invece, la tua nel riascoltarlo ora?

Concordo con te sull’evocazione di un paesaggio. Credo che la natura sia stata la nostra principale influenza per questo disco. Ma anche Los Angeles ha avuto un ruolo fondamentale: è un posto davvero unico con una energia speciale, dove trovi il deserto, le montagne, l’oceano… Tutto ciò che ti circonda è fonte d’ispirazione.

Il tuo suono cinematico è finito in un sacco di programmi televisivi, film e trailer negli ultimi anni. Molti dei tuoi videoclip sono stati concepiti come veri e propri film. Che tipo di rapporto c’è tra la tua musica e le immagini in movimento?

Credo che la mia musica porti naturalmente con sé delle immagini. Quella per il trailer di San Andreas e la colonna sonora di The Blacklist, per esempio, sono due casi significativi, secondo me. Ma ho ancora molto da fare e pensare, in questo senso. Ho cominciato a lavorare con un agente, per quanto riguarda le colonne sonore. Vedremo cosa succederà in futuro. In questo senso, credo che sia importante anche la collaborazione con Savannah. Insieme facciamo una bella squadra e ci stiamo preparando nel caso si prospetti l’opportunità di lavorare ad una colonna sonora.

Puoi dirci qualcosa sulla colonna sonora alla quale stai lavorando per una serie televisiva?

Certo. Si tratta di uno show per ZDF, una importante rete televisiva tedesca, che andrà in onda il prossimo anno. Per questo progetto ho scritto la sigla dei titoli di coda ed alcune canzoni che, ad ogni episodio, entreranno nelle ultime scene per sfumare nella sigla. Con questi brani ho poi intenzione di realizzare un album.

Continui a comporre e scrivere per altri artisti?

Sì, continuo a farlo. In particolare, in questo momento, sto scrivendo e producendo per l’album solista di Delhia De France. Recentemente ho fatto molti remix e la prossima settimana incontrerò un artista con il quale mi piacerebbe molto lavorare in futuro.

Cosa altro c’è segnato nella tua agenda per l’immediato futuro?

Il futuro è ancora tutto da scrivere ma sento che sarà qualcosa di bello.

8 novembre 2016
8 novembre 2016
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