Chvrches (UK)

Biografia

Una commistione raffinata e gelida di indie, electro e synthpop è alla base della fortunata formula pop dei Chvrches, band che a partire dall’album d’esordio The Bones Of What You Believe (2013), in grado di accendere i riflettori sul trio scozzese, e con il seguito Every Open Eye (2015), che ne ha confermato le qualità melodiche, si è imposta sulla scena indie internazionale ottenendo anche una significativa esposizione mediatica e televisiva. Se da un lato hanno attinto stilisticamente dal bacino futurepop e velatamente dream parecchio familiare al duo canadese Purity Ring, venuto a galla nel 2012, dall’altro i Chvrches – il cui nome è scritto con la “v” per differenziarlo da quello degli edifici di culto nelle ricerche online – sono riusciti a conciliarsi anche con il versante mainstream indipendente dal quale erano emersi, tra l’inizio e la fine dei primi anni Duemila, gruppi come M83 e The Naked And Famous. Il terzetto, per non farsi mancare nulla, ha guadagnato consensi grazie anche alla propria immagine, con la magnetica e genuina figura di Lauren Mayberry a rappresentare un’antitesi rispetto alle tendenze dell’iconografia musicale pop al femminile.

Iain Cook è un membro degli Aerogram fino al 2007 e successivamente entra a far parte della rock band The Unwinding Hours, mentre continua a comporre e scrivere anche per la televisione; Martin Doherty è invece un turnista dei Twilight Sad, la band post-punk attualmente sotto Fat Cat Records. I due musicisti si conoscono tra i banchi dell’università e avviano un progetto musicale tutto loro. Nel frattempo Lauren Mayberry, dopo una laurea in legge, completa gli studi con un master in giornalismo e si dedica all’attualità, ignara del fatidico incontro che avrà con Iain e Martin. Ancora estranea al business della musica, Lauren coltiva la passione per il pianoforte fin da bambina e quella per la batteria da quando è adolescente: non a caso si unisce alla band locale Boyfriend/Girlfriend, per poi divenire cantante, tastierista e batterista dei Blue Sky Archives. A settembre 2011 Cook è incaricato proprio della produzione di un EP firmato da quest’ultimo gruppo e, rimasto colpito dalle doti di Lauren, le propone di collaborare con lui e l’amico Doherty.

Le sessioni di scrittura all’interno delle quattro mura di uno studio di registrazione a Glasgow si rivelano promettenti e così i tre scelgono come nome per la nuova band Chvrches, pensando che suoni interessante e originale. Lauren sarà innanzitutto la voce, sebbene capace di mettere mano pure ai sintetizzatori, mentre gli altri due componenti si occuperanno della parte prettamente strumentale, con qualche sprazzo di coro. Il sound dei Chvrches si caratterizza man mano per un forte ritorno agli anni Ottanta condito da frizzanti guizzi sintetici immersi in profonde atmosfere oniriche, dove le texture dance fanno da tappeto a testi per nulla superficiali. Si tratta di un gruppo che fa sostanzialmente electro-pop, ma con il carisma di una rock band. Nel maggio 2012 il brano Lies viene lanciato dal blog dell’etichetta di New York, Neon Gold, sotto forma di free download e il 5 luglio dello stesso anno si tiene il concerto di debutto dei Chvrches presso l’Artschool Glasgow in Scozia. Il clamore per il nuovo fenomeno internettiano – i componenti medesimi del gruppo ammettono che senza il potente mezzo della rete la loro musica chissà per quanto tempo sarebbe rimasta celata – sale alle stelle il 5 novembre 2012, quando il primissimo singolo The Mother We Share, destinato a divenire uno dei pezzi forti dei Chvrches, fa capolino nelle classifiche del Regno Unito, arrivando al numero 28 delle migliori tracce del 2012 per la rivista anglosassone NME e portando la band a posizionarsi al quinto posto nel premio BBC Sound del 2013.

Il talento pop dal sapore ancora di nicchia dei Chvrches strega il produttore americano Daniel Glass, il quale, dopo aver assistito a varie performance del gruppo nel Regno Unito, gli propone a inizio 2013 un contratto con la sua etichetta Glassnote Records (Daughter, Mumford & Sons, Phoenix), che viene prontamente firmato. Il 25 marzo esce quindi Recover EP, la cui title-track, affermiamo in sede di recensione«è una gemma d’electro-pop istantaneo ma ambizioso à la The Knife circa-Silent Shout, con beat clippati, intermezzo blown-out che ammicca alla post-witch (ormai acquisita) alla maniera dei Purity Ring, sintetizzatori che seguono “a rimbalzo” il cut-up della strofa e stendono, infine, due tappeti differenti per un doppio chorus che reclama airplay inrepeat». Già da questa primordiale pubblicazione si percepiscono il carisma e lo stato di perenne mutamento dell’unica donna facente parte dei Chvrches, «una Lauren Mayberry sempre più lontana dalle timidezze indie-pop dei suoi Blue Sky Archives e a suo agio nel ruolo di frontwoman e icona; sempre più riconoscibile e non più soltanto un timbro a mezza via tra Robyn e Megan James».

A luglio 2013 esce un’altra hit preannunciata, Gun, e Dave Gahan e soci chiamano i tre scozzesi ad aprire i concerti dei Depeche Mode (beniamini indiscussi dei Chvrches) per il Delta Machine tour. Tra apparizioni televisive e date che continuano a susseguirsi, l’album d’esordio The Bones Of What You Believe, che racchiude un ingente lavoro scritto, registrato e prodotto dalla band nell’arco di quasi due anni, nonché i singoli The Mother We Share e Gun, viene rilasciato il 20 settembre 2013 tramite Virgin. Il disco riceve critiche positive dalle maggiori riviste internazionali di musica, rientrando nei 50 migliori album del 2013 secondo Pitchfork. Ben sei brani, tra cui Lies e We Sink, dei dodici contenuti nell’LP divengono colonne sonore per videogiochi e/o serie televisive, diffondendo il diktat synthpop energico e orecchiabile dei Chvrches a un’audience sempre più vasta.

«I tre scozzesi, poi, oltre a ribadire la bontà del loro elettropop – che, in definitiva, fa la cresta a quello dei Purity Ring, sostituendo l’iper-melodicità a tutto ciò che nei canadesi rimandava al goth –, dimostrano – lo avevano già fatto nel Recover EP – di essere i migliori sulla piazza nel coniugare Chromatics ed M83 senza risultare surrogati né degli uni, né dell’altro (Tether), di saper rivitalizzare i traballanti Passion Pit (By The Throat) e che l’arduo compito di aprire i concerti dei Depeche Mode è stato loro affidato per una ragione ben precisa (Science/Visions)», scriviamo nella nostra recensione dell’album.

Toccare un numero sempre maggiore di followers ed essere esposti mediaticamente, tuttavia, non si rivela un’esperienza del tutto positiva: Lauren inizia ad essere vittima di episodi online di sessismo e a ricevere minacce di stupro e violenze, alle quali risponde a testa alta con un articolo pubblicato su The Guardian«Non sono una martire, né sto cercando di cambiare il mondo in un modo rivoluzionario. Faccio solo parte di una band, non sono una delle magnifiche persone che stanno in un’organizzazione che si batte per i cambiamenti. Il mio coinvolgimento in questa discussione non è motivata da un’urgenza di autocommiserazione o moralismo», scrive. «La mia speranza è che, se verrà mai fuori qualcosa di buono da questo, comincerà un dialogo o continuerà la conversazione che si sta già verificando, incoraggiando altri a rifiutare l’accettazione dello status quo, e che la nostra band possa fare ancora ciò che sta facendo a suo modo e secondo le nostre condizioni».

Il coraggio dimostrato con tale azione forse aiuta i tre a riprendere in mano carta e penna e a produrre nuovo materiale presso gli Alucard Studios di Glasgow, una volta un semplice appartamento, ora adibito ufficialmente a vero e proprio recording studio per la band. Le sessioni di registrazione partono all’alba del 2015 e terminano a giugno. Soltanto un mese dopo vengono svelati i dettagli dell’uscita: l’artwork, il titolo Every Open Eye, la tracklist (stavolta saranno 11 le tracce) e il giorno della release, il 25 settembre 2015, per Virgin/Glassnote con distribuzione Universal. Ad anticipare il disco, il singolo Leave A Trace, che viene raggiunto poi su YouTube ad agosto dal singolo numero due Never Ending Circles e a settembre dal numero tre Clearest Blue.

Scriviamo a proposito di Every Open Eye: «Le tracce incitano all’attività motoria, ma, a differenza di tanti successi che hanno reso l’estate un incubo, pongono grande attenzione nel processo di scrittura dei testi e negli arrangiamenti, questi ultimi basati su strutture solide e non sempre prevedibili, a volte addirittura anthemiche, come in Down Side Of Me o Make Them Gold. La produzione è minuziosa e curatissima, con i suoni giusti negli attimi consoni, i climax che creano tensioni sfocianti in ampi respiri, trame melodiche e armoniche che fanno dolcemente rabbrividire, come farebbe l’aria fredda di un’alba invernale». Anche i testi confermano una maturazione per i Chvrches, «Si parla di relazioni amorose che finiscono dopo battaglie fra partner testardi (Leave A Trace), di venirsi incontro (“Please say you’ll meet me half-way“, canta Lauren in Clearest Blue), di rialzarsi dopo una caduta (“Bury it and rise above“, recita il riff di Bury It, pezzo molto vicino ai Depeche Mode) e di essere sé stessi, disciplina in cui i Chvrches sembrano finalmente eccellere».

Per il trio scozzese Every Open Eye è l’ennesimo successo, con tanto di scalata nelle classifiche mondiali e debutto in cima a ben due chart di Billboard, la prima dei migliori album rock e la seconda dei migliori dischi alternativi.

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