Eels (US)

Biografia

Gli Eels sono il moniker “da band” di Mark Oliver Everett, polistrumentista nato in Virginia nel 1963. Il padre è Hugh Everett III, noto per essere uno fra i fisici che hanno contribuito a formulare l’interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica. Proprio la morte del padre, nel 1983, rappresenta il primo dei numerosi incontri con la morte del giovane, e sarà anche materia per la lunga discografia della sua band. E’ il piccolo Mark a trovare il cadavere del padre dopo l’infarto e, a questo shock, si aggiunge la malattia della sorella, affetta da gravi disturbi psichici e tossicodipendente. Nonostante tutto ciò, il legame con la giovane Elizabeth è molto forte e il suo improvviso suicidio nel 1996 coincide singolarmente con il primo anno della carriera discografica degli Eels

Nei primi anni Novanta, dopo aver frequentato l’Università della Virginia, Mark si trova a Los Angeles dove, arrotondando grazie ad un lavoro presso un autolavaggio, si inserisce nell’ambiente musicale facendo dapprima il tecnico del suono e in alcuni casi l’assistente al backstage. E’ in questi anni che il Nostro si rinchiude nella cantina della sua piccola casa, con un registratore a quattro tracce, per incidere quelli che saranno i primi album solisti, A Man Called E e Broken Toy Shop. Le cassette, registrate sotto lo pseudonimo di Mr. E, gli permettono di firmare un contratto per la Polydor e di ricevere i primi consensi nel circuito alternativo della West Coast. 

E’ solo nel 1995 che Mark conosce il bassista Tommy Walters ed il batterista Butch. Con loro Mr. E si trasforma in Eels, un progetto da band, anche se è sempre Mark a tenere ben salde le redini. L’anno successivo è l’anno di Beautiful Freak, l’Lp d’esordio. La band lo definisce: “una celebrazione dell’essere freak“. Ed in effetti è l’album che dà voce ai perdenti, ai disadattati, con la sua retorica del loser, che fa tanto pensare a Beck. L’album è una delle prime uscite musicali della DreamWorks Records di Steven Spielberg (da lì a poco si aggiungerà anche Elliot Smith) e, non a caso, molte canzoni entrano a far parte di colonne sonore di successo, come My Beloved Monster in ShrekNot Ready Yet e Guest List nella serie Homicide, Your Lucky Day in Hell in Scream 2 e Beautiful Freak in My Mad Fat Diary. L’album fa acquisire alla band un discreto successo anche in Europa, dove viene premiata come Best International Breakthrough Act ai Brit Awards. 

Il 1996, però, come detto, è l’anno del suicidio della sorella, fatto che sconvolge Mark, dandogli quella verve creativa e ironica che caratterizza tutta l’opera degli Eels. Nel 1998 viene diagnosticato un cancro alla madre e, nel giro di pochi mesi, il cantautore della Virginia perde anche lei. Sono tutti motivi che entreranno in maniera singolare in quello che da molta critica è definito il masterpiece della band: Electro-Shock Blues (1998). L’album affronta, con piglio ironico e profondo, temi come il suicidio, la morte, il cancro, la carriera ingombrante del padre. Sono presenti alcuni ospiti, come Jon BrionLisa GermanoDust Brothers e T-Bone Burnett. Il secondo singolo, Cancer For The Cure, dovrà parte del suo successo al film premio Oscar American Beauty, che lo cita in una famosa scena. Il tour europeo del disco è interrotto dalla morte della madre di Mr. E e il trio deve sopperire anche alla defezione di Tommy Walter con l’ingresso di Adam Siegel al basso. I concerti riprenderanno in Europa fra il 1998 e il 1999, di spalla ai Pulp.

Il 2000 è l’anno di Daisies Of The Galaxy, un album più luminoso dei precedenti. Non a caso E lo definisce così: “se Electro-Shock Blues è la telefonata nel mezzo della notte alla quale il mondo non vuole rispondere, Daisies Of The Galaxy è la telefonata che ti sveglia in una stanza d’albergo e ti dice che la colazione è pronta“. Registrato quasi interamente nella cantina di E, l’album vede la partecipazione di Mark Simpson dei Dust Brothers, Grant-Lee Philips dei Grant-Lee Buffalo e Peter Buck dei R.E.M. (con il quale inizierà una proficua collaborazione). In alcuni brani, E suona lo stesso piano che Neil Young usò per il suo After The Gold Rush. E deve sopportare una piccola crisi con la casa discografica che spinge per l’inserimento della canzone Mr. E’s Beautiful Blues nella tracklist: inizialmente in disaccordo, E acconsente di inserire il brano come bonus-track. It’s A Motherfucker, inoltre, crea un piccolo caso durante la campagna elettorale per la reggenza della Casa Bianca, quando, ad una convention in cui i democratici regalarono copie dell’album agli elettori, i repubblicani li accusano di diffondere materiale diseducativo e volgare. E è costretto a fare uscire una versione censurata dal titolo It’s A Monstertrucker. Gli Eels – sempre con Butch in formazione – promuovono il disco in Europa, America e, per la prima volta, Australia. La band, composta da sei componenti, conta anche la partecipazione di Lisa Germano.

Il 2001 è l’anno dell’attentato alle Torri Gemelle nel quale, tra l’altro, muore una cugina di E in volo su uno dei due Boing che si sono schiantati. Ma E ha del nuovo materiale che confluirà in Souljacker, un disco molto rock che porta in copertina E travestito da terrorista. L’America non ha ancora superato il trauma dell’attentato e il nuovo lavoro esce prima in Europa nel 2001 e l’anno successivo negli States. Souljacker è quasi interamente scritto insieme a John Parish (chitarra, fra gli altri, di Pj Harvey). Il video del singolo Souljacker Part. 1 è diretto da Wim Wenders, mentre la formazione live conta Kool G Murder (che E, durante gli show, presenta come “l’altro tizio”) e Joe Gore (che sostituisce Parrish, costretto ad abbandonare). 

Dal 2002 al 2005 gli Eels sono in un periodo di transizione, che li vede impegnati in un lungo tour (The Tour Of Duty) con Goldenboy alla chitarra e Puddin che sostituisce Butch alla batteria. L’impegno con gli show non allontana più di tanto Mr. E dal mercato discografico, dal momento che nel 2003 ritorna in cantina e registra dieci pezzi in presa diretta. Il disco si chiamerà Shootenananny ed è – nelle parole di E – il frutto di qualche pausa durante le registrazioni di Blinking Lights And Other Revelations che uscirà nel 2005.  

Mr. E aveva ancora frecce in faretra, trentatré delle quali scoccate per confezionare questa doppia, stupefacente ultima fatica. Che si barcamena divertendo, incantando, narrando una storia che poi è (forse, anzi sicuramente) vita e dolori dello stesso Mark”.  Così il nostro Stefano Solventi sul disco che risollevò gli animi dei fan degli Eels dopo due prove – a parer della critica – un po’ fiacche. Si tratta di Blinking Lights And Other Revelations, che esce ufficialmente il 26 aprile 2005, sotto una nuova etichetta, la Vagrant Records. Il disco contiene ben 33 brani e vede ospiti d’eccezione: Tom WaitsPeter BuckJohn Sebastian e Butch. Si tratta di un album che riscopre, a mo’ di memorie, tutta la carriera e la vita privata del musicista, contribuendo a creare, con il “tocco struggente, il ghigno surreale, l’inquietudine marionettistica come un Tim Burton in chiave rock, la capacità d’irradiare sensazioni dalla tenerezza quasi insostenibile“. Il tour che segue il disco vede E e una singolare formazione di archi, tanto intrigante per E e per i fans, da dar vita a un live album dal titolo Eels With Strings (2005).

Arrivato ai dieci anni di attività, E ha bisogno di tirare un po’ le somme. Sono di questi anni, infatti, la personale autobiografia Things That Granchildren Should Know (2006), il documentario Parallel Worlds, Parallel Lives (2007), che racconta la storia della famiglia Everett e, soprattutto, Meet The Eels Vol. 1 (il primo dei due – “il prossimo fra dieci anni” promette E – “best of” degli Eels) e Useless Trinkets (2008). Il secondo è una raccolta di 50 fra inediti, cover, b-side e rarità, fra cui spiccano cover di PrinceElvis e Daniel Johnston. Il tour che segue queste uscite è molto intimo e vede E accompagnato da The Chet sul palco, con un live che è intervallato da alcune letture dell’autobiografia del 2006. Ne uscirà un live album, registrato a Londra dal titolo London Astoria: Live And In Person!

Nel 2008 E regala ben nove brani per la colonna sonora di Yes Man, il noto film com Jim Carrey. Man Up è l’unico inedito. 

Il 2 giugno 2009 esce Hombre Loco, il primo di tre dischi che saranno abitualmente indicati come una trilogia. L’album, anticipato da Fresh Blood, è stato accolto su queste pagine come un album ruvido, “tanto ruvido da prediligere l’impatto alla scrittura […], frettoloso sì eppure capace d’infilare un paio di perle nella collana“. Per documentare la registrazione dell’album è stato registrato un documentario intitolato Tremendous Dynamite. Il 19 gennaio 2010 esce End Times, inciso su un vecchio registratore a quattro tracce e concepito attorno al tema della separazione amorosa. “Le ballate si susseguono come teneri gioiellini, – scriveva Stefano Solventi – aggrappati ora al piano ora ad un fraibile arpeggio di chitarra, carezzate ora dagli archi ora da un organo, ravvivate da un paio di guizzi aciduli […] ma anche capaci d’affondare il colpo“. Nell’agosto del 2010, infine, viene pubblicata la chiusura della trilogia di “amore, redenzione e perdita“, dal titolo Tomorrow Morning. “Siamo in effetti di fronte – si scriveva su SA ad un lavoro – il nono targato Eels – più vivace, oserei dire speranzoso, nel quale l’arte di Mark Oliver Everett si compie nel segno di una essenzialità autarchica ed incisiva“. Il disco segna il ritorno ai live, dai quali gli Eels mancavano dal 2008, e li porterà in giro fino al 2012. Il tour che segue Tomorrow Morning tocca infatti sia l’America che l’Europa, con una tappa anche all’Alcatraz di Milano.

All’alba del 2013, gli Eels hanno in serbo un altro disco di inediti che, per l’occasione, vengono registrati in uno studio a Los Feliz, Los Angeles, fatto costruire appositamente per questo scopo. Si tratta di Wonderful Glorious, il disco dal “groove più ruvido e intrigante della sua discografia“. La novità consiste nel fatto che la composizione non spetta più al solo Everett, ma coinvolge tutta la band. Il tutto è stato semplificato dalla inusuale e relativa stabilità della line up (The Chet, Knukles, Kool G Murder, P-Boo).

Il 21 aprile 2014 è uscito in tutto il mondo l’undicesimo disco degli Eels dal titolo The Cautionary Tales Of Mark Oliver Everett. Si tratta di un ritorno alle atmosfere intime dei primi album, ma anche e soprattutto della trilogia 2009-2010. La band lo descrive come “un documento straordinariamente intimo e vivido di una battaglia personale“. Se è vero che E è più sgombro dalla pesantezza della sua difficile esistenza (pur dovendo fare i conti con il sentimento della mancanza), è vero anche che la sua indole creativa ne risente non poco. Così sintetizza Solventi: “non può che farci piacere insomma che Mark Everett abbia finalmente metabolizzato i mostri di un’esistenza troppo tragica per essere vera (ma vera, purtroppo per lui). D’altro canto tuttavia la scorza della pacificazione smorza sul nascere la possibilità di quegli slanci lancinanti, di quelle ferite a cuore aperto che fecero la grandezza dei primi lavori“. E’ una lettura che si sposa anche con la filosofia di The Cautionary Tales, disco intimo, ma meno sofferto.  

Gli Eels sono tornati con una tournée mondiale, che toccherà l’Italia il 17 luglio prossimo al Teatro Romano di Fiesole, in provincia di Firenze, e il giorno successivo, all’Auditorium di Milano

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