Blonde Redhead (US)

Biografia

Nel 1993 i gemelli Amedeo e Simone Pace e i due giapponesi Kazu Makino e Maki Takahashi si incontrano per caso in un ristorante di New York. Dall’incontro nasce immediatamente un’intesa umana e artistica che li porta a suonare insieme sotto la sigla Blonde Redhead, nome che omaggia la band no wave DNA di Arto Lindsay, Ikue Mori e Robin Lee Crutchfield, che tutti e quattro ammirano.

Il sound degli inizi è debitore tanto verso la scena noise-rock della Grande Mela (tanto che il gruppo viene spesso accostato ai Sonic Youth) quanto verso una dimensione arty (Makino e Takahashi sono studendi d’arte, mentre i gemelli Pace studiano musica). Negli arrangiamenti che si coagulano nell’esordio omonimo della band, uscito per Smells Like Teen Spirit nel 1994, si ritrovano tutti gli elementi del rock più spigoloso di quegli anni, una forte accentazione ritmica figlia della no wave e una originalità negli arrangiamenti (si è parlato anche di soundscape) che ha fortemente caratterizzato l’esperienza Blonde Redhead rispetto ad altri sperimentatori alla chitarra dell’epoca. Appena uscito il disco, il bassista Takahashi lascia la band, spingendola indirettamente verso la formazione a tre (Amedeo alle chitarre e al canto, Simone prevalentemente alla batteria, Kazu al canto e alle tastiere) che rimarrà stabile per i successivi vent’anni.

La mia vita violenta (Smells Like Teen Spirit, 1995) e i tre successivi dischi per Touch and Go (Fake Can Be Just As Good del 1997, In an Expression of the Inexpressible del 1998 e Melody of Certain Damaged Lemons del 2000) costituiscono una crescita della band e del suo sound indie rock. Gli elementi di fondo rimangono sempre gli stessi: rincorse di chitarre, atmosfere che si tingono progressivamente di dark e ambient, spigoli che ricordano anche il math rock, un’atteggiamento arty (sempre sconfessato nelle interviste) e una poetica sempre più personale.

Molto cambia con il successivo Misery Is a Butterfly, uscito nel 2004 dopo l’accasamento presso 4AD. Il disco si spoglia in parte del sound più rock della band, per lasciare spazio a un’accentuazione ancor più darkeggiante. Le traiettorie intraprese si pongono sulla stessa lunghezza d’onda di This Mortal Coil e Dead Can Dance, Cocteau Twins e Lisa Germano. Le trame dei brani sono quindi più pop-rock che mai, semplici e al tempo stesso complicate per via degli arrangiamenti originali, marchio di fabbrica della band.

Il processo di de-rumorizzazione verso un “dream-pop elegante ed etereo, giocato più sull’atmosfera ovattata che sugli scarti e le improvvise aperture“, sottolineato in sede di recensione, non è un caso, e prosegue con il successivi 23 (2007) e Penny Sparkle (2010), dischi in cui, a detta degli stessi musicisti – intervistati su queste pagine da Marco Boscolo nel 2010 – è molto più presente il contributo di Kazu: atmosfere che si fanno sempre più morbide e in chiaroscuro. Una “svolta” che non è avvertita dalla band, ma che sicuramente ha parzialmente spostato il baricentro dei fan: gli innamorati del lato più noisy delle origini rimangono delusi, ma la maggior fruibilità dei pezzi del periodo 4AD raccoglie per strada un numero forse maggiore di affezionati.

Barragán, nuovo album prodotto e mixato da Drew Brown (Beck, Radiohead, The Books) e registrato al Key Club Recording di Benton Harbor, Michigan, e al The Magic Shop a NYC, esce il 2 settembre 2014 per Kobalt Music. Il disco, come abbiamo sottolineato in sede di recensione – e in continuità con Penny Sparkle – evoca le stesse atmosfere arty. Rispetto al recente passato, è significativo il maggior interesse del trio per i field recording e l’ambient, senza dimenticare un tocco bucolico à la Canterbury. Da quel Misery Is A Butterfly che ha segnato uno spartiacque, Barragán, è il quarto disco di un corso che definire nuovo è oramai poco sensato.

 

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