Angel Olsen (US)

Biografia

Apologia dell’anacronismo

Angel Olsen, assieme a Cass McCombs, è uno dei talenti vivi ad emergere dalla provincia statutinese negli anni Dieci.  La sua è una storia che parte dal Missouri. Un’adolescenza divisa dalla passione tanto per il christian rock, quanto per il punk, ma ancorata a una certa tradizione musicale a stelle e strisce che sviscera il country e il folk degli anni ’50, gonfiandoli di intensità drammatica in stile Elvis. Il mondo della musicista di St. Louis è permeato di atmosfere vintage sulle quali scorrono frammenti di vita e tematiche personali incastonate nell’esperienza di una ragazza che diventa donna e affronta con coscienza e determinazione un presente caotico, dove il linguaggio è una forma di auto-affermazione e il suono un tentativo escapista di ribellione contro le convenzioni sociali. Il codice Olsen fa leva sulle antitesi: la melodia che lotta con la sporcizia garage, la rabbia filtrata attraverso la musica leggera del dopoguerra, la schietta esigenza comunicativa piegata al morbido fluire della ballata.

Ci troviamo nei primi anni Duemila, in un appartamento a Maplewood dove un gruppo di amici sta passando una serata; qualcuno suona una chitarra e una ragazzina timida ma risoluta comincia a cantare tirando fuori un gran carattere e, soprattutto, lasciando tutti in totale silenzio. Comincia così un passaparola del link di MySpace dove Angel ha caricato qualche brano scritto da lei, in versione demo. Il brusio attorno alle sue capacità diventa ben presto chiasso assordante, così nessuno rimane sorpreso quando Bonnie “Prince” Billy la sceglie come corista, esperienza che spinge la ragazza a concentrarsi ancora di più sul suo materiale, anche grazie a tutto quello che impara da questa opportunità. Halfway Home è l’esordio più importante, su Bathetic Records, in cui l’intimismo acustico folk e le incursioni di basso e pianoforte si sorreggono su atmosfere terse, a tratti accompagnate da una batteria minimale. Ma ciò che fa la differenza è senz’altro il fuoco che anima la voce della Nostra: versatile e dirompente, anacronistica quando rimbalza tra la Weimar degli anni Trenta e Quaranta, e il sapore country di Joanna Newsom. Ma Halfway Home è anche una terapia attraverso cui la Olsen ripercorre la propria psiche, il proprio passato, e la tastiera regalatale dai genitori diventato il primo strumento su cui far scorrere le canzoni, e quindi le esperienze di vita.

La dote principale di Angel Olsen è la capacità di scrivere belle canzoni assecondando un percorso di crescita continuo, senza tradire le proprie radici e con la voglia di aggiungere sempre un tassello nuovo ad un puzzle che non è mera rivisitazione, ma musica intensa, personale e, soprattutto, sincera.

La stampa e gli ascoltatori apprezzano e, soprattutto, notano un potenziale che non tarda a esplodere nel successivo Burn Your Fire For No Witness, dove il supporto di una band in studio accentua le contaminazioni garage, psych e indie-lo-fi del disco. Un naturale processo, quello della Olsen, che abbraccia Roy Orbison e Leonard Cohen in un ventaglio di rock & roll sporco, a tratti punk, dove l’intimismo rimane intatto e fa da piacevole contraltare alla forza dirompente di brani che danno l’impressione di poter esplodere da un momento all’altro. Un piacevole anacronismo che questa volta inocula elettricità nell’impianto folk degli esordi: non più ballate, ma canzoni pop dove la presenza di una band fa sentire la differenza. La novità rispetto agli esordi, come notato in sede di recensione da Massimo Rancati, è il «sarcasmo che in Half Way Home si intravedeva soltanto e qua, invece, catapulta Hi-Five tra i brani imprescindibili della prima metà del 2014. Lo stesso sarcasmo, poi, esalta la scrittura in generale, rendendola più eclettica, varia, pregna e catartica che in passato. Di più: non ci è dato di rilevare alcun calo di mordente lungo la tracklist, ma soltanto di avvertire il futuro ascoltatore della probabile identificazione che lo investirà, specie con riguardo all’ “I feel so much at once that I could scream” contenuto in Stars».

Col passare del tempo il processo di scrittura diventa per Olsen una vera e propria terapia: spesso si fa riferimento ai sogni, ai sognatori che il più delle volte sono solitari e, paradossalmente, alla ricerca di una definizione precisa per la loro identità. Quest’ultimo è un tema che la songwriter statunitense comincia a far emergere durante le soste di quello che in fin dei conti è un lungo ed estenuante tour promozionale, dove l’attenzione alta della stampa garantisce presenze importanti nei festival e in televisione. L’ondata di ispirazione e la libertà di seguire un naturale processo di evoluzione stilistica portano la Olsen a My Woman (secondo disco per Jagjaguwar), in cui l’equilibrio tra pop, rabbia punk in stile Patti Smith e le atmosfere folk del passato raggiunge livelli qualitativi di rilievo. Il tema portante diventa qui l’essere donna al giorno d’oggi, e tutte le sensazioni e i piccoli, grandi gesti quotidiani vengono filtrati da una visione femminile della realtà prettamente personale, che sfugge da etichettature femministe e/o qualunquiste. Siamo di fronte al ritratto più nitido dell’artista americana, nel quale convivono speranze, dolore, accettazione e un vigore celato all’interno di parole che non sono mai fuori posto: «Know your own heart well, It’s the one that’s worth most of your time».

L’artista statunitense si dimostra qui «capace di passare da un genere all’altro con una disinvoltura non ordinaria e riuscendo ad immergersi emotivamente e stilisticamente in maniera impeccabile in ogni sfaccettatura sonora di questo disco, ad oggi già una vetta assoluta della sua breve ma significativa discografia. My Woman è un lavoro immediato e camaleontico, perché sincero nel suo parlare di quello che comporta essere donna oggi; la Olsen indaga testualmente e musicalmente questo mondo con una lucidità chirurgica che traduce in un caleidoscopio di interpretazioni vocali e sonore davvero pregevoli». La dote principale di Angel Olsen è la capacità di scrivere belle canzoni assecondando un percorso di crescita continuo, senza tradire le proprie radici e con la voglia di aggiungere sempre un tassello nuovo ad un puzzle che non è mera rivisitazione, ma musica intensa, personale e, soprattutto, sincera.

Leggi tutto

Altre notizie suggerite