Paesani lontani da casa

È passato ormai qualche giorno dall’uscita di {Awayland}, secondo capitolo Villagers, in cui molti (compresa la redazione di SA) hanno riposto non poche aspettative. E già l’aria che tira non è delle migliori. Mentre il fortunato esordio del 2010, Becoming a Jackal, aveva messo d’accordo praticamente tutti (e persino Neil Hannon dei Divine Comedy che lo aveva annoverato tra i maggiori nuovi talenti d’Irlanda) per il nuovo lavoro non sono stati in pochi a esprimersi anche piuttosto negativamente. La nostra Teresa Greco ne è stata invece moderatamente soddisfatta definendolo comunque “meno intenso ed espressivo del precedente e con meno impatto all’ascolto“. In pratica, il classico album di transizione di un autore intimo che, come leggeremo nell’intervista, sembra più interessato ad esplorare nuovi territori musicali, magari venendo meno alla figura di songwriter. Lo raggiungiamo via mail facendogli alcune domande sulle sue nuove ossessioni musicali, i progetti paralleli in cui è coinvolto e l’effetto che fa andare in tour con band di amici importanti.

Come è cambiata la tua esperienza personale e di artista nei due anni che hanno separato questo album ed il vostro debutto, Becoming a Jackal?

Ho speso molto del mio tempo in tour, penso che quello sia stato il cambiamento principale nella mia esperienza e penso anche in quella della band in generale.

Quali sono state le influenze maggiori per te, nello scrivere {Awayland}? Qualche artista in particolare che ti senti di citare?

Sono stato influenzato da una miriade di artisti differenti. Penso che questa volta, rispetto al passato, stessi ascoltando molta più musica elletronica. Ascoltavo Nosaj Thing, Caribou, Stereolab, Monolake, Oval, Everything But the Girl, Drexciya, Plastikman… oltre che vecchia roba Krautrock tipo Can, Cluster, Kraftwerk, Faust… ma anche roba funky quali The Meters, Allen Toussaint, Curtis Mayfield, Marvin Gaye… la lista potrebbe allungarsi all’infinito… Cole Porter è stato una grande influenza (storico songwriter teatrale a Broadway negli anni venti e trenta, ndr), così come John Williams (l’uomo dietro le colonne sonore di una miriade di colossal di Hollywood, da Star Wars a Harry Potter, passando per Indiana Jones ed E.T., ndr).

Awayland sembra idealmente continuare il discorso iniziato due anni fa con Becoming a Jackal, senza cercare percorsi paralleli. Sei d’accordo con questa affermazione?

Non so dirti bene in quale direzione nessuno dei due dischi vada realmente. Un mio caro amico chiamato Rhob, recentamente mi ha illustrato la natura degli infiniti, e di come alcuni infiniti sono più grandi e larghi di altri, penso che questo sia un po’ la stessa cosa.

Quale è stato il tuo obiettivo principale durante la scrittura dell’album? E cosa ti aspetti che ottenga?

Il mio obiettivo principale durante la scrittura di questo album è stato quello di cercare di espandere più che potessi la mia immaginazione, di aprire la mia mente nella maniera più completa. Volevo testare quali fossero i miei limiti e coinvolgere il resto dei ragazzi in questo processo. Insomma, volevo creare un vero e proprio ‘band album’.

In un’altra intervista, parlando di Awayland, hai detto di ‘cantare quello che non riesci a dire, ma che la tua canzone preferita è quella senza alcuna parola (la titletrack, ndr)’ e anche ammesso che i testi rappresentano ora un aspetto secondario nella musica dei Villagers. Non è un’affermazione che va in contrasto con l’immagine classica di songwriter, a cui tu in qualche modo guardi?

Le liriche nel disco sono state trattate come secondarie nel processo di registrazione e produzione del disco, ma in fin dei conti penso siano in prima linea nell’insieme del prodotto finito. Non ero interessato a pensarci troppo su. Volevo che le liriche divenissero un sottoprodotto dei groove che guidano le canzoni.

I temi ricorrenti nel disco sembrano essere quelli della vita, della morte e la natura che ti circonda. Qualche filo conduttore che riporta a te?

Vivo la mia vita ed alla fine di questa, morirò. Nel frattempo, gradisco molto ammirare la natura.

Ritieni che il sound dei Villagers sia definibile più rock che in precedenza?

Non credo che lo descriverei in questa maniera. Penso che forse abbia più colori e struttura di prima, e che sia quindi più articolato in un livello molto più sensuale e basilare. Penso sia la più assortita e dinamica collezione di canzoni in cui io sia mai stato coinvolto.

Puoi parlarci un po’ più in dettaglio del progetto A Harbour Of Songs? Cosa rappresenta per te?

Harbour Of Songs è un album che è stato curato da Adrian McNally della band The Unthanks. É collegato ad un progetto nel quale la gente donava pezzi di legno che eventualmente sarebbero stati usati per costruire una grossa imbarcazione che avrebbe navigato intorno alle isole Britanniche. Ogni pezzo di legno rappresentava qualcosa di sentimentale per la persona che lo donava, e al momento appunto in cui lo faceva, indicava per iscritto cosa quel pezzo di legno significava per loro, la loro storia. Adrian aveva il compito di chiedere a vari songwriter di leggere questi scritti, sceglierne uno e poi scrivere una canzone basato proprio su quello scritto. Quella che ho scritto io era basata sulla storia di una donna che era finita per donare la gamba del suo vecchio scrittoio. Aveva tenuto quel pezzo di legno come rappresentazione simbolica del suo rinnovato senso dello humour e della sua abilità di affrontare la vita in tutte le sue manifestazioni. Il mio pezzo si chiama Delayed Reaction. Le sorelle Unthanks hanno poi cantato i backing vocals e Adrian ha suonato il Wurlitzer. É stato davvero un grande piacere sentirne il risultato finale.

Siete stati in tour con i Grizzly Bear? Qual è il tuo rapporto con loro e con la loro musica?

L’anno scorso abbiamo avuto la fortuna di andare in tour con i Grizzly Bear. É stata un’ esperienza veramente fantastica. Io sono un fan della loro musica sin dal loro debut Yellow House ed è stato un vero piacere vederli on stage ogni sera. É stata la nostra prima esperienza in tour con le nuove canzoni. Adesso sento che siamo più forti ed arricchiti come band grazie a quel tour.

29 gennaio 2013
29 gennaio 2013
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