Type Records / John Twells
from beyond

Diviso tra il ruolo di boss della Type Recordings, talent scout musicale e musicista tour court, John Twells in arte Xela è un simpatico giovanotto di Manchester con una passione per i film horror italiani degli anni 70 e per le soundtrack dell’epoca, ma soprattutto con una predilezione per la buona musica e una lungimiranza invidiabile. Quat – tro chiacchere con la mente della Type.

Riappari sugli scaffali di dischi con un tuo disco, dopo una lunga assenza. A cosa è stata dovuta una pausa così lunga?

Beh, ad essere abbastanza onesti mi prendo molto tempo per la mia musica… quando For Frosty Mornings And Summer Nights uscì, era stato composto per un periodo molto lungo e avevo già iniziato a lavorare su Tangled Wool, così ci fu una sorta di sovrapposizione. Nel comporre The Dead Sea avevo bisogno dello spazio giusto e soprattutto avevo la necessità di sentire che mi stavo muovendo verso la corretta direzione… e questo porta via tempo. Ovviamente, un bel po’ del mio tempo è stato preso anche dall’etichetta.

La prima cosa che richiama l’attenzione e l’orecchio in The Dead Seaè la differenza dal tuo stile passato. Tangled Wool e For Frosty Mornings And Summer Nights erano dischi di ambient folktronica molto più accessibili. The Dead Sea invece è molto più complesso e più indirizzato verso un suono ambient-folk, più dilatato e meno strutturato. Come mi spieghi questa evoluzione del tuo suono?

L’evoluzione viene dalla mia evoluzione come ascoltatore. Ero abbastanza giovane quando ho scritto For Frosty Mornings…, e Tangled Wool era una sorta di diario in for – ma di piece, che documentava un periodo della mia vita. Guardando indietro alla mia musica sono cresciuto molto, considerando che The Dead Sea è una reazione alla musica che mi ossessiona e vive di un suo specifico concept interno. È intenzionalmente complesso e tut – to quello che contiene è li per una ragione precisa e devo dire che mi sono divertito di più a fare questo disco che qualsiasi altro prima. Dal momento che stavo sostanzialmente sfidando me stesso, mantenendo anche una buona dose di suoni live e elementi improvvisati è stata una grande esperienza passare per tutto il processo produttivo. Credo di aver imparato molto su quanto pensavo di esser capace di fare.

Il concept The Dead Sea ha a che fare con il mare. Cosa mi puoi dire in proposito?

Non sono un grande estimatore del mare a dire la verità, era solo un’idea che avevo. Quello che mi attrae del mare è la sua capacità di inquietare – è così minaccioso, come compete all’ultima grande area della terra ancora in larga parte sconosciuta. Il mare in un film horror o in una storia alla Lovecraft possiede sempre una grande quantità di mistero e suspence credo, e sembrava proprio combaciare perfettamente con le immagi – ni che stavo concettualizzando per il disco.

L’altra grande influenza sul nuovo disco sono i film horror italiani e le loro rispettive soundtrack. In Savage Ritual sembra di ascoltare dei campionamenti dalla colonna sonora di Zombi, fatta dai Goblin. Anche titoli come The Gate, Creping Flesh,Sinking Cadavers sembrano altrettanti omaggi alla scuola italiana dell’horror anni 70-80…

Infatti, il “giallo” italiano e i film horror e ovviamente le loro soundtrack sono una delle mie più grandi ispirazioni. Fin da quando vidi Paura nella città dei morti viventi e Zombi 2 di Fulci, in fatiscenti VHS, sono diventato assolutamente dipendente dai film italiani di quel periodo. Quando poi ho scoperto Dario Argento ho capito che non sarei mai più tornato indietro e ho cominciato a col – lezionare ossessivamente tutte le colonne sonore che trovavo, avendo nei Goblin un ovvio punto di ri – ferimento. Mi dedico ai film horror sin da quando avevo 11 anni, ma mi ci è voluto tutto questo tempo per venirci veramente a patti!

Quali sono i tuoi film e le tue soundtrack horror preferite? Citi Riz Ortolani, Pietro Umiliani, Fabio Frizzi e i Goblin e hai anche fatto uscire un cd in tiratura limitata in cui rifai i temi di Halloween e Suspiria.

Il mio film horror preferito è Suspiria, con Zombi di Romero, in seconda posizione, ma veramente a due passi dalla cima… Non credo che Suspiria sia il miglior film di Argento (Profondo rosso è infatti il migliore), ma come film horror ha segnato uno standard intramontabile – le immagini e la colonna sonora sono insuperabili!

Parlando invece della Type, mi puoi dire qualcosa a proposito della sua nascita?

La Type è nata come una diretta reazione alla musica che stavo sentendo… credo che sia venuta dal mio desiderio di far ascoltare a quanta più gente possibile la musica che mi appassionava, presentandola nel modo in cui volevo fosse presentata.

Come mai questo nome? Type?

Stefan (che guida la label con me) ed io eravamo seduti al tavolo di un bar a Birmingham e ci stavamo ubriacando, scrivendo nomi su un quaderno. Credo che l’unico nome su cui concordammo fu proprio Type, da allora ho imparato molto sull’astrattezza delle cose, dal momento che io volevo scegliere un nome abbastanza stupido e sono contento che Stef mi abbia convinto. La parola “Type” non suggerisce che ci focalizziamo su uno stile in particolare e questa era la cosa più importante.

Come scegli i dischi che faranno parte del catalogo della label?

Se il disco mi piace e mi appassiona allora so che posso contat – tare l’artista… avviene tutto così. Ho bisogno di sentirmi toccato e ispirato da un disco per decidere di distribuirlo.

All’inizio la Type sembrava un modo perfetto per veicolare i nuovi modi di produrre suoni in solitudine. I lavori di Khonnor, Sanso-Xtro o Helios/Goldmund sono anche il simbolo delle possibilità che le nuove tecnologie offrono per poter produrre grandi album con grandi suoni, senza per forza avere l’ausilio di una classica band o di uno studio di registrazione di lusso. Quanto di questo c’è nella scelta degli artisti e nella filosofia dell’etichetta?

Non credo che ci sia mai stata da parte mia una particolare filosofia verso la musica solista. Vengo del resto da un background con una classica band e ho sempre ascol – tato band oltre che musicisti soli – sti, ma credo che sia stato il modo in cui la scena è cresciuta a dare questa impressione. Recentemente abbiamo lavorato anche con band come Sickoakes, Midaircondo, Mountaineer, ecc. ma non ho nessuna preferenza, se c’è grande musica c’è sia con artisti solisti che con band fatte di sette persone.

Ultimamente, invece, ho notato un allargamento degli orizzonti sonori della label. Lavori come quello di Rameses III e The North Sea o il 7’’ dei Pahavaroju testimoniano il tuo interesse per la contemporanea scena free folk. Tra l’altro citi il Jewelled Antler Collective per il suono di The Dead Sea. Cosa mi puoi dire a riguardo?

La scena free folk ha veramente catturato la mia attenzione un paio di anni fa quando ho cominciato a scoprire i dischi di Sunburned Hand Of The Man, Thuja e tutti i dischi della Fonal. Questi ragazzi stanno facendo musica che mi appassiona veramente e che mi dà quel brivido verso i suoni contemporanei che non ho più avuto da un po’. Si tratta di materiale atmosferico, intricato, ottuso e a volte spudoratamente pop. Sono entrato in contatto con un po’ di label e di artisti per varie ragioni, in primis Brad di Digitalis e Sami della Fonal e abbiamo incominciato a parlare. Brad mi mandò lo split album North Sea/Rameses III e andai completamente fuori di testa. Ovviamente, questi suoni sono filtrati nelle mie composizioni dal momento che ne sono così vorace. Tendo a riflettere le mie passioni quando scrivo.

Qual è la tua etichetta preferita? Ce n’è qualcuna che prendi a modello? La Type mi sembra uno strano incrocio tra la Kranky e la 4AD per i suoi artwork curati.

4AD e Kranky sono entrambe etichette che idolatro, anche la Fat Cat mantiene uno standard di qual i tà veramente al to e più recentemente la Fonal ha definito uno stile e un controllo di qualià che ammiro. Credo che i l paragone con la 4AD sia il più ovvio, anche perchè ho sempre comprat o dischi del la 4AD fin da quando ero veramente giovanissimo, e credo che inconsciamente io sia sempre rimasto li.

Se dovessi scegliere tra l’attività di musicista e il ruolo di boss della Type quale sceglieresti?

Questa è una domanda a cui è veramente difficile rispondere, per – ché entrambe queste attività si alimentano l’un l’altra e la risposta potrebbe cambiare di giorno in giorno. Ora come ora potrei risponderti che preferirei l’attività di musicista, ma domani probabilmente cambierei idea!

Il 2006 si chiude alla grande per la Type con i dischi di Mountaineer, Ryan Teague, Svarte Greiner e il tuo. Cosa ci dobbiamo aspettare per l’anno prossimo?

I l prossimo anno ci saranno mol – t i grandi 7’’ , una r istampa del mi o pr imo album For Frosty Mornings And Summer Nights, un disco dei Rameses I I I , un album di una band neo zelandese chiamata Skal lander, un ep di Hel ios e un bel po’ di al t ra roba che non vogl io r ivelar e già da ora!

I tuoi dischi preferiti targat i Type?

Sarebbe impossibile rispondere

Allora, visto che il 2006 sta terminando, dimmi i tuoi preferiti dell’anno, rigorosamente non Type!

Joanna Newsom – Ys (Drag City) Wolf Eyes – Human Animal (Sub Pop) Beirut – Gulag Orkestar (Badabing!) Sonic Youth – Rather Ripped (Goofin’) Machinefabriek – Marijn (Lampse) Grails – Black Tar Prophecies 1,2 & 3 (Important) Grouper – Wide (Free Porcupine Society) Shogun Kunitoki – Tasankokaiku (Fonal) Striborg – Embittered Darkness/ Isles Des Mortes (Southern Lord) Zombi – Surface To Air (Relapse) Benoît Pioulard – Précis (Kranky) Questa è giusto una piccola selezione… asco to un BEL PO’ di musica.

Type – A story about a 21st century label

Come ogni buon progetto che si rispetti l’uscita numero uno dell’etichetta, datata primo ottobre 2003, è già manifesto di quel che accadrà. È September di Rj Valeo, un prodotto coordinato sia dal punto di vista del packaging che in quello sonoro. Una confezione in perfetta linea con gli espedienti più tipici della grafica digitale contenente un prodotto musicale dall’appeal minimalista, emozionale e cinematico. La copertina ritrae uno sfondo in fading di blu notte, un fascio di linee bianche vettoriali ottenute con il pennino di photoshop e una sezione urbana nei toni del grigio scuro che pare presa di peso dai videogiochi per PS2. Il design è semplice: minimalista in sagomato fumetto e così la musica di Valeo: un mare esotico e spumoso, sci-fi 3D ovvero sedicinoni di streaming sonico. Benvenuti in casa John Xela e Stefan Lewandowski, due ragazzi che a inizio duemila non potevano che incontrarsi e esaltarsi in un incontro avvenuto come in un libro di Hornby, in un record shop. Dopo quel meeting i due si buttano in una serata a tema presso alcuni club locali, poi iniziano a fantasticare su un’etichetta che potesse unire un amore condiviso per realtà venerate fin da adolescenti come la 4AD, la Warp e naturalmente, oltreoceano, la Kranky. La cosmologia di Xela e Lewandowski si riempie presto di mosse concrete, mentre il primo bazzica già l’ambiente musicale da alcuni anni e possiede contatti in agenda stabiliti con il rispetto tributato ai suoi dischi su City Centre Offices, il secondo crea le pagine web per il sito della futura realtà.

Dopo September è la volta di Album, la terza prova dello svedese Mokira, un lavoro ambientale di un tipo che si è fatto le ossa, ottenendone i plausi, dal pubblico di Alva Noto e Reichenzentrum. Il lavoro è un tassello importante del Type sound, unisce elementi cardini di quel che saranno trend ricercati con tenacia come semplicità, bellezza, sensazione, corpi che tradotti in suoni rimandano a spazi aperti, a cieli stellati, a pitture astratte dal tratto materico, a un mondo di cemento e natura pacificato. Anche qui la copertina è fondamentale quanto i suoni: fotografata una pianta di lavanda su uno sfondo bianco-grigiastro in un gioco tra il fuoco e il fuori fuoco, tra la figura “rampicante” e organica del vegetale e la sua decontestualizzazione sul foglio bianco dello studio fotografico. Molto soddisfatti del lavoro di un culto dell’ambiente elettronico come Mokira, i due amici fondano un filone discografico per le uscite in formato EP. A inaugurare questa serie ci sono i Deaf Center, i più vicini apostoli del 4AD sound dilatato, un duo dal sound pianistico-ambientale dalle brume boschive, dai venti caldi e brezze fredde. Paiono gli Autechre coverizzati da Satie e sono perfetti per interpretare le parole chiave di casa Type: Neon City è infatti astrazione e emozione, una pennellata acustica a olio, una sintetica a bomboletta e una concreta schizzata sulla tela.

Lo stesso canovaccio che dipana le composizioni del primo disco vero e proprio, intitolato Pale Ravine e che arriverà in catalogo nel novembre 2005. In quelle pieghe così composte sarebbe restrittivo parlare di elettronica o ambient, la serietà rimanda a una parola più importante quale classica contemporanea, e proprio questo termine pare il più azzeccato per descrivere il lavoro di Logreybeam, che va a siglare l’uscita long play numero quattro di una realtà che comincia a farsi sentire. It’s All Just Another Aspect Of Mannerism riceve numerosi plausi tra cui The Wire che parla di “An intangible delight throughout… ineluctable radio signals from the depths of space.”. Già. Sono segnali radio dallo spazio, sci fi Warp style che si veste in smoking, droni alla Xenakis e manipolazioni laptop Carsten Nicolai. Eppure il fenomeno elettronico di quel momento (e parliamo del 2004) viene catturato poco più in là: si tratta di Khonnor, un ragazzo giovanissimo diventato culto grazie a tracce fatte circolare su internet. Handwriting, composto in due anni di lavoro, trionfa su Type a settembre e viene osannato come un fiore all’occhiello di quella pianticella rampicante indietronica. Ne parleranno tutti, persino NME. Ma Type non è un’etichetta superficiale e Xela è ben saldo sulle sue posizioni.

L’uscita successiva è la più Satie oriented mai prodotta dalla label: è Goldmund con Corduroy Road, una manciata di ispirate composizioni per solo piano per mano celeste di Keith Kenniff, un giovane fresco di studi -guardacaso – cinematografici. Per la seconda uscita in formato ep segue poi Ryan Teague con Six Preludes, un autore serio alla maniera di Logreybeam ma innamorato pure delle soundtrack di Lucas come della Disney e che tornerà nel 2006 con il primo disco vero e proprio intitolato Coins & Crosses. L’uscita importante di quel periodo è però Sanso-Xtro che apre il ventaglio della proposta alla cosiddetta folktronica. Quella di Sentimentalist è meditazione per strumenti acustici e elettronici dove per acustico s’intende anche ukulele, kalimba e campanacci oltre la classica chitarra acustica. Sanso-Xtro è un po’ la risposta a Colleen, ai The Books e a tanti altri eroi della scena folktronica contemporanea. Quindi, fatto un passo di lato se ne fa uno indietro a cercare casa. Julien Neto con Ler Fumeur De Ciel traccia un percorso ambient dei più narrativi. Il suo è un sound della memoria ma anche del lutto elaborato sottotraccia. Un grande lavoro che intende sfidare quelli più noti di gente come Susumu Yokota, Sylvain Chaveau e Max Richter.

Quindi ancora suoni elettroacustici per un trio che pare destinato a grandi fortune. Shopping For Images delle svedesi Midaircondo. Giunti al 2006, tutti i lavori prodotti nel corso dei dodici mesi disegnano un proprio tema all’interno del più grande canovaccio che caratterizza la label. Può quindi dirsi l’anno della piena maturità e della consacrazione definitiva per una label che in pochissimo tempo ha occupato uno spazio di primo piano in un territorio per di più già estremamente affollato. Anche gli ultimi vagiti morenti del post rock assumono sembianze più moderne e meno derivative se, sotto la Type, a siglare ci sono i debuttanti Sickoakes, band svedese, che si presta a percorrere agevolmente terreni a metà tra epica e pathos, senza mai sfociare nella retorica. Torna poi Keith Kenniff, sotto le sembianze di Helios, che per la voce di catalogo Type011 si produce in uno dei migliori lavori di tutta la label, conteso com’è tra il rivoluzionare la formula ambient+idm+folktronica e il sovvertirla dall’interno, senza mai venire meno agli assunti cinematografici di una musica che si innamora di più soluzioni e non perde il proprio equilibrio. Xela e Lewandowski inaugurano poi una serie di 7’’ che parte sulle note solide di Khonnor, con il bellissimo Burning Palace, prosegue andando a scomodare le stelline dell’avant folk finnico, i Paavoharju, si appropria dell’astro nascente Machinefabriek con il mini album Lenteliedjes e si conclude, almeno per ora, con Goldmund e il suo The Heart Of High Places. Il 2006 segna anche il lancio di un umore più free folk oriented con il ripescaggio dello split album The Night Of The Ankou di The North Sea e Rameses III, che aveva già visto le stampe per una piccolissima label finlandese.

The North Sea è tra l’altro il progetto musicale di Brad Rose, l’uomo dietro alla Digitalis Industries, piccola, ma attivissima etichetta americana specializzata in drone folk e derivati. Xela intesse gli stessi rapporti di amicizia, stima e collaborazione con Sami della Fonal, andando in qualche modo a cercare spiriti affini, che si dividono tra le attività di musicisti e di gestori di label. A concludere l’anno il delizioso pop exotico dei Mountaineer, che con When The Air Is Bright They Shine danno un ultimo tocco di buon umore estivo, prima di sprofondare nell’autunno di The Dead Sea e nell’inverno gotico di Svarte Greiner, una delle due metà dei Deaf Center, che chiude il cerchio nell’attesa di vedere come si manterrà il catalogo Type alla prova del tempo.

The best of Type

1. Xela – The Dead Sea (Type / Wide, 30 ottobre 2006)

Xela sembra sintetizzare senza soluzione di continuità, diverse scuole e diversi modi di perdersi nell’ambiente e si produce in un disco dove il suono e la sua filigrana sono un’avventura costante in cui immergersi fino ad affogare (AC).

2. Helios – Eingya (Type / Wide, 20 giugno 2006)

Nelle dieci composizioni di Eingya, il bostoniano rivoluziona la formula ambient+idm+folktronica con le ciabatte ai piedi, ma al contrario di quel che ci si può aspettare, la musica di Helios non è più varia rispetto all’esordio, magari a caratterizzarla concorre ora un tocco scandinavo, eppure il set cinematografico è lo stesso, intatto. (EB)

3. Deaf Center – Pale Ravine (Type, 28 novembre 2005)

Vi ricordate i pianoforti magniloquenti e riverberati, le atmosfere gotiche e classicheggianti, dei Black Tape For A Blue Girl? E le lande trasognate della produzione di Windy And Carl per la Kranky? Infine Max Richter e le sue Blue Notebooks e Sylvian Chauveau con i suoi libri neri? (EB)

4. Julien Neto – Ler Fumeur de Ciel (Type / Wide, 2005)

Un’atmosfera noir, romantica e melanconica, aleatoria proprio come il fumo dei camini parigini sotto il cielo stellato di Van Gogh, questo è Ler Fumeur de Ciel, il primo album di Julien Neto per la Type nonché il primo a suo nome. (EB)

5. Midaircondo – Shopping For Images (Type / Wide, 7 novembre 2005)

Vento freddo dalla Svezia. A portarlo sulla penisola italica sono le Midaircondo, tre giovani fanciulle di Gothenburg: Lisa Nordström, Lisen Rylander e Malin Dahlstrom. Spazi infiniti di desolato romanticismo, castelli di sabbia di ineluttabile malinconia, profondi respiri di struggente inquietudine si sposano alle eteree latitudini musicali che le ragazze vanno ad esplorare. (VC)

6. Khonnor- Handwriting (Type, 2004)

Connor Kirby-long, in arte Khonnor, si presenta al mondo esterno con un disco spiazzante, innovativo, accattivante ed emozionante come pochi altri. La sua storia è uguale a mille altre lette nelle riviste, nei libri, viste nei film, o più semplicemente vissute, indirettamente o in prima persona. C’è un ragazzo. In una stanza. La sua stanza. (MC)

7. Mountaineer – When The Air Is Bright They Shine (Type / Wide, settembre 2006)

Soul bianco e country vellutato. Ghiaccio a traboccare e un pizzico di deserto, brezze twang, un’oliva funk. Una miscela che profuma d’esotico, sole mare per un piccolo pubblico assonnato a riva. When The Air Is Bright They Shine, lo dice già il titolo, è pop elegantemente classico, un po’ Lambchop in bossa un po’ Chris Rea e Chris Isaak. (EB)

8. Sickoakes – Seawards (Type /Wide, 20 marzo 2006)

Si sono formati come quartetto nel 1999 e ora in sestetto confezionano Seawards, un debutto tutto strumentale che scavalca le languide reminescenze del post-rock per una chamber music nel meridiano fortunato dei Cul de Sac più psichedelici. (EB)

9. Goldmund – Corduroy Road (Type / Wide, 2005)

Kenniff esplora il mondo del pianoforte sotto l’astro ambient di Satie e il risultato sono dodici scrigni di ricordi e emozioni sottopelle, una collezione di stanze della mente in noti giochi sinestesici per un altrettanto limpido output garbato e intelligente, semplice come lo è l’umano in fondo, ma capace di smuovere la complessità dei sentimenti. (EB)

10. Mokira – Album (Type / Wide, 2004)

Il lavoro è un tassello importante del Type sound, unisce elementi cardini di quel che saranno trend ricercati con tenacia come semplicità, bellezza, sensazione, corpi che tradotti in suoni rimandano a spazi aperti, a cieli stellati, a pitture astratte dal tratto materico, a un mondo di cemento e natura pacificato. (EB)

1 dicembre 2006
1 dicembre 2006
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