Tanti musicisti ma niente ragazzi

Nick Krgovich è una figura descrivibile in poche
parole, ma tutte riduttive, o foriere di imprecisione. La prima cosa da
dire è che è un cantautore canadese; la seconda che, nel 1999, a
Vancouver, ha formato una band con Larissa Loyva, un gruppo, chiamato con vezzosità linguistica P:ano, che è poi subito diventato un quartetto con l’ingresso di Justin Kellam e Julia Chirka.

Sembrerebbe
una storia quasi normaloide. Ma più che un cantautore Nick è un
“aggregatore” di stili attorno alla melodia pop; la sua prima creatura,
i P:ano appunto, più che una band vera e propria è
una sorta di collettivo di polistrumentisti e una girandola di
comparse, tutte o quasi da Vancouver, nella British Columbia.
Enucleando i contributi del loro album di debutto, When It’s Dark and It’s Summer(Hive-Fi, 2002), leggiamo molti esponenti della scena vancouveriana,
tra cui – solo per citarne alcuni – la cantautrice (lei sì) Veda Hille e membri di Black Mountain, The Beans, Jerk With A Bomb.

Da
lì al secondo disco, la quantità di esperienze si affianca con un altro
tratto distintivo, cioè l’andamento bandistico, fatto di fiati che si
aggiungono alle corde, come nella coda comicamente maldestra della
splendida Fucking Ugly Bouffant, in The Den (Hive-Fi, 2004); elemento che, mescolato alle melodie vocali di Nick, arriverà dritto ai No Kids, gruppo di cui qui ci vogliamo occupare.

Subito
i P:ano stimolano l’interesse di alcune etichette, come la Acquarela, e
persino di una casa editrice, la Simply Read, si fregia del contributo
di Nick, di Larissa e della band intera per due suoi libri abbinati a
cd. Ma, soprattutto, nel 2005, è la Tomlab (per il capitolo “E” delle sue Tomlab Alphabet Series)
a tendere le orecchie verso Vancouver, il che non ci lascia
indifferenti, perché proprio l’etichetta tedesca pubblicherà l’esordio
del progetto che tre componenti dei quattro P:ano metteranno in piedi,
cioè, appunto, i No Kids.

Mentre il collettivo P:ano avvia una serie di progetti paralleli, tra cui i To Bad Catholics e il supergruppo Gigi – nato e fatto in una notte del maggio 2005 in cui il produttore Colin Stewart si sentiva un po’ Phil Spector e voleva provare i suoi nuovi acquisti vintage da studio – escono per i P:ano Brigadoon (Mint, 2005) e il mini Ghost Pirates Without Heads(Mint, 2005); i quattro sono ormai una base su cui provare varie
ricette, e sperimentare, pur restando dentro l’indie-pop, un inventario
di influenze, tra cui, senza dubbio, il pop scandinavo.

Tale fonte rimane un pilastro quando, dopo un disco solista per Krgovich (One Woman Show), del settembre 2007, la Tomlab ospita in due sue raccolte le prime mosse dei neonati No Kids; la prima, che celebra il decennale dell’etichetta, accoglie Old Iron Gate, con quel suo incedere percussivo giocoso e caraibico; la seconda – David Shrigley’s Worried Noodles – presenta nella tracklist un brano cofirmato da Nick con Phil Elverum (The Microphones, Mount Eerie), ma anche un’altra perla aurorale nokidsiana, Another Song, questa volta più vicina alla matrice P:ano, ma con una melodia stereolabiana.

A fianco di Krgovich nella nuova formazionerimangono Justin Kellam e Julia Chirka, ma non più Larissa Loyva, che sotto il moniker di Kellarissa ha avviato un suo progetto solista. E ci si accorge che, se gli ingredienti sono sempre gli stessi, sono le spezie a emergono al palato. A sentire i nuovi No Kids di Old Iron Gateci si accorge sì della continuità di approccio, ma anche di un piccolo
scarto rispetto a quel senso di collettività polistrumentale che per
nulla invadeva la scrittura di Krgovich. Per spiegare il cambiamento è
stato segnalato il pop orchestrale di Arthur Russell come nuovo riferimento del gruppo (ascoltate la sua In The Light Of The Miracle, presente nella compila The World Of Arthur Russell,
e lasciatevi sorprendere dalla somiglianza con molti odierni
songwriter), ma di Arthur c’è specialmente la sfuggenza di cui ha
cosparso tutti i suoi progetti, sempre di genere eppure sempre in movimento, dai Material alle uscite soliste.

Ma
il punto è che, ora, l’orchestrazione non sembra più un accompagnamento
alla penna di Nick, ma va in primo piano, tanto che il risultato non è
più ascrivibile unicamente all’indie-pop delle ballate dei dischi
precedenti, ma sottolinea più un effetto generale che un cantautorato
soggettivo, una firma. Un nome spendibile è allora (anche lui mezzo
canadese, da Montreal) Rufus Wainwright, uno che fa
suoi i tempi che sono corsi, risultando stravagante e a volte
addirittura operistico. Di Rufus i No Kids hanno la cura nel
remiscelare il passato, sia esso nella forma dei cori gospel della
tradizione americana, come nella vena swing; al contrario di Rufus, i
No Kids arrivano anche e soprattutto a confrontarsi con l’attuale r’n’b
del mainstream, con una dotazione di filtri indie e una sensibilità
quasi ironica e disillusa.

Degli ottimi esiti del trio
canadese – con il fottio di collaborazioni del caso – si accorge una
persona che spessissimo ha guardato al “mondo” che una data musica
convoca, come My Life In The Bush Of Ghosts dimostra in maniera lampante. Come avrete capito, il figuro è nientemeno che David Byrne, il quale ha messo ben cinque pezzi dei No Kids in streaming sul suo sito; di questi tempi un gran riconoscimento.

Non resta che l’esordio vero e proprio (che non a caso contiene Old Iron Gate, ma non Another Song), in arrivo proprio con l’inizio del 2008. Per lanciarlo, la Tomlab mette in download gratuito For Halloween,
seconda traccia del disco a venire, manifesto di un clima nuovo, più
animato, orchestrale e cinematico insieme, passatista e attuale. Il
titolo? Perfetto per concludere quel che si è detto; è Come Into My House, citazione di un singolo del 1989 di Queen Latifah. Fiato alle trombe, soul nelle corde.

1 marzo 2008
1 marzo 2008
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